L’erba non rasata di fresco come quella del fairway di un golf club, ma tutto sommato abbastanza regolare. In mano ha un wedge, uno dei bastoni più corti che ci sono nella sacca di un golfista. Lo impugna con la sicurezza di chi conosce i ferri del mestiere. Lo swing è corto e ritmato. La faccia del bastone impatta sulla pallina che si alza per atterrare qualche metro più in là. Diego Iachemet, 77 anni, una vita trascorsa a vendere case, ha trasformato Campo Marzo in un campo da golf.

Campo Marzo, un campo da golf

«Abito lì, in viale Verdi – dice indicando uno dei palazzi che si affacciano sul manto erboso -. A dire il vero, un po’ la mia è anche una polemica. Non è che io abbia tutta questa necessità di praticare qui». Lo fa soprattutto per lanciare un messaggio. «C’è questa frequentazione, non sempre facile da sopportare. Non voglio essere quello contro l’immigrazione, assolutamente. Certo, sono contro l’utilizzo di questo spazio per vendere droga – aggiunge -. Il Comune ha fatto un lavoro meraviglioso installando la recinzione, ma c’è un problema di decoro. I pullman fermano qui vicino, passano scolaresche, gruppi di turisti. Basterebbe poco per cambiare le cose. Comunque, vedo che negli ultimi due mesi la situazione è leggermente migliorata rispetto al passato, perché le pattuglie passano più spesso e c’è maggiore controllo». 

Gli spacciatori, volto del degrado

Iachemet, che attira l’attenzione dei passanti, vede ogni giorno gli spacciatori che sfrecciano in bicicletta sotto l’ingresso del parcheggio per raggiungere i tossicodipendenti davanti a casa sua, per poi tornare indietro. «Trovo che questo parco sia stupendo, ma dovrebbe essere curato di più». Non si riferisce alla qualità dell’erba per poter colpire meglio la pallina da golf: «Senza alcune frequentazioni sarebbe ancora più bello. Ce l’ho con le persone che vendono droga ai tossicodipendenti, che sono quasi tutti vicentini. Se non ci fosse l’offerta, magari non ci sarebbe nemmeno la domanda».

«Faccio un po’ di pratica»

Ma perché uscire di casa con un ferro e alcune palline, polemica a parte? «Faccio un po’ di pratica, qualche approccio per vedere se sono ancora capace – sorride -. Più che altro, per fare del movimento. Vado ancora in campo ogni tanto, ma non con la stessa frequenza di una volta. Dopo aver giocato per anni a Brendola, adesso, per motivi di salute, di età e di tempo, gioco a Creazzo, che è una bella realtà. Ho cominciato circa dieci anni fa, sfortunatamente non da piccolo, perché sarebbe un’altra cosa».

Il suo handicap, i colpi di vantaggio che un giocatore dilettante ha sul campo, è di tutto rispetto. «Una volta giocavo 14-15 – precisa con un po’ di rammarico -. Cosa vuole che sia, quando si gioca sempre nello stesso campo i risultati arrivano. Giocare su campi che non conosci, invece, è un’altra cosa; bisogna saper giocare». 

Lo swing sul manto erboso di Campo Marzo, però, resta comunque di tutto rispetto.