G7: da ministeriale Esteri confronto Kallas-Rubio su Ucraina

Il cuore politico della seconda e conclusiva giornata della ministeriale Esteri del G7 all’Abbazia di Vaux-de-Cernay, in Francia, si è articolato attorno alla quarta sessione, dedicata all’Ucraina, e alla quinta, concentrata su Iran e Medio Oriente allargato. Secondo varie fonti, la sessione sarebbe stata anche teatro di un confronto molto teso fra l’Alta rappresentante europea Kaja Kallas e il segretario di Stato Usa di Stato Marco Rubio. L’inviato statunitense avrebbe spiegato che da mesi nei negoziati mediati fra Russia e Ucraina, i russi non hanno fatto un passo in avanti verso una soluzione negoziale, offrendolo al tavolo del G7 quasi come un dato immutabile. Kallas ha preso la parola per chiedere come mai se il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva detto di essere «pronto a perdere la pazienza» con chi bloccava il negoziato, non l’avesse fatto ancora con la Russia. La politica estone – non nuova a uscite fuori dal coro rispetto all’approccio degli Stati Uniti sullo scenario internazionale – avrebbe in sostanza manifestato a Rubio l’inadeguatezza della mediazione statunitense fra Ucraina e Russia. 

Dai colloqui trilaterali svoltisi organizzati sinora da Washington, infatti, Mosca avrebbe ripreso vigore – sia sul terreno, sia nelle dichiarazioni pubbliche dei suoi vertici – a sfavore della possibilità di Kiev di ottenere una pace a condizioni dignitose. Secondo l’Alta rappresentante dell’Ue, peraltro, quest’approccio avrebbe anche dei riflessi sul conflitto con l’Iran e starebbe favorendo Teheran, un fatto indicato come del tutto controproducente per gli stessi Stati Uniti. Rubio, sempre a quanto si apprende, avrebbe reagito molto negativamente a queste critiche, ribadendo alla fine il massimo impegno dell’amministrazione presidenziale sul dossier ucraino. Ma Rubio in una fase della discussione ha anche detto provocatoriamente che gli Stati Uniti sarebbero stati pronti a tirarsi fuori dalla mediazione, di fatto abbandonando il tavolo negoziale. Salvo confermare l’impegno negoziale dopo gli interventi degli altri ministri, fra cui quello di Tajani, del francese Barrot, e della britannica Cooper.

Impegno a continuare il negoziato che Rubio peraltro ha rimarcato anche in un messaggio su X pubblicato al termine della sessione del G7 dedicata all’Ucraina in cui ha confermato che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e’ impegnato a raggiungere «il prima possibile» un cessate il fuoco e una soluzione negoziata alla guerra tra Russia e Ucraina. Tuttavia, che i rapporti fra Washington e Kiev restino tesi emerge anche dalle parole rilasciate da Rubio al termine dei lavori della riunione. Il segretario di Stato, infatti, ha contraddetto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, secondo cui le garanzie di sicurezza statunitensi dipenderebbero dal ritiro dei militari di Kiev dal Donbass, l’area sudorientale dell’Ucraina. «È una bugia, le garanzie non sono legate a concessioni territoriali», ha dichiarato Rubio ai giornalisti. «Non so perché Zelensky dica queste cose, semplicemente non sono vere. Gli e’ stato detto che le garanzie di sicurezza entreranno in vigore solo alla fine della guerra, altrimenti significherebbe entrare direttamente nel conflitto», ha aggiunto il segretario di Stato. Rubio ha poi sottolineato: «Non stiamo sostenendo posizioni russe, stiamo solo cercando di capire cosa vogliono entrambe le parti e di fare da ponte».