di
Valerio Cappelli

Il regista premiato al Bif&st di Bari dove viene proiettato per la prima volta con la musica di Morricone dal vivo il film con cui vinse l’Oscar. E per L’uomo delle stelle» la prima scelta fu Teo Teocoli: «Ma Cecchi Gori non lo voleva»

BARI Inevitabilmente, l’attenzione cade su Nuovo Cinema Paradiso, con tanti gustosi retroscena inediti. Al Bif&st il film che nel 1990 diede l’Oscar a Giuseppe Tornatore, all’epoca 34enne, è stato proiettato per la prima volta con la musica dal vivo di Morricone, con l’Orchestra del Teatro Petruzzelli diretta da Pietro Mianiti, sotto la supervisione artistica di Fabio Venturi che di Ennio è stato lo storico ingegnere del suono.
Alla serata erano presenti i figli del grande compositore, Marco e Andrea Morricone.

Quel film è un calvario: non piace, viene tagliato, non piace ancora. In Italia esce tre volte, e va male. Infine il trionfo, prima a Cannes, col Gran premio della giuria, e poi l’Oscar a Hollywood. La rocambolesca avventura di Nuovo Cinema Paradiso è stata al centro della conversazione pubblica con Tornatore condotta da Paolo Mereghetti.



















































In origine il produttore era Goffredo Lombardo, che aveva finanziato il suo debutto, Il camorrista: «Ma quando lesse la sceneggiatura, decise di non farlo più. Lo trovava gretto e volgare, forse perché Philippe Noiret dice minchia davanti al bambino, queste cose siciliane…Io pensai che si fosse impaurito per i costi delle tante comparse nel cinema affollato. Dovetti ricominciare da zero. Prima o poi di questa cosa scriverò le memorie, però mi suona male…».

Intanto era subentrato Franco Cristaldi come produttore. Il film si voleva portarlo a Venezia, ma non fu possibile, allora si ripiegò sul Festival EuropaCinema di Bari, che era il «papà» del Bif&st. «Il film non era finito, Tullio Kezich che non lo amò parlò di work in progress. Al pubblico piacque. E la giuria, presieduta da Lea Massari, mi diede il premio ma solo per la prima parte del film. Le scrissi una lettera fumantina: lei accetterebbe un riconoscimento per il secondo tempo di un suo film? Non mi rispose. Ero arrabbiato, a ritirare il premio mandai il piccolo protagonista, Salvatore Cascio: mezzo premio mezzo attore».

A quel punto Cristaldi decise di andare fuori gara al Festival di Berlino. Il direttore, Moritz de Adeln, in un’intervista disse di avere ammesso due film italiani, quello di Tornatore e Compagni di scuola di Carlo Verdone, soltanto «per diplomazia, in realtà non gli erano affatto piaciuti, la cinematografia italiana, diceva lui, era diventata di serie B». Tornatore stigmatizzò sui giornali la sua scorrettezza: «Dovevi dirlo a fine festival, non prima». Il film fu ritirato anche se restò nel programma ufficiale.

A quel punto si fecero vivi i selezionatori di Cannes. «Con quei chiari di luna, lo mandammo nella versione breve, dove avevo tagliato in modo chirurgico 25 minuti». In Francia lo vollero e vinse un premio importante. Ora si trattava di decidere quale candidare in vista degli Oscar. Franco Cristaldi, malgrado il conflitto di interesse per essere a capo dei produttori italiani, scrisse una lettera invitando a non votare per il film più bello ma per quello che avesse più possibilità di vittoria. Nuovo Cinema Paradiso era l’unico ad avere un distributore italiano, senza contare che ai membri degli Oscar piacciono i film sul cinema, «8 e ½», «Effetto notte»…Il resto della storia è noto.

Rovistando nel baule dei ricordi, Giuseppe Tornatore dice che il bilancio «è positivo, non ho ferite, anche per i miei film zoppicanti, il dispiacere è sui film che non sono riuscito a girare, scritti, ma che non ho fatto. E sono tanti. Per 17 anni ho cercato di fare l’assedio nazista di Leningrado ma fu ritenuto troppo costoso, poi ce n’è uno intitolato Il sognatore indiscreto, considerato complicato nella comprensione, io resto dell’idea che quel film fosse per essere direttamente visto e non letto».

Gli viene chiesto se avrebbe potuto realizzare in maniera diversa quelli fatti. E lui: «In America hanno girato il remake di Stanno tutti bene, con Robert De Niro. Non ebbe successo. Mi avevano chiesto di partecipare alla sceneggiatura ma come giustamente diceva Alberto Moravia una volta che dai i diritti devi lasciare libertà. Diedi però un consiglio, c’erano troppi figli in quella storia, fatene cinque, come le dita di una mano. Non nascondo che la mia fosse una citazione cinefila da Rocco e i suoi fratelli di Visconti. Mi diedero retta, il film funzionò di più».

C’è tempo per un aneddoto su Teo Teocoli: per L’uomo delle stelle, che andò al Lido di Venezia, fu lui, non Sergio Castellitto, la prima scelta. «Dietro i suoi sketch televisivi intuivo della stoffa, uno spessore. Ricordo il suo stupore, lo smarrimento: ma perché questo mi ha chiamato? Il produttore Cecchi Gori fu irremovibile. Teocoli non fa botteghino».

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25 marzo 2026