La stellina del Bayer Leverkusen, decisivo nella semifinale contro il Galles con l’assist a Dzeko e il quinto rigore segnato, carica i suoi: “Il nostro stadio è uno dei più rumorosi d’Europa e ci darà la forza”

28 marzo – 11:36 – CARDIFF (REGNO UNITO)

Siccome sapeva che tutta Europa lo aveva visto portare la Bosnia alla finale del playoff mondiale contro l’Italia, il Leverkusen ieri mattina ha annunciato la “ricompra” di Kerim Alajbegovic. Il diciottenne esterno della nazionale e del Salisburgo a Cardiff ha servito da corner Edin Dzeko per il pareggio al minuto 86, poi, dopo altre bellezze, freddo come un veterano è andato sul dischetto per il quinto e ultimo rigore per i suoi. Rasoterra preciso, dopo aver sbirciato il portiere che andava dall’altra parte, e tutta la nazione lo ha eletto come nuovo idolo. Il club della Bayer gli ha messo sotto gli occhi un contratto per cinque anni, dopo che l’anno scorso il prodotto delle loro giovanili era stato mandato in Austria, al Salisburgo, per due milioni, ma con diritto di riscatto di sei milioni. Anche alla casa madre avevano sentito delle offerte dall’Italia (e non solo), il club di solito valorizza e vende, quindi non è detto che il ragazzo resti per tutti i cinque anni, ma intanto è stato bloccato chiunque si fosse presentato per una corte milionaria. Sistemato il futuro, Alajbegovic adesso vuole sistemare il presente. Il suo ingresso ha spinto la Bosnia alla rimonta, la sua combinazione con Dzeko per l’1-1, pur con la gentile concessione del portiere gallese Dawson, che ha ciccato l’uscita, è il simbolo del passaggio generazionale in atto nella nazionale bosniaca. Quando nel settembre 2007 Kerim nasceva, a Colonia, Edin, classe 1986, era appena passato al Wolfsburg in Bundesliga, con cui avrebbe vinto poi il campionato nel 2009 e il titolo di capocannoniere. E quando Dzeko segnava il primo gol in nazionale (giugno 2007), il ragazzino d’oro non era nemmeno ancora nato. 

Buongiorno Kerim, come si trova a giocare con un capitano che potrebbe essere suo padre?
“Sono molto giovane, ho soltanto 18 anni, ma Edin è una leggenda veramente grande per noi. Siamo tutti orgogliosi di quello che fa qui, è anche una persona incredibile”.

Un diciottenne che batte l’ultimo calcio di rigore in trasferta… Aveva paura?
“No, sono andato sul dischetto senza avere troppi pensieri per la testa, volevo soltanto metterlo in rete ero convinto di farlo e così è stato”.

Come avete in testa invece l’Italia?
“Sappiamo che è una buona squadra, ma vinceremo. Dobbiamo vincere”.

Perché è così sicuro?
“Giochiamo in casa, lo stadio sarà infuocato, sarà una partita “brutale””.

Eppure lo stadio di Zenica è piccolo, con una capienza minima e pure ulteriormente ridotta.
“Sì, ma l’impianto è molto, molto rumoroso. Credo che sia uno dei più rumorosi d’Europa, per quanto riguarda le nazionali. E non ci sarà casino solo dentro l’impianto, ma anche fuori, nelle strade, ci sarà diciamo molta forza per noi”. 

I suoi compagni che giocano in Serie A o ci sono passati cosa le dicono della nazionale azzurra?
“Kolasinac, Edin, Muharemovic: i nostri “italiani” sono molto esperti, conoscono gli avversari, la squadra, questo ci darà sicuramente qualcosa in più”. 

Qual è la forza di questa nazionale?
“La mentalità, il carattere: siamo un gruppo che non si arrende mai, ciascuno corre per gli altri. Pensate che giovedì sera in Galles metà della nostra squadra aveva i crampi, però abbiamo continuato a correre, senza smettere mai”.

E le altre qualità?
“Le abbiamo dimostrate a Cardiff. Siamo felici di aver passato questo ostacolo. Abbiamo visto che anche in casa del Galles è stata una partita veramente difficile, ma siamo riusciti a rimetterla in parità, negli ultimi venti minuti prima dei tempi supplementari abbiamo fatto una pressione molto forte. Siamo uniti, sempre”.