di
Elisabetta Andreis
Dopo la liquidazione lo «sfratto». Laura Limido, liquidatrice della Hoepli ha annunciato ufficialmente che «il 30 aprile la libreria chiude», ma il preliminare non è stato ancora registrato
Il conto alla rovescia ha una data, il 30 aprile. «L’affitto scade e non verrà rinnovato. In quella data la libreria Hoepli chiude». La comunicazione della liquidatrice Laura Limido è arrivata ieri pomeriggio ai dirigenti. Linea netta. Senza margini. Poi, un secondo termine, ancora più definitivo: fine giugno. Entro allora il palazzo dovrà essere completamente liberato. Scaffali, magazzino, uffici. Tutto fuori (in questo articolo gli aggiornamenti: offerta da Mondadori per l’editoria scolastica).
Dietro la scadenza si muove una partita immobiliare delicata e riservatissima. Le trattative con un fondo statunitense interessato a rilevare l’intero caseggiato – oggi in capo alla fiduciaria collegata ai fratelli Barbara, Matteo e Giovanni Hoepli – sono in fase avanzata e l’accordo sarebbe per decine di milioni, anche se il preliminare non è ancora registrato. Del resto sul tavolo della liquidazione la linea ufficiale è una: offerte per la casa editrice ci sono, per la libreria no. «Nessuna proposta», viene riferito. Ma da ambienti finanziari arriva un racconto diverso. Alcuni interlocutori avrebbero chiesto di vedere conti e bilanci e li stanno aspettando. Vogliono capire. Valutare. In tempi stretti. Un tentativo per tenere insieme tutto: marchio, negozio, società. Una corsa contro il tempo.
Anche la Legacoop si è fatta avanti rilanciando con la ricetta del possibile workers buyout per salvare la libreria e i posti di lavoro. Un’azione realizzata dai lavoratori che in linea teorica subentrerebbero alla proprietà «anche facendo leva sui fondi pubblici e partecipazioni finanziarie messi a disposizione dalla legge Marcora proprio per progetti di questo tipo», come spiega il presidente Attilio Dadda. Ma la strada è in salita e neanche la ricerca di spazi comunali o della Curia in centro e a canone calmierato ha dato frutti concreti. La frattura tra i rami della famiglia Hoepli e il cugino Giovanni Nava, che detiene circa il 33 per cento delle quote, non si è mai ricomposta. Nava si oppone alla liquidazione e in parallelo attende la decisione della Cassazione su una lunga causa legata alle partecipazioni che poteva ridefinire i pesi societari. Nell’ultimo anno il conflitto si è intrecciato con le scelte industriali. La riduzione degli approvvigionamenti, il calo dell’offerta sugli scaffali, le tensioni sulla gestione. Fino alla decisione dell’assemblea dei soci di maggioranza, con le fiduciarie collegate a Ulrico Carlo e dunque ai suoi tre figli, di procedere con la liquidazione volontaria.
Adesso il calendario avanza. Sotto la galleria, davanti alle vetrine, la notizia della data di chiusura corre veloce. Eppure resta l’eco del flash mob di dieci giorni fa: centinaia di persone, nonostante la pioggia, a celebrare auspici e ricordi. Intanto i 49 librai e gli altri dipendenti ancora non mollano. Dopo il flash mob, ancora organizzano mobilitazioni. Le firme online per difendere la libreria hanno superato quota 60 mila, i messaggini appesi alle vetrine si moltiplicano. Dentro, tra i tavoli, continuano a lavorare come sempre. Uno consiglia un libro. L’altro sistema una pila. La storia di 156 anni. I giorni che mancano alla chiusura.
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25 marzo 2026 ( modifica il 25 marzo 2026 | 17:00)
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