di
Fulvio Fiano
La donna ha chiesto di essere ascoltata dai pm, già la prossima settimana potrebbe essere in Procura a Roma. Si complica la posizione degli altri soci?
«Non ho consegnato soldi a nessuno, non ho firmato nessun atto, non sapevo di essere diventata proprietaria del 100 per cento della quote della società». Tramite il suo avvocato, Fabrizio Gallo, Miriam Caroccia riscrive l’ennesima possibile verità nella vicenda della srl «Le 5 forchette», la sigla che gestisce il ristorante romano Bisteccheria d’Italia e nella quale Andrea Delmastro deteneva il 25 per cento delle quote. Parole che, se riscontrate dalla Dda, smentirebbero per l’ennesima volta la versione dell’ex sottosegretario alla Giustizia e complicherebbero la posizione degli altri soci, esponenti di Fratelli d’Italia in Piemonte, perché alludono a un falso.
La cessione delle quote
Delmastro sostiene di essersi liberato della sua parte appena venuto a conoscenza del curriculum criminale del padre della allora 18enne, Mauro Caroccia, prestanome del boss camorrista Michele Senese e in carcere con una pena definitiva a quattro anni. Siamo a novembre 2025, Caroccia è ancora libero in attesa della Cassazione e la srl, 10 mila euro di capitale sociale, ha circa un anno di vita con Miriam amministratrice unica sin dall’atto di nascita davanti al notaio di Biella dove è stata accompagnata dal proprio padre. Delmastro cede le sue quote in un primo momento alla G&G, società di cui è l’unico proprietario e che — come la partecipazione ne «Le 5 Forchette», non compare nelle obbligatorie comunicazioni patrimoniali al parlamento. La G&G è una società nata in quella occasione e che il 3 marzo scorso, quando Caroccia padre è detenuto da un paio di settimane e l’inchiesta sulla srl muove i primi passi, cede le stesse quote a Donatella Pelle, impiegata, moglie dell’avvocato esperto di fallimenti Domenico Monteleone e socia di minoranza della «5 Forchette» con il 5 per cento.
Gli altri soci
La stessa quantità di quote che detiene ognuno degli altri contitolari, la vicepresidente della Regione Elena Chiorino (che ieri si è dimessa), l’assessore biellese e coordinatore provinciale di FdI Cristiano Franceschini, il consigliere regionale Eugenio Zappalà. Pelle e gli altri tre, due giorni dopo, cedono l’intero pacchetto a Miriam Caroccia in cambio di 5 mila euro (3.500 Pelle, 500 a testa gli altri) «già corrisposti a mezzo pagamento in contanti». Così almeno è scritto nell’atto del commercialista di Biella Luca Zambanini che le parole della ragazza, ora indagata col padre per riciclaggio e intestazione fittizia, sembrano smentire.
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Il rogito e i soldi
Se non ha pagato lei le quote, se non ha firmato l’atto, se si è ritrovata titolare della srl senza saperlo, qualcuno operava per lei? E chi, dato che il padre era già in carcere quando è avvenuto questo passaggio? Questi ed altri interrogativi restano aperti anche dopo le dimissioni di Delmastro che, come l’alienazione delle quote, non hanno scritto la parola fine in possibili coinvolgimenti nell’inchiesta. Miriam Caroccia, che nel ristorante lavora come cameriera a dispetto del presunto ruolo imprenditoriale, ha chiesto di essere ascoltata dai pm. Già la prossima settimana potrebbe essere in procura a Roma.
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26 marzo 2026 ( modifica il 26 marzo 2026 | 11:31)
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