Reflusso gastroesofageo e prevenzione oncologica: al Policlinico San Donato nasce il Centro Esofago e Reflusso. Diagnosi avanzata, approccio multidisciplinare e nuove tecnologie 

Laerte Salvini

26 marzo – 11:11 – MILANO

Non è solo un fastidio passeggero, ma una sfida di salute pubblica che colpisce circa un italiano su tre. La malattia da reflusso gastroesofageo (MRGE) rappresenta oggi la patologia digestiva più diffusa nel nostro Paese, una condizione che, se trascurata, può trasformarsi in un avversario silenzioso e temibile. In questo scenario, l’IRCCS Policlinico San Donato segna un punto di svolta con l’inaugurazione del CER (Centro Esofago e Reflusso). A spiegarne la genesi e gli obiettivi è il direttore del centro, il Professor Emanuele Asti, responsabile dell’Unità Operativa di Chirurgia Generale e d’Urgenza.

Reflusso gastroesofageo: le ambizioni del cer—  

L’obiettivo del Centro non è solo trattare il sintomo, ma gestire l’intera gamma delle patologie esofagee, dalle più comuni alle neoplasie. Il Professor Asti chiarisce subito come il reflusso non debba essere considerato un semplice fastidio passeggero, ma un avversario che gioca sul lungo periodo: “Il CER è un centro super specialistico che ha l’ambizione di occuparsi di tutte le malattie benigne e maligne dell’esofago e dello stomaco con un focus particolare per la malattia da reflusso. È sostanzialmente la prima malattia per incidenza di tutte le patologie gastroenterologiche di tipo viscerale, quindi l’interesse è di un numero assai cospicuo di pazienti. Parliamo di una patologia ad andamento iniziale benigno, ma progressivo: se trascurata, non curata adeguatamente e soprattutto automedicata e autogestita dal paziente, può portare a un’ingravescenza continua e sfociare anche in patologie di tipo maligno. Questo è un aspetto fondamentale da tenere presente”.

La valutazione olistica: oltre il farmaco, il team multidisciplinare—  

Una delle grandi novità del Centro è l’abbandono della visione “compartimentata” della medicina a favore di un approccio olistico. Il paziente non è un numero, ma un insieme di abitudini che vanno analizzate e corrette attraverso un team che comprende psicologi, nutrizionisti e fisioterapisti. “La malattia da reflusso non interessa un organo e basta, richiede una valutazione olistica e un’anamnesi accurata. Bisogna capire quali sono gli errori che il paziente commette: l’abitudine al fumo, il sovrappeso, l’obesità, la mancanza di attività fisica o problematiche di tipo psicologico e lavorativo – racconta Asti – In un primo approccio è necessario che tutti questi fattori modificabili siano riportati alla normalità. Per questo nel team abbiamo uno psicologo, un nutrizionista per far perdere peso e un fisioterapista che aiuti nel recuperare l’attività respiratoria e motoria. Diamo consigli sulla vita quotidiana che permettono la riduzione di una quota di questi sintomi prima di passare agli approfondimenti clinici”.

Diagnostica funzionale: “Aprire il cofano” con l’EndoFLIP 300—  

Quando il cambio di stile di vita non basta, entra in gioco la tecnologia. Al CER la diagnostica va oltre la semplice immagine, cercando di capire “come” lavorano gli organi. In questo contesto, lo strumento principe è l’EndoFLIP 300, un dispositivo che permette una valutazione dinamica della giunzione esofago-gastrica: “Gestiamo tutte le metodiche diagnostiche attualmente sul mercato, ma abbiamo acquisito recentemente l’EndoFLIP 300, perché di fatto non è sufficiente fare una gastroscopia. La gastroscopia è come fare una fotografia di un esofago senza sapere effettivamente com’è la sua funzione; è come guardare una macchina in una fotografia e non aprire il cofano per vedere che tipo di motore c’è. L’EndoFLIP permette di valutare in modo moderno la funzionalità e la capacità peristaltica dell’esofago di avere una funzione antireflussiva, verificando l’integrità dello sfintere esofageo inferiore (il cardias), ovvero quel passaggio deputato all’azione valvolare che evita il reflusso dello stomaco”.

La trappola dell’automedicazione e i sintomi “nascosti”—  

Un punto critico sottolineato con forza dal Professor Asti è l’abuso di farmaci “fai-da-te” che spesso finiscono per mascherare una situazione clinica in peggioramento, portando il paziente a consultare lo specialista quando ormai il danno si è esteso oltre l’esofago: “Oggi nove pazienti su dieci sono automedicati, che è la cosa peggiore. Gli errori da non fare sono l’automedicazione e l’uso di farmaci tampone o dispositivi di barriera per gestire il sintomo in modo momentaneo. Questo crea assuefazione, necessità di dosaggi superiori e forti disequilibri ormonali, ma soprattutto fa perdere la capacità di percepire i sintomi, che sono la spia della progressione della malattia. Questi pazienti arrivano dopo 15 o 20 anni con sintomi che interessano altri organi: la voce con disfonia, i polmoni con la tosse, il cuore con extrasistoli, asma o insufficienza respiratoria. Sono sintomi di difficile gestione che vanno aggrediti precocemente in centri con forte competenza”.

Esofago di Barrett e IA: la partnership molecolare con gli Stati Uniti—  

L’innovazione di punta del CER riguarda la gestione dell’Esofago di Barrett, una precancerosi che richiede una sorveglianza mirata. Grazie a una partnership esclusiva con un centro statunitense, i pazienti del San Donato possono accedere a un’analisi molecolare basata sull’intelligenza artificiale (spatialomics) per definire il rischio reale di tumore: “Quando il reflusso si complica può dare origine all’Esofago di Barrett, una metaplasia dove la mucosa si trasforma per proteggersi dall’acido e le cellule possono commettere errori di trascrizione del DNA, portando al rischio tumorale. Attraverso questa partnership americana, possiamo eseguire biopsie e mandarle negli Stati Uniti per un’analisi molecolare avanzata che utilizza l’IA per analizzare 9 biomarcatori proteici. Questo ci permette di fare un counseling adeguato: ci sono pazienti che con eccessiva apprensione fanno gastroscopie ogni anno per paura; con questo test possiamo dirgli se stare tranquilli o se invece dobbiamo intervenire con procedure come la mucosectomia o l’ablazione per eradicare il Barrett prima che diventi adenocarcinoma, una malattia oggi in aumento esponenziale”.

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“Fight the Reflux”: dalla chirurgia robotica alla qualità della vita—  

Il percorso del CER si conclude con opzioni terapeutiche mininvasive, dalle procedure endoscopiche “incisionless” (senza tagli) alla chirurgia robotica, con l’obiettivo finale di restituire al paziente la piena efficienza fisica e lavorativa: “Abbiamo a disposizione tecniche endoscopiche operative per ricostruire l’integrità dello sfintere senza incisioni e la chirurgia completamente mininvasiva robotica. Ma la nostra azione di ‘Fight the Reflux’, come dicono gli americani, è una proposta per sensibilizzare la popolazione: la cura del reflusso ci permetterà in futuro di ridurre la quota di tumore dell’esofago, un po’ come successo con il fumo di sigaretta. Non aspettate di soffrire per vent’anni: basta una visita, abbiamo tutte le potenzialità per eradicare questo problema e, soprattutto, dare qualità di vita”.