di
Guido Olimpio
L’appello ai civili nel Golfo che riprende le tattiche care al «veterano» della presa di ostaggi all’ambasciata Usa: diteci dove alloggia il personale Usa
Washington fa trapelare sui media possibili piani d’attacco terrestri, Teheran si adegua promettendo risposte. Un alto ufficiale ha alluso all’impiego di presunte «armi segrete», un secondo ha risvegliato i fantasmi: la cattura di soldati trasformati in ostaggi.
Gli iraniani, nel caso in cui le forze americane mettano gli scarponi sulle isole nello Stretto di Hormuz, a Kharg o in qualche sito nucleare, cercheranno di fare dei prigionieri per umiliare Trump.
Il messaggio riprende una mossa auspicata da Mohsen Rezai, una delle vecchie volpi ancora in vita dell’era khomeinista. La presa di ostaggi è un suo pallino perché è convinto che possa creare difficoltà agli Usa ma è anche utile sul piano della propaganda. E se si guarda alla carriera del personaggio è facile comprenderne il motivo. Ha partecipato alla nascita della Repubblica islamica e ha vissuto l’epoca della presa d’ostaggi nell’ambasciata Usa.
Membro dei mujaheddin islamici, poi parte della sicurezza di Khomeini, è passato alla guida dell’intelligence dei pasdaran dal 1979 all’81. La successiva promozione lo ha portato a guidare i Guardiani della rivoluzione fino al 1997. Un periodo lunghissimo seguito dalla direzione del centro di commando che gestiva i miliziani e l’esercito. Stimato dai duri e puri, ha avuto un ruolo nella repressione dei curdi e degli oppositori interni. Meno entusiasti alcuni generali per le tattiche adottate durante la guerra contro l’Iraq: Rezai avrebbe mandato a morire migliaia di pasdaran e basij con azioni sconsiderate.
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Il suo ruolo di vertice lo ha coinvolto nelle indagini per l’attentato a Buenos Aires contro l’associazione ebraica Amia nel luglio ’94 e Washington lo ha inserito nelle liste nere.
Rezai ora ricopre la carica di consigliere per la sicurezza di Mojtaba Khamenei. Un’altra «ombra» dei pasdaran alle spalle del leader che non si vede. E dunque può suggerire metodi per ingaggiare il nemico.
Nel marzo 2007, 15 militari britannici a bordo di gommoni sono stati bloccati dai guardiani in una zona di confine tra Iran e Iraq. Episodio controverso chiuso con il rilascio dopo un paio di settimane, prova di come Teheran cerchi di sfruttare il momento per sottolineare chi ha (avrebbe) l’iniziativa.
Poche ore fa il Comando iraniano si è rivolto ai civili nei Paesi del Golfo perché aiutino a individuare hotel ed edifici che ospitano personale americano. In effetti, un articolo del Washington Post ha raccontato come molti soldati e ufficiali siano stati spostati in luoghi lontani dalle basi considerate troppo esposte al tiro di missili o droni-kamikaze. Nelle installazioni sarebbero rimasti solo piloti e addetti alla logistica mentre gli altri operano da remoto.
Immediata la reazione delle monarchie sunnite. Hanno diffuso un comunicato congiunto per denunciare il pericolo di cellule clandestine dirette da Iran o Hezbollah presenti nei loro territori. Temono che possano compiere atti terroristici e assistere i guardiani nel trovare i bersagli: uno di questi gruppi è stato bloccato in Kuwait.
26 marzo 2026 ( modifica il 26 marzo 2026 | 23:35)
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