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Elena Sofia Ricci torna sul palco di un teatro con una commedia. Non succedeva, racconta a La Repubblica, da più di quarant’anni. Interpreta Araminte «vedova di ceto elevato, ricca, grazie anche alla dipartita del, non si sa quanto, adorato marito». È il racconto coraggioso «di un giovane che si innamora di una donna più grande e più ricca e ne sia ricambiato. Ancora oggi queste situazioni vengono guardate con un’aria un po’ critica. Anch’io, in passato, mi sono detta: “Mamma mia, questa donna con un ragazzo più giovane…”. Poi però la vita mi ha sottoposta a tante di quelle prove che ho smesso di giudicare. In una delle prime interviste dissi che per me era inconcepibile la maternità a quarant’anni, poi ho avuto Maria a 43. Ecco, la vita ti sorprende, ti smonta le certezze. Nel tempo ho imparato a diventare più indulgente, anche con me stessa…».

L’infanzia

E a La Repubblica ripercorre la sua vita, cominciando dall’infanzia. «Sono cresciuta a Firenze fino a sette anni, più con mia nonna che con mia mamma , che si era separata poco dopo la mia nascita da mio padre e si era trasferita a Roma per cogliere un’occasione straordinaria: diventò la prima scenografa donna del cinema italiano. Guadagnava poco e non poteva permettersi di portarmi con sé». 

E sua nonna Angela fu la prima a capire che il suo posto era il palcoscenico. «Mi iscrissero a danza perché avevo i piedi un po’ storti, me ne innamorai.

Cominciai presto a esibirmi, costringendo i miei cugini a fare spettacolini a casa. Mia nonna purtroppo se ne andò che avevo quattordici anni. Il nome che ho scelto per Suor Angela di Che Dio ci aiuti è in omaggio a lei».

Le figlie

Poi ammette che «ero ossessionata dall’idea di costruire la famiglia che non avevo avuto. Ho messo troppa ansia nel progetto familiare, mentre nella carriera ho messo più leggerezza, forse per questo mi è riuscita meglio. Ho però avuto due figlie meravigliose dai loro padri, sono figlie di due grandi amori. Ma non è facile avere una madre ingombrante come me. Ho passato anni quasi a scusarmi di essere diventata famosa, di occupare spazio…».

Il padre

Elena Sofia Ricci poi ha riscoperto anche di avere un padre. Un uomo come gli altri. «Ero stata programmata per odiarlo e l’ho fatto a lungo. Poi, a trent’anni, dopo una serie di insuccessi sentimentali, ho iniziato il mio percorso di psicoterapia e ho capito che forse mio padre non era il mostro che mi era stato raccontato, ma solo un uomo, fragile, come tutti».

In attesa di rivederla con I Cesaroni, Elena Sofia per certi versi si sente ancora una ragazza. «Ho ripreso a ballare, sono più scattante, ho un’energia che non ricordavo. Soprattutto ho una voglia di fare, vivere, creare. Una diversa giovinezza, che non pensavo di poter avere. Nel mio orizzonte c’è soprattutto una cosa: applaudire le mie ragazze per le donne che stanno diventando».


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