di
Vittorio Savio

Con le ultime due vittorie in Coppa del mondo ha superato il mito norvegese proprio sulla pista di Lillehammer. È il canto del cigno? «I giovani come Franzoni sono uno stimolo, la fame non passa mai»

Per la seconda stagione consecutiva, l’eterno Dominik Paris ha collezionato due pesanti vittorie sulla Olympiabakken di Kvitfjell nell’ultimo fine settimana, alle finali di Coppa del mondo di sci alpino. Il trentaseienne carabiniere della Val d’Ultimo, dopo essersi imposto nella discesa, conquistando anche il terzo posto nella classifica di specialità, si è ripetuto in superG diventando lo sciatore più vincente di sempre nella rinomata località norvegese, teatro dei Giochi del 1994.

Dominik, partiamo dalla fine. Otto vittorie tra discesa e superG sulla «Olympiabakken». Ormai questa pista è casa sua.
«È una sorpresa enorme, anche per me. Non lo dico per falsa modestia: sapevo di stare bene, di avere il feeling giusto per fare una bella gara, ma onestamente un’altra vittoria (quella in superG) non me l’aspettavo affatto».



















































Ha parlato di «sensazioni strane» durante la gara. Può spiegare cosa prova un discesista quando la neve non risponde come vorrebbe?
«Sotto i piedi sentivo qualcosa di indecifrabile. La neve era molto mossa, irregolare, non ti dava quella risposta secca e precisa che cerchi quando vuoi spingere al limite. In certi tratti sembrava quasi di sciare sulle uova, dovevi assecondare il terreno senza subire i colpi. Io ho cercato solo di fare velocità, di lasciar correre gli sci dove potevo, senza pensare troppo al risultato cronometrico. A volte, quando non hai certezze assolute, devi sciare d’istinto, ed è lì che esce il tempo».

Ha superato un mostro sacro come il norvegese Kjetil Jansrud per numero di successi su questa pista: otto contro sette. Si sente il nuovo proprietario della montagna?
«Jansrud è un mito qui, è il padrone di casa. Superarlo mi fa un effetto strano. Da un lato c’è l’orgoglio per il primato, dall’altro un pizzico di dispiacere per lui. Mi spiace che non sia più lì al cancelletto a giocarsela, perché un campione così meriterebbe sempre di potersi difendere in pista».

La vittoria non è un caso isolato ma si inserisce in un contesto di squadra azzurra molto solido. Come descriverebbe il momento che state vivendo nel gruppo velocità?
«Quest’anno la squadra è stata davvero molto forte. C’è un’atmosfera bellissima perché sappiamo che in ogni gara ci sono tanti italiani che possono salire sul podio. Non sono più “Paris contro tutti” ma è l’Italia che attacca, ad iniziare dall’argento olimpico, Giovanni Franzoni. Questo alza il livello di tutti noi durante gli allenamenti e ci dà una carica pazzesca in gara».

Ha citato Franzoni. Vede in lui l’erede per le discipline veloci?
«Giovanni è un talento cristallino. È un ragazzo su cui possiamo contare seriamente per il futuro, sia per i podi che per le vittorie. Ha la testa giusta e la “cattiveria” necessaria. È importante avere giovani così che spingono da dietro, perché garantiscono continuità al movimento».

Dopo un’impresa del genere, dove trova gli stimoli per le prossime sfide?
«Gli stimoli te li dà questa atmosfera e questi tracciati. Ogni discesa è una storia a sé, ogni pista ti mette davanti a sfide diverse. Da domani si ricomincia a lavorare sui dettagli. C’è sempre qualcosa da limare, un decimo da andare a prendere in una curva o una linea da interpretare meglio. La fame non passa mai».

24 marzo 2026 ( modifica il 24 marzo 2026 | 10:06)