«Solo ora sto cominciando a capire che… è inutile cercare di capirci qualcosa!». Spiegare l’amore e i suoi segreti non è facile nemmeno per Elena Sofia Ricci, che ha interpretato tanti personaggi, spesso vittime di eventi storici o personali drammatici, e conosce le difficoltà delle relazioni tossiche o dolorose. L’attrice, che ha ricevuto il Premio Bif&st Arte del cinema, ha incontrato il pubblico al Teatro Petruzzelli. «Quando si incontrano personalità narcisistiche, patologiche, aggressive, non serve che volino schiaffi, anche le parole possono uccidere. Quindi state molto attenti, e lo dico soprattutto a voi giovani. Io ci sono caduta, voi dovete scappare».

L’amore non è mai semplice: «Siamo così bisognosi di essere amati, abbiamo fragilità così grandi che ci sembra impossibile che quella cosa sia tossica, pensiamo sia amore e quindi ci aggrappiamo, falliamo e soffriamo». E ricorda una frase di un suo maestro, il regista teatrale Armando Pugliese, che l’ha sempre divertita molto: «L’amore è l’incontro di due psicopatologie che si trovano, ciascuna delle quali ha bisogno di soddisfare se stessa». «Abbiamo necessità, bisogni, siamo attratti da chi in quel momento pensiamo ci possa dare esattamente quello di cui abbiamo bisogno, anche se quello che di cui abbiamo bisogno è sbagliato. Questo poi lo scopriamo dopo. Però l’amore, per gli amici, le persone, viviamocelo. Non ci è rimasto veramente più niente, ci stanno levando tutto, anche la speranza di un futuro migliore. L’unica cosa che veramente ci può ancora tenere in vita è l’amore».

Nel raccontare il film La farfalla impazzita, in cui interpreta Giulia Spizzichino, Elena Sofia Ricci sottolinea come la memoria e la vicinanza agli altri siano un atto d’amore verso l’umanità: «Si parla di una tragedia, quella dell’Olocausto e delle Fosse Ardeatine, che ha colpito tutti indistintamente… Ma il film racconta anche di una donna, Giulia Spizzichino, che con grande fatica ha avuto il coraggio di andare in Argentina e legarsi a Las Mujeres de la Plaza de Mayo, donne, madri, sorelle dei desaparecidos, affermando una cosa importantissima: “Tutte le vittime sono vittime, tutti i carnefici sono carnefici, in ogni tempo e in ogni luogo”. Mai come oggi questo è tragicamente contemporaneo».

Interpretare donne reali le ha insegnato a entrare nei panni degli altri e a riconoscere la forza e la fragilità dell’essere umano. «Vestire i panni di Giulia Spizzichino è stato difficile, parlava poco, ho dovuto osservarla molto nei video che la riprendevano e studiare il suo sguardo: lei vedeva quello che raccontava. E Veronica Lario… è stata dura, sin dal provino. Veronica è una donna che si rende conto che il suo matrimonio è arrivato al capolinea e non si può più tornare indietro. Questo dolore è lo stesso per Silvio Berlusconi, per me, per te, per noi tutti, comune tanto alle donne quanto agli uomini. Quando un grande amore arriva alla fine è sempre doloroso. Credo che Sorrentino mi abbia scelta perché avevo sentito questo stato d’animo, che era ciò che voleva raccontare».