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Cosa vuol dire la nomina di Zolghadr, il fedelissimo dei Khamenei, messo a capo del Consiglio della Sicurezza
MMondo

Cosa vuol dire la nomina di Zolghadr, il fedelissimo dei Khamenei, messo a capo del Consiglio della Sicurezza

  • 25 Marzo 2026

di
Greta Privitera

Il vice comandante dei pasdaran prende il posto del defunto Ali Larijani. Il politologo Nasr: «Il segnale dell’ala più intransigente del regime»

A spiegare la nomina di Mohammad Bagher Zolghadr a segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale iraniana, al posto di Ali Larijani, è il politologo Vali Nasr, che mette a fuoco una lettura politica chiara e inquietante. Nasr ricorda che, mentre gli occhi internazionali tendono a concentrarsi su Mohammad Bagher Ghalibaf – capo del parlamento e nuova figura di riferimento nei contatti con Washington – Zolghadr merita molta più attenzione, perché è lui a rappresentare la realtà concreta sul campo, il braccio operativo del sistema.

Guardia rivoluzionaria

Zolghadr è un falco. È un uomo di Mojtaba Khamenei, e la sua nomina è un messaggio rivolto anche al mondo esterno: la nuova linea di successione al vertice del regime è ormai nelle mani della Guardia rivoluzionaria, e in particolare la sua ala più dura. È lì che la fazione di Mojtaba trova i suoi principali sostenitori. 



















































I timori sorti dopo la decapitazione di Ali Larijani in un attacco israeliano si stanno confermando. La rimozione della leadership politica iraniana non indebolisce il regime ma trasferisce il potere alla «fazione più intransigente» e militare dello Stato: i pasdaran, che vedono in Zolghadr uno dei suoi referenti storici.

La chiamata della Guida

Nasr ricorda che Zolghadr, come ex vicecomandante dei Guardiani della Rivoluzione, è stato talmente estremista da spingere persino il generale Qasem Soleimani a rifiutare per lui un ruolo di comando e a farlo uscire dalla struttura, prima che la Guida suprema Ali Khamenei lo richiamasse personalmente e lo mettesse a capo della Forza Quds. 

È un uomo che ha avuto un ruolo nelle repressioni delle proteste del 1999 e del 2009 e che ha contribuito in modo determinante, dietro le quinte, alla salita di Mahmoud Ahmadinejad alla presidenza.

Non è un diplomatico

La sua nomina a segretario del Consiglio di Sicurezza nazionale non lascia trapelare alcuna apertura verso i colloqui con gli Stati Uniti, né un’ipotesi di distensione. Al contrario, segnala che l’Iran imboccherà una linea più aggressiva. Scrive l’esperto Babak Vahdad: «Zolghadr non è un diplomatico, né un tecnocrate di estrazione civile. È cresciuto nelle file della Guardia, in prima linea nella guerra, nel controllo delle forze irregolari e nelle strutture di sicurezza del regime, e solo in seguito ha attraversato il mondo della magistratura, altro pilastro del sistema, che privilegia il controllo interno, la gestione delle minacce e la tutela del regime molto più della mediazione politica o dell’apertura all’esterno».

Studi in economia

Zolghadr è una figura di lungo corso della Repubblica islamica, uno dei tanti «soldati‑burocrati» che ha attraversato quasi tutti i centri di potere di Teheran. Nato nel 1954 a Fasa, nella provincia di Fars, ha studiato economia all’Università di Teheran prima della Rivoluzione, e da subito si è schierato nel mondo militante rivoluzionario, tra i Mojahedin della Rivoluzione Islamica e il gruppo «Mansourun», insieme a futuri generali come Mohsen Rezaei, Ali Shamkhani e Gholam‑Ali Rashid.

Licei e università

All’inizio degli anni Ottanta, Zolghadr è tra i fondatori della divisione educativa della Guardia rivoluzionaria, che apre licei destinati a plasmare una nuova generazione di Guardie ideologicamente allineate. Dal 1997 al 2005 è vicecomandante dei pasdaran e capo di Stato Maggiore congiunto. 

Nel 1999, quando le università di Teheran si infiammano per le proteste studentesche, è tra i firmatari della lettera dei comandanti che accusa il presidente riformista Khatami di aver portato il Paese verso l’anarchia.
Nel 2005, dopo la vittoria di Mahmoud Ahmadinejad, Zolghadr entra nel governo come viceministro dell’Interno per gli Affari di Sicurezza, un incarico che lega la sua autorità di generale ultraconservatore al cuore del controllo politico. La rottura con Ahmadinejad lo sposta al comando degli Affari del basij e poi, nel 2010‑2012, nel sistema giudiziario come consigliere e poi vice capo per gli Affari strategici.

La guerra asimmetrica

Nel 2021, alla fine di oltre vent’anni di presidenza di Mohsen Rezaei, assume la segreteria del Consiglio di Discernimento, l’organo che media tra i vertici del sistema. Zolghadr porta con sé la cultura della guerra asimmetrica, costruita con i suoi uomini di fiducia, e una memoria di operazioni segrete e di pressioni sul nemico, come quella volta che nel 2002 propone di dare fuoco ai pozzi petroliferi dei Paesi vicini in caso di un attacco americano: una frase che costringe il ministro della Difesa Shamkhani a un rapido dietrofront pubblico.

Tra un ruolo e l’altro ha scritto anche un breve testo, Qesse‑ye Ghorbat‑e Gharbi («Il racconto dello straniamento occidentale»), un opuscolo di poche pagine in cui racconta l’Occidente come un corpo malato, un modello di crisi che l’Iran deve respingere per affermare la sua identità rivoluzionaria. 

24 marzo 2026 ( modifica il 24 marzo 2026 | 22:56)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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