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Meningite: dopo i casi nel Regno Unito, come proteggere bambini e adolescenti in Italia?
SSalute

Meningite: dopo i casi nel Regno Unito, come proteggere bambini e adolescenti in Italia?

  • 28 Marzo 2026

di
Maria Giovanna Faiella

Dopo il focolaio di meningite da meningococco B in Gran Bretagna, gli esperti italiani ribadiscono la necessità di prevenire la malattia. Ecco come

Dopo il focolaio di meningite da meningococco B (MenB), sviluppatosi nelle scorse settimane nell’Inghilterra meridionale, che ha provocato la morte di due studenti di 18 e 21 anni e ha colpito molti giovani anche in modo grave, la domanda è: può succedere anche in Italia? È possibile prevenire la meningite, e come? 
La priorità, secondo gli esperti, è «proteggere», oltre ai bambini, anche gli adolescenti offrendo loro, gratuitamente, la possibilità di vaccinarsi contro il meningococco B (MenB) che, a oggi, è offerto gratis solo in 14 Regioni dove, peraltro, la copertura vaccinale è molto bassa. 

Diverse forme di meningiti

Le meningiti sono malattie infettive che provocano un’infiammazione dei tessuti che avvolgono il cervello e il midollo spinale.
La forma virale (meningite asettica) è quella più comune, di solito non ha conseguenze gravi e si risolve in una decina di giorni.
La forma batterica è più rara ma estremamente più seria e può avere conseguenze letali come la sepsi o provocare gravi disabilità, come accaduto alla campionessa paralimpica Bebe Vio colpita nel 2008 da una meningite fulminante di tipo B, che le aveva causato un’estesa infezione e la necrosi ad avambracci e gambe, tando da rendere poi necessaria l’amputazione.
Gli agenti batterici sono diversi, e il più temuto è la Neisseria meningitidis detta meningococco, di cui esistono diversi ceppi.
La forma batterica può manifestarsi e progredire molto rapidamente, anche nel giro di poche ore. 



















































I dati italiani sui contagi

In Italia è attiva, su tutto il territorio nazionale, la sorveglianza delle malattie batteriche invasive (MaBI) da Neisseria meningitidis, Streptococcus pneumoniae e Haemophilus influenzae, coordinata dal Dipartimento Malattie Infettive dell’Istituto Superiore di Sanità.
Gli ultimi dati disponibili sono descritti nel rapporto ISS «Sorveglianza delle malattie batteriche invasive in Italia. Dati 2022-2024», pubblicato a ottobre 2025. In base ai dati, nel 2024 l’incidenza dei casi di malattia invasiva da meningococco è stata pari a 0,20 casi/100.000 abitanti, in aumento (come atteso) rispetto al periodo della pandemia da Covid-19.
In particolare, l’incidenza della malattia invasiva da meningococco è risultata maggiore nei bambini con meno di un anno di età (2,36/100.000 abitanti, in calo rispetto all’anno precedente) e, a seguire, nella fascia di età 15-24 anni (0,39/100.000), in crescita rispetto all’anno precedente.
Il sierogruppo B è risultato prevalente in tutte le fasce di età. 

Prevenzione per i bambini

«Il meningococco B, il più diffuso in Italia e il più grave, colpisce soprattutto bambini e adolescenti  – afferma l’infettivologo Massimo Andreoni, membro del Consiglio Superiore di Sanità  –. Oggi, fortunatamente, abbiamo
strumenti di prevenzione efficaci, come la vaccinazione, contro una malattia che fa paura perché può essere letale o provocare gravi menomazioni».
Nel nostro Paese il Servizio Sanitario Nazionale raccomanda (senza obbligo) e offre gratuitamente in età pediatrica la vaccinazione anti-meningococcica B e anti-meningococcica C. 
Con l’entrata in vigore del  Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale 2023-2025 (e il relativo Calendario vaccinale), al posto della monovalente (C) è offerta la vaccinazione antimeningococcica quadrivalente ACWY al compimento del primo anno di età e il richiamo dal compimento del 12° anno di vita.
Per la vaccinazione anti-meningococcica B sono previste due dosi nel primo anno di vita e un richiamo nel secondo anno di vita.
Secondo i dati del ministero della Salute, aggiornati al 2024 e riguardanti i nati nel 2020, la copertura vaccinale contro il meningococco B, in età pediatrica, è pari all’81,77%. 
Nessuna Regione raggiunge la copertura raccomandata del 95 per cento, indicata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per limitare la circolazione di questi patogeni nella collettività e ottenere, oltre alla protezione dei singoli individui vaccinati, anche la cosiddetta immunità di popolazione, cioè proteggere, indirettamente, anche coloro che per motivi di salute non possono essere vaccinati. 
Si avvicina solo la Lombardia (col 93,65%) mentre Abruzzo e e Campania sono fanalino di coda (sono vaccinati, rispettivamente, il 55,03% e 56,21% della coorte).

…e gli adolescenti?

