Il caso è arrivato alla Corte di Giustizia Ue e la decisione potrebbe riguardare il destino delle Vpn in seguito alla pubblicazione degli scritti accessibili anche dove il diritto d’autore tutela ancora l’opera di Anna Frank
La protezione dei diritti d’autore dell’opera più importante scritta da Anna Frank, il suo Diario, è al centro di un caso europeo che potrebbe avere delle ripercussioni importanti sull’utilizzo delle Vpn, le reti private virutali. Tutto parte da un problema di fondo, ovvero la mancanza di armonia tra i vari Stati membri dell’Unione europea in merito al diritto d’autore. Il diario di Anne Frank, l’opera autobiografica della ragazza ebrea divenuta simbolo della Shoah, pubblicata postuma nel 1947, risulta di dominio pubblico in alcuni Paesi, come il Belgio. Un editore locale ha reso disponibile online un’edizione scientifica dell’opera, visibile e consultabile solo dove il copyright è scaduto. É stato quindi protetto tramite geoblocking, ovvero un blocco geografico dei contenuti in base alla posizione fisica dell’utente insieme a controlli di accesso aggiuntivi, così da limitare la fruizione di coloro che non possono visionare i contenuti gratuitamente perché nel loro stato i diritti d’autore sono ancora in vigore. Come nei Paesi Bassi, dove il copyright scadrà nel 2037. E proprio nei Paesi Bassi è nato il problema.
Il conflitto
Attualmente è in corso un contenzioso che vede da una parte la Anne Frank Fonds, con sede a Basilea, e dall’altra la Anne Frank Stichting, la fondazione olandese che gestisce la Anne Frank House di Amsterdam. La Fonds sostiene che le misure adottate per limitare l’accesso dai Paesi Bassi non siano adeguate, perché un utente può comunque raggiungere il contenuto tramite Vpn, proxy o anche dichiarando falsamente di trovarsi altrove. In altre parole, può sfruttare quelle tecnologie di rete, come le Virtual Private Network, che creano un tunnel sicuro e crittografato tra un dispositivo utilizzato dall’utente e la rete Internet. Oltre a garantire più sicurezza – e dare un importante aiuto nelle comunicazioni libere in Paesi dove vige la censura – questi sistemi permettono di aggirare i «blocchi» geografici dei servizi digitali. C’è chi le usa per accedere al catalogo americano di Netflix, chi – potenzialmente – potrebbe usarle per leggere gli scritti di Anna Frank messi a disposizione dall’editore belga.
Chiunque, tramite Vpn o Proxy (un «intermediario» tra il dispositivo e la rete che permette di nascondere l’indirizzo IP e dunque navigare in incognito), o semplicemente mentendo sulla propria provenienza geografica, potrebbe aggirare le misure di protezione e usufruire dell’opera anche dai Paesi in cui è ancora protetta da copyright. La Fondazione sostiene dunque che se il contenuto è raggiungibile, allora la pubblicazione esiste anche dove questo è ancora protetto e integra quella che viene definita una «comunicazione al pubblico» illecita. Per comunicazione al pubblico, almeno per quanto riguarda il diritto dell’Unione europea, si intende un atto in cui l’opera protetta viene resa accessibile, anche online, ad una serie di persone, così che il titolare dei diritti debba poter autorizzare o vietarne la diffusione. Non solo. Se i blocchi sono aggirabili, la responsabilità è di chi ha pubblicato l’opera, chi fornisce i servizi di Vpn o di chi elude il blocco?
Il caso dai Paesi Bassi alla Ue
Il caso, cominciato nel novembre del 2024 e deferito dalla Corte Suprema dei Paesi Bassi, è arrivato fino alla Corte di Giustizia europea e ha visto a metà gennaio il parere dell’Avvocato Generale Athanasios Rantos, il quale ha affermato che il blocco geografico non deve essere perfetto per essere rilevante. Conta solo se l’accesso è stato limitato, non se gli utenti possano aggirarlo o meno. Rantos, che non è un avvocato di parte e il cui compito è presentare alla Corte di Giustizia europea un’opinione non vincolante, imparziale e indipendente sui casi con questioni complesse o nuove nel diritto Ue, ha inoltre chiarito che le Vpn non costituiscono una comunicazione al pubblico di opere protette, salvo che non incoraggino un utilizzo illecito. L’opinione dell’avvocato generale non è vincolante per la Corte, ma potrebbe comunque indicare un esito finale.
La diatriba è in attesa di una sentenza definitiva, che potrebbe riversarsi anche negativamente sullo scopo primario delle Vpn, fondamentali per gli utenti che intendono proteggere la propria privacy e l’anonimato, in particolar modo quando desiderano accedere a informazioni da un Paese in cui la libertà di stampa è limitata o dove Internet è sottoposto a censure e controlli. In Europa in diversi Paesi le Vpn non sono più quegli scudi impenetrabili dietro cui gli utenti tentavano di nascondersi per salvaguardare privacy, sicurezza, ma anche accedere a contenuti bloccati nella propria area geografica o, perché no, anche violare ad esempio il diritto di copyright, come il caso Piracy Shield italiano insegna. Ma, purtroppo o per fortuna, questo avviene anche in Spagna e Francia. A maggio 2025 ad esempio, Canal+ ha annunciato di aver ottenuto dal Tribunal judiciaire de Paris un ordine che imponeva a cinque provider Vpn di bloccare l’accesso a 203 domini associati a streaming sportivo illecito, con nuovi blocchi ottenuti anche nei mesi successivi e nei primi mesi del 2026.
Le Vpn in Europa
In Spagna, lo scorso mese, il Juzgado de lo Mercantil n. 1 di Córdoba ha concesso misure cautelari richieste da LaLiga e Telefónica Audiovisual Digital contro NordVPN e ProtonVPN. L’ordine ha fatto così che venissero implementate misure per far sì che dalla Spagna fossero inaccessibili IP che sono stati indicati come responsabili di trasmissioni illecite di contenuti protetti. In particolare nel caso spagnolo le Vpn sono state considerate dal tribunale come intermediari tecnologici ai quali deve applicarsi il Regolamento europeo sui servizi digitali. Nel Regno Unito non si parla di Vpn per lo sport, ma perché la Children’s Commissioner for England ha chiesto che le Vpn siano limitate agli adulti. Ma gli eventuali requisiti di verifica dell’età per i servizi di questo tipo porrebbero seri problemi di privacy.
Insomma, ora la palla passa alla Corte di Giustizia Ue, dove si deciderà quello che potrebbe riguardare anche il destino delle Vpn. Dopo l’opinione dell’Avvocato generale Athanasios Rantos del 15 gennaio 2026, i giudici della Corte di giustizia Ue sono entrati nella fase di deliberazione. La sentenza non è ancora stata pubblicata: quando arriverà, fornirà alla Corte Suprema olandese l’interpretazione del diritto Ue da applicare poi al caso Anna Frank.
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25 marzo 2026
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