di
Gianni Santucci

Nel 2014 l’acquisto di migliaia di azioni alla vigilia del passaggio dello storico marchio all’azienda americana Haworth. La difesa: «Intuizione autonoma». ma la Cassazione conferma la multa della Consob per «market abuse»

Una scommessa, all’apparenza. In realtà, un salto con (sicuro) atterraggio sul morbido. È uno scenario che si scopre dietro il passaggio dello storico marchio Poltrona Frau all’azienda americana Haworth. Emerge a dodici anni di distanza dall’affare in una sentenza della Cassazione appena pubblicata.

Il 4 febbraio 2014, alla vigilia dell’annuncio che avrebbe cambiato gli equilibri di Poltrona Frau, il signor Romano Rivadossi piazza un ordine: 13 mila azioni comprate con un limite di prezzo a 2,45 euro, «nettamente superiore» ai prezzi degli scambi precedenti. Tanto che incamera i titoli praticamente in un istante. Una rischiosa scommessa (all’apparenza).  Ma per la Consob e per Corte d’appello di Milano, che ora ha il sigillo della Cassazione, non era affatto il gesto di un investitore un po’ avventato. Non per un «mero presentimento» il signor Rivadossi acquistava da tempo e a man bassa azioni di Poltrona Frau, ma perché aveva informazioni privilegiate: gliele passava suo genero, Dario Rinero, top manager con un passato in Barilla e Coca-Cola, che all’epoca del famosissimo marchio d’arredamento era amministratore delegato e oggi è Ceo di Haworth Lifestyle (che controlla anche altri importanti marchi dell’arredo /design italiano e lombardo).



















































Non è una condanna penale: è una sanzione della Consob per market abuse, confermata dalla Cassazione nei suoi punti essenziali, compresa la riduzione della multa in appello da 150, a 80 mila euro.

La storia sta tutta nei movimenti di Borsa. Tra il 28 ottobre 2013 e il 4 febbraio 2014, scrive la sentenza, Rivadossi acquista un «ingente quantitativo di azioni Poltrona Frau» tramite due intermediari. Alla fine, sui suoi conti, restano solo quelle: le Poltrona Frau erano diventate «gli unici strumenti finanziari», dopo la vendita di 1.450 azioni Saipem «proprio in occasione dell’acquisto delle ultime 13.000 azioni Poltrona Frau». In tutto, secondo la sentenza, si parla di 108 mila azioni acquistate (con una vendita intermedia di 20 mila).

Sono i giudici a ricostruire i tratti essenziali della vicenda. Il suocero di Rinero era «fortemente risoluto» ad assicurarsi il maggior numero possibile di titoli, «praticamente ad ogni costo». Quell’ordine del 4 febbraio era così vantaggioso per chi vendeva che venne «immediatamente eseguito». E allora, osserva la Corte, la coincidenza tra le telefonate fra genero e suocero e gli acquisti di azioni smette di essere un dettaglio neutro e diventa «la spiegazione più plausibile» di come Rivadossi abbia saputo dell’imminente vendita della società.

Il passaggio più tagliente è quello sulla «incondizionata scommessa» su una sola società. La difesa sosteneva che il suocero potesse aver intuito da solo il cambio di proprietà. Ma i giudici hanno replicato che quel comportamento era «anomalo» non solo per un investitore medio, ma anche rispetto all’idea di una semplice intuizione personale.

Il 5 febbraio 2014 arrivò il comunicato: Haworth acquistava dai soci di maggioranza il 58,6 per cento di Poltrona Frau e lanciava un’Opa sul resto del capitale. Il retroscena (che riguarda esclusivamente il top manager e suo suocero, senza il minimo coinvolgimento delle aziende) lo raccontano le cifre: 108 mila azioni accumulate, 20 mila rivendute, 13 mila rastrellate alla vigilia. E una «scommessa» che, secondo i giudici, era una tavolata già bella e apparecchiata.


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28 marzo 2026