di
Alessandra Bravi, Jacopo Storni
Trent’anni dopo Tobino, il manicomio di Maggiano – appollaiato nel dolce colle di Fregionaia a pochi chilometri da Lucca – si sgretola a poco a poco. L’allarme della nipote e la notorietà arrivata dalla fiction Rai
Sembra sgorgare da sottoterra la sofferenza di queste stanze. E il loro grido di dolore – quello dei pazienti deliranti, depressi, ossessionati, schizofrenici – risuona ancora tra queste mura di freddo e muffa.
Ci sono i loro oggetti, brandelli di materia che parlano d’afflizione. C’è il carrello per le medicine, fermo immobile in un corridoio, avvolto dalla ruggine che avanza. Ci sono i letti, quei letti d’angoscia e insonnia, con le reti di ferro consumate, sgretolate. Ci sono gli appendiabiti, ancora gli stessi, così come le vasche, quelle per il refrigerio del corpo e della mente.
E poi la cucina coi suoi pentoloni non più fumanti, il ramaiolo corroso dal tempo, lo scolapasta che sembra parlare, il casco polveroso per farsi i capelli, i pennelli secchi e duri che un tempo dipingevano la follia. Ci sono i muri, con la muffa imperante.
E quelle scale, larghe e sontuose all’epoca, che faceva lui, il medico di questi perduti luoghi, Mario Tobino.
Siamo dentro l’ex manicomio di Maggiano, in provincia di Lucca, quello che ha ospitato Tobino come psichiatra e scrittore. Tobino curava le donne «matte» durante la seconda guerra mondiale e poi per trent’anni. Le curava con metodi all’avanguardia, odiando l’elettrochoc, si prendeva cura di loro. Qui viveva e scriveva i suoi libri: «Quelle scale consumate dai passi, lente salite di vite sospese (…) Sulle scale si incontravano gli sguardi, smarriti o improvvisamente lucidi».
Sono queste scale che Margherita Lenzi, la co-protagonista della serie Rai «Le Libere Donne», tratta dal romanzo di Mario Tobino “Le libere donne di Magliano” e terminata martedì sera, percorre appena il marito e la famiglia facoltosa, decidono di internarla. Margherita non è pazza. Margherita ha subito atroci violenze, soffre del «male oscuro», la depressione. Tobino, quello della fiction, non quello reale, forse se ne innamora, ma soprattutto, come quelle reale, la ascolta, le crede, la salva.
Margherita rappresenta un po’ tutte quelle libere donne che Tobino ha ascoltato.
Corridoi, stanze e camerate diventano spazi carichi di attesa, dove il medico osserva la fragilità umana manifestarsi nei gesti più semplici. Luoghi che ancora sussurrano memorie, ma sempre più fatiscenti, preda di una lenta morte. La fiction racconta la storia dello psichiatra nel manicomio di Maggiano durante la Seconda Guerra Mondiale, sfidando le regole per restituire dignità e libertà alle pazienti.
Ma oggi, trent’anni dopo Tobino, il manicomio di Maggiano – appollaiato nel dolce colle di Fregionaia a pochi chilometri da Lucca – si sgretola a poco a poco. Giorno dopo giorno, si perde un pezzo di memoria, e la presidente della Fondazione Tobino e nipote di Mario, Isabella Tobino, 79 anni, cresciuta insieme allo zio che ha segnato profondamente la sua vita, lancia un vero allarme: «La sezione femminile è crollata nel 2020 ed è irrecuperabile. Ancora un paio d’anni e tutti questi luoghi rischiano di andare perduti per sempre. Salviamo Maggiano, con tutte le sue memorie».
Si rivolge alle istituzioni: «Faccio appello al presidente della Regione Eugenio Giani che non è mai stato qui, venga a vedere la bellezza di queste stanze». E poi al Governo: »Mi rivolgo anche al ministro della cultura Alessandro Giuli, venga qui a vedere con i suoi occhi». Servirebbero almeno tre milioni per dare nuova vita a questi spazi, per far nascere un museo (più grande di quello esistente), un centro congressi sulla psichiatria, un percorso nella storia della psichiatria italiana.
«Da quando è andata in onda la serie, sempre più persone chiedono di visitare l’ex manicomio» racconta la nipote. Uno zio psichiatra e scrittore, narratore delle storie dei malati, che finalmente diventavano persone e non soltanto degenti. Scritti che sono diventati libri: “Le libere donne di Magliano”, “Gli ultimi giorni di Magliano”, “Per le antiche scale”.
Tobino scrittore e Tobino psichiatra, che rivoluzionò il metodo di cura dei malati soprattutto per il suo approccio profondamente umano e innovativo, in un’epoca in cui i manicomi erano spesso luoghi di isolamento e repressione.
«Ecco – dice Isabella – tutto questo non può scomparire come se niente fosse».
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25 marzo 2026 ( modifica il 25 marzo 2026 | 16:54)
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