Quanto al richiamo durante l’adolescenza, invece, il Piano vaccinale prevede la possibilità, in base alla situazione epidemiologica della singola Regione, di offrire anche a loro la vaccinazione contro il meningococco B.
Però, riferisce il professor Andreoni, «a oggi solo 14 Regioni offrono gratuitamente la vaccinazione agli adolescenti, con regole diverse e risultati deludenti, poiché si va dal 5% al 20% di adesione. Per questo è fondamentale inserire il richiamo nei Livelli essenziali di assistenza in modo che sia garantito a tutti gli adolescenti, a prescindere dalla Regione di residenza; inoltre, così si darebbe un messaggio chiaro alla popolazione sull’importanza di fare il richiamo ai fini della continuità dell’immunità poiché, secondo dati scientifici, cala dopo circa sette anni. Va ricordato che la prevenzione è un investimento – e non un costo – per la sanità pubblica» sottolinea Andreoni.

Calendario nazionale di prevenzione vaccinale

Va in questa direzione la richiesta del Board del Calendario per la Vita, coordinato dal professor Paolo Bonanni, e composto da Società Italiana di Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica, Società Italiana di Pediatria, Federazione Italiana Medici Pediatri, Federazione Italiana Medici di Medicina Generale, Società Italiana di Medicina Generale e Cure Primarie. 
In particolare, il board – le cui raccomandazioni sulla vaccinazione anti-meningococco B per l’adolescente, sulla base di evidenze scientifiche, risalgono al 2019 – chiede al ministero della Salute e alle Regioni di «inserire con urgenza nel Calendario nazionale di prevenzione vaccinale la vaccinazione contro il meningococco B nell’adolescente mai vaccinato in precedenza, e la rivaccinazione per coloro che abbiano ricevuto un ciclo vaccinale nell’infanzia». 
Si propone poi di «definire un’età standardizzata per la somministrazione (per esempio, offerta attiva a 12–14 anni) e un piano di recupero dei non vaccinati fino ai 18 anni, con calendario operativo uniforme tra le Regioni e obiettivi di copertura da raggiungere. 
Tra le altre richieste del board: «Attivare programmi di sensibilizzazione e coinvolgere pediatri e medici di medicina generale per il recupero dei non vaccinati e l’orientamento delle famiglie»; «rafforzare la sorveglianza microbiologica nazionale e l’integrazione dei dati regionali per decisioni rapide su eventuali campagne di richiamo o misure di emergenza; aggiornare le linee guida nazionali per la gestione di focolai epidemici».

Focolai in Italia? «Si possono scatenare in modo imprevedibile»

Esiste il rischio che si scatenino focolai epidemici anche da noi? «Si tratta di un rischio reale – spiega il professor Andreoni  –. Il meningococco circola tra la popolazione, soprattutto negli adolescenti, molto di più dei casi clinici noti. Esistono molti portatori sani che hanno il meningococco e che possono  trasmetterlo ad altre persone per via respiratoria o per contatto diretto. Quindi, i focolai epidemici si possono scatenare in maniera imprevedibile. Si tratta di un rischio reale che non possiamo sottovalutare perché, quando succede, poi si contano i morti e i malati gravi, come è avvenuto in Inghilterra» sottolinea l’infettivologo.

Diritti «diversi»

Che l’offerta delle Regioni sia variegata è confermato dal dottor Rocco Russo, responsabile del «Tavolo tecnico Vaccinazioni» della Società Italiana di Pediatria: «Alcune Regioni offrono il vaccino anti-meningococco B solo ai ragazzi mai vaccinati, altre anche ai ragazzi già immunizzati da piccoli. Ci sono poi Regioni che ai bambini non vaccinati da piccoli  contro il meningococco non lo garantiscono nemmeno nell’adolescenza».
In attesa che la vaccinazione per gli adolescenti diventi un Livello essenziale di assistenza, cioè un diritto di ogni ragazzo su tutto il territorio nazionale, alcune Regioni dove il vaccino non è ancora disponibile gratis si stanno attivando per garantire l’offerta ai ragazzi residenti. 
Per esempio, in Toscana la vaccinazione contro il meningococco B è stata introdotta nel nuovo calendario vaccinale regionale che è in via di approvazione, quindi, dicono dalla Regione, sarà possibile fare il vaccino gratis massimo entro un mese.
Anche la Regione Piemonte si è mossa dopo il focolaio epidemico in Inghilterra, e fa sapere che ha invitato i servizi vaccinali delle ASL a offrire gratuitamente la vaccinazione contro il meningococco B a tutti i ragazzi nati a partire dal 2017 qualora non ancora vaccinati, e anche agli altri minorenni qualora si rechino nelle aree interessate dal focolaio.

Cosa spetta in ogni Regione

Consigli per le famiglie? Riassume il dottor Russo: «È bene informarsi sull’offerta vaccinale nella propria Regione in modo da poter usufruire di questa opportunità. Anche se si contagiano pochi adolescenti all’anno, la meningite può essere letale, come è successo di recente in Inghilterra, e ha un impatto rilevante in termini di sequele e complicanze a lungo termine. Più persone si vaccinano, più si protegge la comunità» conclude il pediatra. 

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26 marzo 2026

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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