di
Emily Capozucca

Lionello (Eurovo): «Superato definitivamente il pregiudizio sul consumo di uova, da oltre un anno e mezzo la produzione nazionale non riesce a coprire il fabbisogno»

Negli ultimi anni le uova sono diventate uno dei simboli più evidenti delle tensioni sui prezzi alimentari, soprattutto negli Stati Uniti, dove tra il 2024 e il 2025 i listini sono saliti bruscamente per effetto dell’influenza aviaria. In Europa e in Italia l’impatto è stato più graduale, ma il quadro resta quello di un mercato sotto pressione con una domanda in forte crescita, costi in aumento e produzione che cerca di tenere il passo.

Addio ai pregiudizi

«Negli ultimi tre anni siamo oltre il +20% di consumi – spiega Federico Lionello, direttore commerciale e marketing di Eurovo, società padovana nel settore avicolo da oltre 1,2 miliardi di fatturato  – un aumento che non ha paragoni tra i prodotti a scaffale»: nella grande distribuzione l’aumento è del +4,1% nel 2023, +4,6% nel 2024 e +8% nel 2025 (rilevazioni Iri-Circana su GDO e Discount)Alla base c’è un cambiamento strutturale. «Con la revisione dei Larn (Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti ed energia per la popolazione italiana, ndr) nel 2024 si è superato definitivamente il pregiudizio sul consumo di uova – osserva Lionello – oggi vengono consigliate con continuità anche fino a 6-7 a settimana». A questo si aggiunge il fattore prezzo. In un contesto di inflazione alimentare diffusa, le uova restano la proteina più accessibile.



















































Filiera sotto pressione

Ma è proprio questa crescita a mettere sotto stress la filiera. «Da oltre un anno e mezzo la produzione nazionale non riesce a coprire il fabbisogno». Il risultato è un mercato in equilibrio precario, dove anche piccoli disallineamenti nella logistica possono tradursi in scaffali temporaneamente vuoti.

I rincari

I rincari si sono distribuiti in modo disomogeneo. «All’ingrosso abbiamo visto aumenti più importanti, mentre al consumo finale siamo intorno al +7-8%». Una dinamica legata anche a una precisa scelta di filiera per evitare eccessive oscillazioni sugli scaffali.
«Abbiamo ridotto la pressione promozionale – sottolinea – perché in una fase di scarsità non ha senso spingere i volumi: si rischia solo di creare squilibri tra punti vendita». Anche perché le uova, per loro natura, non si prestano a dinamiche di stock. «Hanno una shelf life limitata: nascono con 28 giorni e arrivano al consumatore con 18-20 giorni residui. Non è un prodotto che si può accumulare in grandi quantità».

Le materie prime e l’energia

Sul fronte dei costi, il settore ha dovuto assorbire una serie di shock simultanei. «Le materie prime per i mangimi arrivano in gran parte da fuori Europa e questo ci espone all’aumento dei prezzi dei cereali, dei fertilizzanti e dei noli marittimi». A questi si aggiungono i costi energetici, particolarmente rilevanti per una filiera che lavora su base continuativa.
Il risultato è un aumento dei costi soprattutto “a monte”, che solo in parte si trasferisce sul prezzo finale.
A differenza di altri settori, però, la produzione non può reagire rapidamente. «L’allevamento richiede pianificazione pluriennale, investimenti, autorizzazioni – sottolinea – non è possibile aumentare l’offerta nel giro di pochi mesi».

Le possibili soluzioni

Per questo le aziende stanno lavorando su più leve. Una è la diversificazione geografica anche per far fronte all’aviaria diventata ormai strutturale in alcune aree: «Stiamo investendo in aree meno esposte al rischio aviaria, come alcune zone del Centro Italia, tra Umbria e Marche».
Un’altra è l’innovazione industriale. Eurovo sta realizzando nuovi impianti altamente automatizzati, in grado di migliorare efficienza e gestione dei volumi. «Stiamo costruendo un centro di imballaggio completamente automatizzato, per selezionare e confezionare le uova riducendo il lavoro manuale e migliorando la produttività».
L’obiettivo è contenere i costi e rendere più sostenibile il lavoro. «Vogliamo ridurre i turni notturni e aumentare la qualificazione del personale, puntando su formazione e competenze».

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25 marzo 2026 ( modifica il 25 marzo 2026 | 11:38)