di
Maria Volpe

Secondo una ricerca Siae, il cantautore guadagnava circa 450 mila euro l’anno solo in diritti d’autore

Una delle prime famiglie allargate, tutto sommato serene, e non in lotta tra loro (almeno finora). Gino Paoli non poteva che essere un uomo che vive tutto fino in fondo, e questo ha voluto dire due matrimoni, tanti amori, relazioni famose, quattro figli, e quattro nipoti.

La famiglia più stretta di Paoli (l’ultima moglie, Paola) è quella che ha vegliato l’artista negli ultimi giorni, prima nella clinica privata, dove il cantautore è stato assistito fino alla scorsa settimana, poi nella casa vista mare del quartiere Azzurro, nel levante genovese. Con lui appunto la moglie Paola Penzo e i suoi ultimi due figli: Nicolò, 46 anni e Tommaso, 34, che da anni gestiscono i social e le note del cantautore.



















































Ma prima di loro, ci sono stati altri affetti che si sono legati alla famiglia di oggi. Nel 1954 Paoli ha incontrato Anna Fabbri, che è diventata sua moglie nel 1957. Nel 1964 è nato il primogenito Giovanni (scomparso prematuramente l’anno scorso, a soli 60 anni per un infarto). Il matrimonio dura poco più di 10 anni, con tanti amori paralleli di Paoli. E alla fine nel 1970 arriva il divorzio. Anna Fabbri è sempre rimasta lontana dai riflettori, ed è rimasta una presenza discreta ma fondamentale anche nei momenti più complessi della vita di Gino. 

Sì perchè , nel 1964, pochi mesi dopo la nascita di Giovanni, nasce anche Amanda, frutto dell’amore tra Gino e la bellissima Stefania Sandrelli. Una passione travolgente (scandalosa e clandestina) che avrebbe potuto scatenare un inferno nella famiglia. Ma invece con eleganza e comprensione Anna Fabbri accetta la nascita di Amanda (nata in Svizzera proprio per cercare più privacy possibile) che restò molti anni con loro, potendo crescere assieme al fratello Giovanni. Amanda, che porta il cognome materno (ma dopo anni ha aggiunto anche quello paterno), considera Anna ancora oggi una seconda mamma. E oggi ha salutato pubblicamente il papà scomparso pubblicando sui social una loro foto insieme, accompagnata da due semplici parole, «Babbo mio», e un cuore rosso.

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Dopo tante turbolenze (in mezzo c’è stata anche la grande storia d’amore con Ornella Vanoni) Gino Paoli incontra una donna che amerà fino alla fine. Dopo anni di relazione, Nel 1991 Gino Paoli sposa Paola Penzo, autrice e collaboratrice artistica, che gli è rimasta accanto fino alla fine. Dal loro amore sono nati due figli: Nicolò (1980), pittore e fotografo; Tommaso (1992) più riservato, che ha mantenuto un profilo lontano dai riflettori, (mentre lo stesso artista ha smentito l’esistenza di un quinto figlio, Francesco, nato nel 2000). E così la famiglia si allarga. 

Anzi, ancora di più, perchè oggi ci sono anche quattro nipoti: Olivia, figlia dello scomparso Giovanni; Rocco e Francisco, figli di Amanda; e Leone, figlio di Nicolò.

E in questo intreccio di affetti, inevitabilmente entrano ora questioni di eredità. Saranno dunque la moglie Paola e i tre figli a ereditare proprietà e i proventi del catalogo musicale del padre che continua a generare diritti d’autore, e un flusso stabile di royalties. Ma come sarà diviso il patrimonio?

Per legge, alla moglie va un terzo dell’eredità mentre ai tre figli, i restanti due terzi (che devono dividersi in parti uguali). Al figlio Giovanni scomparso, per «rappresentazione», subentra la figlia Olivia, nipote di Gino, che erediterà una parte. Naturalmente, questo è quanto previsto dal codice civile. Nel caso in cui non ci sia un testamento, che porterebbe a cambiare la divisione delle quote, ma non a togliere una parte alle persone menzionate (la nota «quota di legittima»).

Le sue bellissime canzoni hanno generato (e generano tuttora) redditi significativi dai diritti d’autore. A oggi non esistendo nessuna ricostruzione ufficiale del patrimonio di Paoli, né valori noti dei suoi diritti d’autore, i numeri più indicativi potrebbero essere quelli di una delle ultime ricerche Siae, sugli artisti capaci di generare più ricchezza dai propri diritti d’autore. 

La stima, per Paoli, era di quasi 450 mila euro l’anno. A questi guadagni va aggiunto il vitalizio da parlamentare (fu eletto nel 1987) che solo nel 2018 è stato ridotto per legge da 3.108 euro a 1.088 euro al mese. Infine, gli introiti provenienti dal ruolo di presidente della Siae dal 2013 al 2015: in quegli anni avrebbe percepito compensi che, secondo i rendiconti, arrivavano a oltre 60.000 euro nel 2013, 125.000 euro nel 2014 e più di 56.000 euro nel 2015. E poi ci sono gli immobili in Liguria: le case nelle zone di Nervi e di Quinto al mare e altre proprietà.

Ma non si tratta soltanto di beni e cifre, ma di un sistema complesso costruito in oltre sessant’anni di carriera: un intreccio di arte e gestione. C’è per esempio il valore delle cosiddette «sincronizzazioni»: l’utilizzo delle sue canzoni in film, serie e pubblicità. Brani come «Il cielo in una stanza» continuano a essere richiesti e inseriti in produzioni audiovisive, generando entrate costanti anche a distanza di decenni. Agli eredi, il compito non solo di dividersi quote, ma di tenere viva la memoria di uno dei più grandi cantautori del Novecento (e degli anni Duemila)

25 marzo 2026 ( modifica il 25 marzo 2026 | 15:08)