Fa un uso artificiale della nostalgia e si auto-limita a compiacere i millennial raccontandoli come simpatici perdenti Nostalgico come un gruppo Facebook 2010
Come quelle mode revisioniste che a ondate investono tutti i social, anche il cinema italiano non riesce ad uscire dalle secche della nostalgia pneumatica, di quella malinconia che si può ravvisare in maniera esemplare in quei gruppi Facebook “Noi degli anni 80/90” e i meme “Ma che ne sanno i 2000”. Forse l’emblema di questo modo boomer di guardare al passato ha trovato su grande schermo il suo vessillo nel Cena di classe diretto da Francesco Mandelli che, dopo il clamoroso successo de I soliti idioti, pare tornato simbolicamente al nick con cui esordì nella musicalmente spenta MTV (altro cerchio passatista che si chiude): “Nongio”, il Non Giovane. Alla sua quarta direzione in solitaria, infatti, l’attore e regista lombardo fa dall’omonima canzone dei Pinguini Tattici Nucleari il vero e proprio soggetto cinematografico di un Compagni di scuola ai tempi del millennial. La sceneggiatura espande il testo della band indie-pop: un gruppo di ex compagni di liceo si riunisce, a diciassette anni dalla maturità, in occasione del funerale di uno di loro, Pozzi (lo stesso Mandelli). Tra battutine a capezzale appena infiorettato, mancati riconoscimenti facciali, frecciatine tensive e goliardia canaglia, questi (quasi tutti invecchiati male) 35enni si concedono anche la cena nel locale che “puzza ancora di fritto” dove passavano tante serate da maturandi. Dopo aver bevuto e fumato in abbondanza, i reduci liceali spingono l’amarcord fino all’estremo decidono di introdursi clandestinamente nella loro vecchia scuola. Ma qui gli eccessi goderecci della serata cominceranno a farsi sentire portandoli ad eventi fuori controllo e risvolti tragicomici come il nascondimento della bara del morto che erano venuti ad omaggiare. Impossibilitati ad uscire fuori dall’edificio, saranno costretti allora a una caccia al tesoro per capire chi li abbia tirati dentro quella che nel frattempo è diventata un’occupazione fuori tempo massimo: il motto adolescente che li univa, “qui si fa la storia”, è diventato infatti un rischio penalmente perseguibile…
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Come vendere una storia per il cinema e la televisione, dal 9 aprile
Cena di classe tenta il colpaccio provando a mischiare l’eterno (re)flusso sentimentale del nostro cinema verso il periodo scolastico alla commedia americana più scorretta. Il riferimento a Una notte da leoni si rivela, però, solo un cavallo di Troia per le nuove generazioni che vedono l’anarchia comica del cineasta statunitense esaurirsi qui in inquadrature pregne di caos scenografico ma prive di qualunque sommovimento corporale o, più semplicemente d’azione: la droga mischiata alla grappa causa al massimo una catalessi furbastra che i diegeticamente pigri flashback, ovviamente, riveleranno ma non provoca neanche un piccolo conato di vomito, una ferita o un atto di autolesionismo (vero, non la fintissima minaccia di salto nel vuoto di Alex). Mandelli e la sua folta squadra di autori tentano allora a più riprese di incidere psicologicamente sulla carne viva delle miserie di questa “generazione ponte, in un paese dove i ponti crollano, cazzo” tratteggiando tutti i protagonisti come perdenti che hanno rinunciato ai sogni giovanili. Ma questa vis cinica si ferma proprio sul ciglio di queste debolezze caratteriali: come nella componente più retriva della commedia all’italiana, Cena di classe si limita infatti a denunciare i vizi di questi millennial non allontanandosi mai dal paritetico piano di osservazione. In una resa dei conti con rimpianti spesso grossissimi – il mantenuto Michael che si accorge di essere uno sfigato nonostante la ricchezza, l’avvocatessa Nenè vittima di violenza domestica, la guardia giurata Romeo bugiarda e rancorosa – Mandelli comunque si tiene lo spazio per redimerli tutti, accogliendo le loro sconfitte e le loro manie con evidente accettazione complice. In questo sguardo appannato dalla volontà salvifica che cerca la redenzione ancora una volta nella generazione successiva – la figlia di Miss Liceo – si concentrano infine tanti luoghi (comuni) della mappa nostalgica: il PES 2008 con i nomi dei calciatori storpiati per la mancanza dei diritti è il tempo delle mele dei nostri tempi.
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Come vendere una storia per il cinema e la televisione, dal 9 aprile
Regia: Francesco Mandelli
Interpreti: Beatrice Arnera, Herbert Ballerina, Giovanni Esposito, Roberto Lipari, Francesco Mandelli, Nicola Nocella, Andrea Pisani, Francesco Russo, Giulia Vecchio, Annandrea Vitrano, Ninni Bruschetta, Debora Villa, Giulia Melillo, Giordano De Plano, Federico Russo, Francesco Villa
Voce: Mara Maionchi
Distribuzione: Medusa Film
Durata: 94′
Origine: Italia, 2026
La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
Il voto dei lettori
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