di
Valentina Rorato
«In Italia, l’età media della prima gravidanza continua ad aumentare, con un impatto significativo sul rischio di complicanze ostetriche. Questo rende fondamentale disporre di strumenti clinici aggiornati» Tullio Ghi, Direttore di Ostetricia e Patologia Ostetrica di Fondazione Policlinico Gemelli e coordinatore del team multidisciplinare che ha redatto le Linee Guida
Prevenire, identificare precocemente e trattare. Sono questi gli obiettivi delle prime Linee Guida Nazionali dedicate alle gravidanze a rischio, presentate oggi dalla Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO) nelle aule del Policlinico Gemelli, che con oltre 4.000 parti l’anno è tra i maggiori punti nascita del Centro-Sud Italia, confermandosi un punto di riferimento assoluto nella gestione delle gestazioni più complesse.
Approvato dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e integrato nel Sistema Nazionale Linee Guida, questo protocollo non è solo un documento tecnico, ma una vera bussola per i clinici. Per la prima volta l’Italia abbandona la dipendenza dai modelli esteri per adottare un sistema di cure rigorosamente nazionale, capace di uniformare l’assistenza da Nord a Sud e garantire a ogni donna standard di sicurezza d’eccellenza.
Il documento nasce in un momento demografico particolarmente critico, definito dagli esperti come un «pieno inverno delle nascite», dove ogni gravidanza assume un valore sociale e umano inestimabile. «In Italia, l’età media della prima gravidanza continua ad aumentare, con un impatto significativo sul rischio di complicanze ostetriche. Questo rende fondamentale disporre di strumenti clinici aggiornati per intercettare e gestire al meglio le gravidanze ad alto rischio. Lo scenario epidemiologico mostra che anche le cittadine straniere seguono questa tendenza: fanno sempre meno figli e in età sempre più avanzata, come se anche loro si stessero adattando ai costumi italiani», commenta Tullio Ghi, Professore Ordinario di Ginecologia e Ostetricia all’Università Cattolica del Sacro Cuore, Direttore della UOC di Ostetricia e Patologia Ostetrica di Fondazione Policlinico Gemelli e coordinatore del team multidisciplinare che ha redatto le Linee Guida. Parole confermate dai dati dei registri CeDAP (Certificato di assistenza al parto): nel 2024, su oltre 365mila parti in Italia, 1 su 5 ha riguardato madri di cittadinanza non italiana. L’età media delle madri è di 33,3 anni per le italiane e 31,3 anni per le straniere.
Il cuore delle nuove direttive si articola su quattro pilastri fondamentali della patologia ostetrica: i disordini ipertensivi, i disturbi dell’accrescimento fetale, il diabete gestazionale e il parto pretermine. La scelta delle quattro aree di interesse è stata basata sui dati epidemiologici che identificano le condizioni a più frequente insorgenza in gravidanza. Per ognuna di esse, il testo offre strategie concrete per la prevenzione, la diagnosi precoce e il trattamento, ribadendo l’importanza di indirizzare i casi più complessi verso i centri di eccellenza specializzati.
L’opera è il risultato di un imponente sforzo multidisciplinare che ha visto collaborare ginecologi, neonatologi, cardiologi, nefrologi, psicologi e rappresentanti delle associazioni dei pazienti, garantendo una visione che mette al centro non solo la sicurezza clinica, ma anche la dignità della donna e del nascituro. L’importanza istituzionale del traguardo è sottolineata da Rocco Bellantone, presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, che vede in questo documento un impegno concreto per la qualità del Servizio Sanitario Nazionale: «Questa iniziativa nasce dalla necessità di offrire risposte chiare e aggiornate per la gestione delle gravidanze più complesse, rappresentando un modello virtuoso di trasparenza ed equità per tutelare la salute di mamme e neonati». A fargli eco è Elsa Viora, presidente della SIGO: «Spero che queste linee guida possano davvero rappresentare un mattone utile nel costruire una ostetricia sempre più attenta ai bisogni di tutti: medici, ostetriche, personale sanitario, donne e coppie».
Le nuove linee guida non sono solo un manuale tecnico, ma un salto di qualità culturale che mira a garantire a ogni madre, indipendentemente dalla regione in cui si trova, l’accesso alle migliori cure possibili secondo le più recenti evidenze scientifiche. Come conclude con ottimismo il professor Ghi, «questa prima edizione delle linee guida rappresenta non solo un importante traguardo scientifico, ma un vero e proprio salto di qualità per la sicurezza materno-infantile in Italia».
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26 marzo 2026
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