di
Francesco Bertolino
Troppe richieste dagli investitori individuali, stop ai rimborsi sopra il 5%. I precedenti di Blackstone, BlackRock e Blue Owl
Si allunga la schiera dei fondi di private credit costretti a limitare i riscatti a causa delle troppe richieste di rimborso pervenute dagli investitori individuali. Dopo Blackstone, BlackRock e Blue Owl, ora è toccato ad Apollo e Ares Management fissare un tetto ai riscatti per evitare una corsa allo sportello che rischierebbe di costringerli a svendere i loro finanziamenti alle imprese.
Le richieste di Apollo e Ares
Fra gennaio e marzo uno dei fondi principali di private credit di Ares ha ricevuto richieste di rimborso per 1,2 miliardi di dollari su un fondo da 10,7 miliardi e ha deciso di esaudirne soltanto per 524 milioni, ossia per il 5% degli attivi totali del veicolo. Uguale tetto ha imposto ai riscatti Apollo, il cui fondo di private credit Bdc ha restituito agli investitori circa 720 milioni su una domanda totale di 1,6 miliardi.
Il boom dei riscatti
Secondo le stime del Financial Times, nel primo trimestre del 2026 gli investitori hanno cercato di ritirare circa 13 miliardi di dollari dai fondi di private credit, ma ne hanno ricevuti per circa 8,5 miliardi a causa dei limiti al 5% ai riscatti. A motivare le richieste sono i timori per la tenuta di un settore che è cresciuto enormemente negli ultimi anni, coprendo gli spazi di finanziamento lasciati liberi dalle banche dopo la grande crisi finanziaria del 2008.
Le preoccupazioni
Il private credit è arrivato così a gestire circa 2000 miliardi di dollari, ma negli ultimi tempi alcuni crac rilevanti, il panico da intelligenza artificiale e ora la guerra in Iran hanno scosso la fiducia degli investitori nell’industria. Da qui la pioggia di richieste di riscatto, arrivate in larghissima parte da investitori individuali, un bacino da cui il private credit ha attinto a piene mani negli ultimi anni ma che, rispetto agli istituzionali, presenta una maggior avversione al rischio e, soprattutto, maggiori esigenze di liquidità.
I timori di una crisi
Il boom dei riscatti sta mettendo sotto pressione anche le azioni dei gestori di fondi di private credit. Da inizio anno, Blackstone ha perso il 30% a Wall Street, Apollo il 25%, BlackRock il 10%, Kkr il 30% e Blue Owl addirittura il 41%. Il timore è che la somma di fallimenti fraudolenti, panico da Ai e guerre possa innescare una spirale di riscatti tale da mettere in difficoltà il private credit, un settore che non è mai stato messo alla prova da una crisi finanziaria. Che non brilla per trasparenza quanto ai legami con gli altri settori della finanza. E che, a differenza delle banche, non gode del paracadute della Federal Reserve, della Bce e delle altre banche centrali. Non è cioè «too big to fail», troppo grande per fallire.
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24 marzo 2026
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