di
Aldo Grasso

Da Mentana c’era eleganza, a «Quarto Grado» su Rete4 si respirava un’aria di rabbia trattenuta

Lunedì, poco prima delle 15, mi sono sintonizzato su La7 e ho spento solo dopo mezzanotte. Certo, mi interessavano i risultati del referendum — informazione ormai reperibile ovunque — ma la vera attrazione erano le reazioni degli ospiti, i capovolgimenti involontari del senso comune, quelle grandi discussioni che scivolano impercettibilmente nel grottesco. Insomma, il sale di ogni vero «dibattito» televisivo. Ospiti della «Maratona Mentana» (all’anagrafe «Speciale Referendum») c’erano volti noti: Giulia Merlo, Alessandro De Angelis, Francesco Bechis, Marcello Sorgi, Antonio Padellaro, Augusto Minzolini, Paolo Mieli. Divisi tra il Sì e il No, sotto la regia quasi divertita del conduttore, mettevano in scena, più o meno consapevolmente, la tragicommedia del vivere associato. Ogni tanto cambiavo canale. Sul Tg2 (cinquant’anni portati malissimo) e a «Quarto Grado» su Rete4 si respirava un’aria di sconfitta mal digerita, di rivalsa e rabbia trattenuta. Non l’hanno presa bene.

A cominciare da Mario Sechi, visibilmente contrariato: «A me pare che queste immagini paventino il rischio plebiscitario che adesso investirà la magistratura». Da Mentana, invece, si festeggiava o ci si leccava le ferite con più eleganza: chi rifugiandosi nella mozione degli affetti politici, chi affidandosi a fumose allusioni o al rassicurante buon senso. Per uno strano gioco del palinsesto, in serata è toccato a «Propaganda Live» rimettere le mani sul referendum (e non solo). Ora che la destra ha riscoperto René Girard, teorico del capro espiatorio, bisognerebbe erigere un monumento a Italo Bocchino, vittima predestinata della contesa: poveretto, si è immolato sull’altare della brutta figura. Memorabile poi la scena ai funerali di Bossi, con Francesca Verdini che dà del cafone a un contestatore di Matteo Salvini. Come se sbaciucchiare il fidanzato durante un rito funebre fosse un gesto di particolare signorilità. Infine, un dubbio: che senso ha ostinarsi con l’ipocrisia del silenzio elettorale, se ormai chiunque lo aggira, persino il Presidente del Senato, e i social lo rendono un ferro vecchio di perdute convenzioni?



















































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24 marzo 2026 ( modifica il 24 marzo 2026 | 23:08)