Di quelle ore ricorda il momento in cui la madre gli consegnò tra le braccia il piccolo Domenico Caliendo. E da quel giorno vive con il dolore di «non essere riuscito a restituirlo vivo» alle braccia della donna. Poi ricorda la corsa al piano terra del Monaldi, per andare a ricevere la box termica in cui era trasportato il cuore donato a Bolzano, ma anche la frustrazione per quella coltre di ghiaccio attorno all’organo.

APPROFONDIMENTI

Di quella giornata infinita – era il 23 dicembre scorso – ricorda anche il timing dell’intervento chirurgico, a partire da una convinzione che viene messa a verbale: «Sono sicuro che quando è iniziato l’intervento sul piccolo Domenico (il clampaggio della aorta) la dottoressa Farina e il dottor Pagano (che arrivavano da Bolzano) non erano ancora in ospedale, al Monaldi». È una lunga testimonianza quella resa da Francesco Farinaceo, coordinatore infermieristico – quindi: caposala – in quella antivigilia di Natale in cui si decide la vita (e l’inizio del calvario) del piccolo Domenico.

Copia forense

Un racconto che è stato allegato alla richiesta di interdizione per falso a carico del chirurgo Guido Oppido e della sua vice Emma Bergonzoni, che si discuterà a fine mese dinanzi al gip. Intanto, questa mattina sarà effettuata, sempre dinanzi al gip, la copia forense del cellulare della perfusionista Giuseppina Ferrillo (non indagata) che realizzò un video dell’espianto del cuore nativo di Domenico. Ma prima di addentrarci nell’analisi del video, torniamo a Farinaceo dinanzi al pm Giuseppe Tittaferrante e all’aggiunto Antonio Ricci: «Vi ringrazio della convocazione, perché per me si tratta di una liberazione. Sono molto addolorato».

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Dunque, il 23 dicembre: «Iniziai prima delle sette del mattino per preparare la sala operatoria, la preparazione dell’intervento iniziò alle 11». Poi il fattore tempo. Come si è arrivati ad espiantare il cuore nativo in anticipo? Perché non si è pensato di valutare la qualità di un organo risultato poi bruciato dal ghiaccio secco? Spiega Farinaceo: «Non ricordo se Francesca Blasi o Marialuisa Malafronte (non indagate) ricevevano una telefonata dalla dottoressa Gabriella Farina (a capo della equipe in arrivo da Bolzano), in cui quest’ultima comunicava di essere nei pressi dell’ospedale Monaldi, immediatamente dopo è stato fatto il clampaggio della aorta. Oppido disse “aorta clampata”, guardai l’orario ed erano le 14.18, ne sono sicuro; aggiungo che la dottoressa Farina e il dottor Pagano non erano ancora in ospedale».

Dunque, una versione che conferma il racconto reso da altre due infermiere. Difesi dall’avvocato Francesco Petruzzi, Antonio e Patrizia Caliendo chiedono giustizia su quanto accaduto sull’asse BolzanoNapoli. Ma c’è un altro punto su cui insiste Farinaceo, quello in cui l’anestesista avrebbe chiesto ad cardiochirurgo Oppido «di fare la cardioplegia». Una pratica che consente di operare su un cuore fermo e inerte e che avrebbe potuto consentire di bloccare l’espianto del cuore nativo di Domenico. In sintesi, l’anestesista – secondo Farinaceo – avrebbe detto «Guido, perché non facciamo la cardioplegia?»; secca sarebbe stata la risposta di Oppido: «Francesca, quando cazzo mai hai visto fare la cardioplegia sul cuore che si espianta?».

Ma Farinaceo è anche quello che materialmente era sceso al piano terra a recuperare il contenitore in arrivo dal nord: «Scesi di corsa con l’oss Gianluca Caudiero, Farina e Pagano erano vicini all’ascensore al piano zero (erano appena arrivati), quindi sono certo che quando è stata clampata la aorta non erano in ospedale. Portai il contenitore in sala operatoria ed erano le 14.30».

Il blocco

Poi il dramma: l’apertura del coperchio, «mi accorsi che c’era qualcosa di strano, era un blocco di ghiaccio. Il cestello con il cuore all’interno era incastrato, abbiamo impiegato circa 15-20 minuti». Infine, una battuta nota: «Dopo aver cercato di scongelarlo Oppido decise di impiantarlo e tuttavia il cuore era parzialmente congelato, tanto che lui stesso diceva “che dobbiamo fare? Questo cuore non farà neanche un battito”».

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Difeso dai penalisti Vittorio Manes e Alfredo Sorge, Oppido è pronto a replicare all’accusa di falso, in relazione al timing inserito nella cartella ufficiale, assieme alla sua vice Bergonzoni (che è difesa dal professor Vincenzo Maiello). Anche per la difesa è decisivo il video fatto dalla infermiera, che attesta che il cuore di Domenico viene poggiato sul tavolo operatorio intorno alle 14.34, quando era «ancora vivo e pulsante».

La registrazione

Intanto, è ancora Farinaceo a svelare un particolare, a proposito della riunione della equipe convocata da Oppido: «Rossella Cardenio (non indagata), su mio suggerimento, registrò la riunione. Possesso la registrazione sul mio cellulare». Ed è la riunione in cui due infermiere respingono la versione di Oppido a proposito del timing, sostenendo di aver subito pressioni minacciose dallo stesso chirurgo.