Quando in occasione di un’intervista al Festival di Cannes Meryl Streep rievocò un episodio dal set de I ponti di Madison County (1995), il film diretto e interpretato da Clint Eastwood che li ha visti lavorare insieme, a molti tornarono in mente delle dichiarazioni di Sophia Loren fatte alla Festa del Cinema di Roma nel 2007 in occasione della presentazione di Sophia: ieri, oggi, domani.
“È stato incredibile lavorare con Clint”, aveva raccontato Streep. “Ricordo di averlo visto arrabbiato solo una volta, quando alcuni tecnici parlavano troppo forte e si sentivano dalla cucina in cui stavamo girando. Clint ha urlato e ha lasciato tutto il team sotto shock per un bel po’”. Un’aneddoto che acquista una sfumatura diversa se si immagina quel set con una presenza ancora più ingombrante: quella di Sophia Loren che per (s)fortuna o per destino cinematografico non fece mai parte del progetto.
Sophia Loren: “Quel ruolo doveva essere mio”
Nel 2007, durante la Festa del Cinema di Roma, Loren parlando della sua carriere aveva espresso senza filtri il proprio disappunto dichiarando: “Ammetto di aver odiato Meryl Streep”. E ancora: “Come è possibile, mi chiedevo, che interpreti un’italiana? Quel ruolo doveva essere mio”. Un commento che restituisce quanto il personaggio di Francesca fosse percepito come profondamente legato all’identità italiana. E che a Sophia – a distanza di anni – non aveva ancora superato quella che ha vissuto come un’ingiustizia artistica.
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Una storia d’amore tra le più intense del cinema
I ponti di Madison County racconta una delle storie d’amore più intense del cinema tanto da essere considerato uno dei film più romantici di sempre, anche per il suo finale tra i più toccanti di sempre. Eppure, alla sua uscita nel 1995, fu in gran parte ignorato dagli Oscar, ottenendo una sola nomination: quella per Meryl Streep come miglior attrice protagonista.
La storia segue Robert Kincaid, fotografo del National Geographic, che arriva nella contea di Winterset, in Iowa, per realizzare un reportage sui ponti della zona. Perso lungo la strada, si ferma davanti alla casa di Francesca, interpretata da Streep: una donna di origine italiana, madre di due figli e apparentemente felice nel suo matrimonio. O almeno così sembra.
Quando la famiglia è fuori città per alcuni giorni, Francesca apre la porta allo sconosciuto fotografo — e, poco dopo, anche qualcosa di più profondo. Da quell’incontro nasce una relazione intensa e destinata a restare sospesa tra desiderio e impossibilità.

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Meryl Streep, il cuore del film
Entrambi i protagonisti sono impeccabili, ma è Meryl Streep a distinguersi davvero. Dopo essersi cimentata nel cinema d’azione con Río salvaje (1994), accanto a Kevin Bacon, l’attrice si immerge in questo progetto sostenendone l’intero peso drammatico.
È quasi ipnotico osservare i suoi dettagli: i gesti nervosi — segnati dal timore del giudizio in una comunità attenta al “cosa diranno” —, l’accento italiano, il sorriso trattenuto, gli slanci di passione attraversati dal senso di colpa. Con un lavoro di grande precisione, Streep riesce a rendere Francesca completamente sua.
Una performance che le valse la candidatura all’Oscar come miglior attrice alla 68ª edizione degli Academy Awards, poi assegnato a Susan Sarandon per Pena di morte (1995).

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Related StoryClint Eastwood tra fragilità e tenerezza
Dal canto suo, Clint Eastwood sceglie una direzione opposta rispetto alla rigidità emotiva spesso associata ai suoi personaggi. Qui punta su fragilità e delicatezza, costruendo un registro più intimo.
Non era la prima volta che si confrontava con il melodramma romantico: già nel 1973 aveva diretto Primavera in autunno, senza successo al botteghino. Al contrario, I ponti di Madison County si afferma come uno dei titoli più riusciti della sua filmografia, anticipando anche lavori successivi come Cry Macho (2021), dove il tema del sentimento torna centrale.
Oltre alla regia, Eastwood offre anche un’interpretazione che dialoga con quella di Streep, attraversando un ampio spettro emotivo e contribuendo a rendere il film uno dei più duraturi del cinema contemporaneo.

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