di
Giuliana Ubbiali
Lo studente «timido e impacciato», le pose da duro e foto con la madre sui social. L’accusa alla docente: dopo la lite con un compagno, lei aveva preso le parti dell’altro
La camicia blu, le guanciotte, il sorriso. È abbastanza alto ma poco più di un bambino nella foto della Cresima, lo scorso anno. Lo è anche nel recente scatto postato dalla mamma sui social, nonostante la posa da duro con le dita messe a V mentre le cinge le spalle.
Invece, con i suoi 13 anni ancora tutti da vivere, ieri mattina questo ragazzino esce dalla casa della mamma con un coltello stile Rambo nello zainetto e una pistola scacciacani con il tappo rosso, indossando un’uniforme dell’esercito e una maglietta bianca con la scritta «vendetta». È solo, arriva a piedi a scuola, va verso la sua aula di terza media e accoltella la professoressa di francese.
Chiara, quell’insegnante che agli alunni chiede impegno e dà tutta se stessa. Nella testa del tredicenne è colpevole di avergli dato un voto più basso di quello che lui è convinto di meritare, e di aver scelto di stare dalla parte di un altro compagno di classe con cui lui aveva bisticciato, anziché dalla sua.
Deve aver macinato e ingigantito i pensieri su questi due episodi recenti. E aver programmato la punizione nei confronti della prof, a giudicare da com’è andato a scuola, vestito e armato.
Chissà che cosa voleva dimostrare e a chi. Che intendesse esibire il suo gesto è spiegato dalla registrazione dell’aggressione che lui stesso ha fatto partire. Mentre la colpisce, riprende in diretta con il cellulare appeso al collo. E, dettaglio in corso di ulteriori approfondimenti, condivide in tempo reale l’agghiacciante filmato sul canale Telegram riservato a un gruppo ristretto di persone.
Chi lo conosce lo descrive come un ragazzino vivace, anche se a tratti timido e impacciato. Prima di ieri, non aveva combinato guai o dato segnali allarmanti, né a scuola né altrove, anche se è evidente che, ora, il suo stato psicologico verrà approfondito. Anche perché, mentre la professoressa era sotto i ferri all’ospedale Papa Giovanni di Bergamo, e a scuola c’era ancora via vai di carabinieri, genitori e giornalisti, i militari del comando provinciale sono stati alle prese con un altro capitolo di questa inquietante storia. Sono le 13, quando vanno a casa della mamma del tredicenne. Arrivano in forze, con anche gli ufficiali e i colleghi artificieri, che infilano l’automobile nel cortile di un condominio.
Ce li ha mandati lui, dopo aver ammesso subito cosa aveva combinato e risposto alle domande. Ha aggiunto che cosa nascondeva, a casa: esplosivo, forse. I carabinieri escono dall’abitazione un’ora dopo con due trolley e uno scatolone. Non hanno trovato ordigni confezionati, ma materiale con il quale è possibile fabbricarne di rudimentali. Tutta roba che si può comprare su Internet e assemblare con dei tutorial, anche quelli facilmente consultabili. È sotto analisi, per accertare se e quanto fosse davvero pericolosa. Una parte è stata portata in una cava della zona, per verificare se potesse esplodere. Al momento, sui dettagli viene mantenuto il riserbo.
Di sicuro il sequestro ha allarmato i carabinieri su possibili ulteriori intenzioni del ragazzino. Sono tornati a scuola con l’unità cinofila antiesplosivo, per verificare che non fosse stato piazzato qualche marchingegno esplosivo. Aule e corridoio sono stati perlustrati e, come si dice in gergo, bonificati senza trovare nulla.
Il ragazzino, con meno di 14 anni, non è imputabile. Ma, con il consenso dei genitori come dettano le procedure sui minorenni, è stato accompagnato in comunità dai carabinieri del comando provinciale. Che, tra l’altro, per capire il suo percorso e probabilmente i movimenti dei giorni precedenti, hanno acquisito le telecamere dei negozi del paese.
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25 marzo 2026
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