di
Giusi Fasano
Il ragazzo che ha accoltellato la professoressa a scuola a Trescore Balneario avrebbe fatto parte di un gruppo Telegram, sul quale appaiono il suo presunto «manifesto» e le immagini di quelle che sarebbero state la maglietta indossata durante l’aggressione e le armi utilizzate
Il ragazzo di 13 anni che ha accoltellato la sua professoressa a Trescore Balneario, nella Bergamasca, avrebbe fatto parte di un gruppo Telegram, nel quale – oltre al video dell’aggressione – sono presenti ora immagini e testi già all’attenzione degli inquirenti.
Nel gruppo si vedono le foto di quella che sarebbe la maglietta che il ragazzo avrebbe indossato durante l’aggressione: una semplice t-shirt bianca, con la scritta «vendetta» fatta a mano, con un pennarello rosso.
Ci sono anche foto di quelle che sarebbero le armi utilizzate dal ragazzo: i coltelli e una pistola finta, «trovata nel suo zaino», si legge nei messaggi del gruppo.
Ma oltre alle immagini, su Telegram è presente anche una frase che sarebbe riferita al padre – «non ho avuto il coraggio di ucciderlo» – e quello che sarebbe il «manifesto» del ragazzo. Un «manifesto» che contiene anche le presunte ragioni dietro al suo gesto. «Ucciderò la professoressa di francese, le piace umiliarmi», si legge.
«Sono giunto alla conclusione che non posso più vivere una vita così.
Una vita piena di ingiustizie, mancanza di rispetto e banalità, ne sono stanco, quindi ho deciso che la soluzione perfetta è prendere in mano la situazione», sono le frasi attribuite al ragazzo in questo testo. «Ucciderò la mia insegnante di francese. La scelta non è casuale, è mirata», spiega, accusandola di averlo «preso di mira» e di volerlo «umiliare davanti a tutti».
Nel presunto manifesto si fa riferimento a un altro episodio: «Quando sono stato preso a pugni da un ragazzino magrolino non ho reagito, gli insegnanti non se ne sono nemmeno accorti, ed erano due, ho dovuto andare da loro e raccontare cosa era successo, e questo evidenzia quanto la scuola stia fallendo. Quando la mia insegnante di francese ha avuto l’audacia di dire che me lo meritavo».
Nel testo si legge anche un passaggio nel quale il ragazzo avrebbe fatto valutazioni sulla sua non punibilità (legata alla sua età) e alla sua volontà di «infrangere le regole – etiche, morali o legali. Tutte queste cose mi limitano, e se qualcosa sfida la mia libertà, lo sento come un attacco personale alla mia autonomia. Se qualcuno mi dice di non fare qualcosa, il più delle volte mi sento ancora più incline a farlo».
«La goccia che ha fatto traboccare il vaso e mi ha spinto a prendere questa decisione radicale è stata la mia diagnosi», spiega poi il ragazzo, parlando della sua «difficoltà di attenzione».
Poi il capitolo sulla scelta dell’abbigliamento: «Per quanto riguarda la maglietta, la scelta non è stata casuale. Non ho scelto la solita roba da selezione naturale. Sono unico e non sono una copia di nessun precedente attacco scolastico. (…) Vendetta non è una parola scelta a caso. Rappresenta ciò che provo».
E ancora: «L’uniforme militare non è una scelta casuale. L’ho scelta perché mi vedo come un soldato che combatte per i propri diritti (…) Mi sento anche superiore a tutti i miei coetanei. Sì, a volte sono divertenti, ma mi sento molto più intelligente di loro, e indossare un’uniforme dimostra la mia superiorità rispetto a tutti questi comuni mortali. Non sono più uno di loro, sono qualcuno di migliore, qualcuno che ha avuto la forza di fare ciò che molti non hanno, qualcuno che ha l’intelligenza di capire che nessuno difende veramente noi e i nostri bisogni. Ogni dettaglio del mio abbigliamento è stato pensato per un motivo. La maschera con il teschio non esprime un’ideologia specifica, è semplicemente piacevole alla vista e mi piace l’estetica».
Nel presunto manifesto quello che sarebbe il 13enne avrebbe anche spiegato che «per quanto riguarda la mia ideologia politica, non mi riconosco in nessuna ideologia ben definita perché l’unica cosa che conta sono io, nessun altro conta, nessuna vita ha importanza al di fuori della mia. La vita è priva di senso se decidi di viverla come un topo, seguendo una routine quotidiana come uno schiavo».
Nel «manifesto», l’autore dice di non avere «molti amici, e questo perché la maggior parte delle persone mi considera strano o mi vede come insopportabile. Mi piace socializzare ma, allo stesso tempo, odio uscire; vedere la gente che ride in gruppo mi fa solo arrabbiare, sono tutti solo un branco di stupidi mediocri, tutti uguali, come se fossero stati tutti copiati e incollati da un progetto noioso». Infine, il contatto con una persona di cui si sarebbe innamorato, avvenuto «pochi giorni fa. Sembra una persona simile a me, è divertente ed è attraente. Vorrei davvero che potessimo rimanere in contatto anche dopo il mio attacco. Ne dubito fortemente. Anche se so che rimarrò deluso, voglio lasciare un po’ di spazio alla speranza. Desidero vivere nei suoi ricordi per sempre, anche se so che nulla dura così a lungo».
Nel gruppo si fa riferimento anche ad alcuni esplosivi (nella casa del ragazzo che ha colpito l’insegnante sono stati trovati materiali di questo tipo). L’utente che ha postato il «manifesto» che il ragazzo gli/le avrebbe inoltrato scrive che «era affascinato dalla chimica, e prima di nascondere e rendere privati i suoi video, il suo profilo era pieno di istruzioni per comporre tutti i tipi di sostanze», compresi «esplosivi e droghe. Voleva creare bombe da far esplodere mercoledì, ma non ha trovato il modo di farle detonare, quindi ha deciso di farne a meno». Non ci sono al momento conferme ufficiali, da parte degli inquirenti, relative a quanto riportato in questo testo.
Articolo in aggiornamento…
26 marzo 2026 ( modifica il 26 marzo 2026 | 12:54)
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