di
Cesare Ferrari

Il racconto di un settantenne: «Si partiva da piccoli aeroporti sulla costa adriatica e si sbarcava in Macedonia o in Montenegro. C’erano anche inglesi, francesi, tedeschi. E da Milano qualcuno andava lì anche per divertirsi»

«Io ci sono stato, ho combattuto lì. Conoscevo persone di Milano che facevano dei charter. Sono andato là, mi sono intruppato in una formazione paramilitare serba. I serbi utilizzavano molto volentieri persone formate al tiro a lunga distanza europee». È il racconto al Tgr di un cacciatore piemontese, settantenne. Il suo nome è spuntato nell’inchiesta milanese sui safari umani nella Bosnia degli anni ’90. 

L’uomo nega di aver partecipato a presunti safari umani, ma rivendica la sua
partecipazione alla guerra. «C’erano delle procedure, si partiva da piccoli aeroporti sulla costa adriatica – è un passaggio dell’intervista -. Poi o si sbarcava in Macedonia oppure in Montenegro. C’erano anche degli stranieri: inglesi, francesi, tedeschi. Qualcuno da Milano andava anche per divertirsi». 



















































Il giornalista Martino Villosio chiede al cacciatore se ha mai sparato a qualcuno. «Certo. Vado a rinvangare e certe notti ho gli incubi…».


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26 marzo 2026 ( modifica il 26 marzo 2026 | 16:47)