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Massimiliano Nerozzi, inviato a Cardiff
L’attaccante, 40 anni, riagguanta i padroni di casa e gela Cardiff
Prima di tutto, come insegnano a scuola, ci vuole rispetto per gli anziani, a partire da Edin Dzeko: oltrepassata la soglia dei 40 ha saltato in testa a tutti come se ne avesse la metà, portando la sfida all’overtime, quando metà dei suoi compagni, sempre con la testa, pareva già sotto la doccia. Presupposto il pareggio, va da sé, per la vittoria arrivata alla riffa dei calci di rigore. Seconda avvertenza, per gli Azzurri, che contro la Bosnia si giocheranno l’accesso al Mondiale: guai a dubitare del talento del terzetto di under 23 — Tarik Muharemovicć (Sassuolo), Amar Tedic (Benfica), Benjamin Tahirović (Brøndby) — nonostante ieri sera siano andati a corrente alternata, anzi, quasi al buio.
Ma soprattutto, e sopra tutti, occhio al diciottenne Kerim Alajbegovic, tedesco di nascita ma slavissimo di piede sinistro, scovato dal Red Bull Salisburgo a Leverkusen. Entrato dalla panchina nei supplementari, ha ribaltato l’inerzia di una notte che il Galles aveva reso subito cupa, mostrando corsa, sempre a testa alta, piede, fiuto per il campo aperto e una visione da giocatore maturo. Tanto da segnare il rigore decisivo, con un’arena contro, come fosse nella partitella ai giardinetti.
Quando le cose andavano ancora malaccio, ci aveva però pensato il vecchio Edin, riacciuffando il destino a meno di dieci minuti dalla fine: saltando bene, di testa e con la testa, appostato sul primo palo, da più furbo ed esperto di tutti. Esperto pure nel far saltare i nervi agli altri, ovviamente per prendere tempo, con i suoi in difficoltà: ormai in panca, è uscito dalla propria area tecnica, quasi azzuffandosi con Bellamy e con mezza squadra avversaria. Il tutto al costo di un giallo, insomma cavandola di lusso. Quella di Sergej Barbarez è una squadra da antica Europa centrale, ovvio con quote minori di talento, ma con la conoscenza dei momenti della partita, di quando dover restare e quando poter andare.
Di più, ha il pregio, appiccicoso e pericoloso in uno spareggio, di saper stare attaccata alla sfida, dentro al duello, anche quando il destino pare aver voltato le spalle. In una parola, ha rarefatti giocatori, ma condensata esperienza.
Last but not least, per l’Italia, detto del baccano del Cardiff City Stadium, se ne annuncia altrettanto martedì sera al Bilino Polje di Zenica, 15.600 posti con volume da disco romagnola: tra la tradizione del gruppo ultrà locale, Robijaši, i galeotti, un nome un programma, e quelli che seguono solitamente la nazionale, i BHFanaticos (traduzione superflua), che già ieri sera si facevano sentire, da uno spicchio che pure era in clamorosa minoranza. La Bosnia, che 12 anni fa andò al Mondiale bruciando la Grecia per differenza reti, gira attorno a Edin, anche se il tonnellaggio offensivo è aumentato con il rientro di Demirovic (Stoccarda), che era stato fuori a lungo per un infortunio al piede: non un fenomeno, ha pure sbagliato il suo rigore, ma con il curriculum internazionale che manca a tanti suoi compagni. Il resto dell’orchestra è di medio livello, con qualche giocatore in rampa di lancio.
Può far coraggio l’almanacco: con la Bosnia, gli Azzurri hanno 4 vittorie, 2 pareggi e un ko, nel 1996. Ultimo incrocio in amichevole, due anni fa, (1-0, gol di Frattesi), mentre nell’ultima trasferta ha vinto l’Italia, nella Nations League del 2020: 2-0, con reti di Belotti e Berardi. Il Galles è al 35° posto del ranking Fifa, la Bosnia al 71, due sotto l’Irlanda del Nord: diciamo che poteva andare peggio.
26 marzo 2026 ( modifica il 27 marzo 2026 | 00:02)
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