di Valentina Tessera
Una prova di assaggio, tre diverse sessioni, oltre 200 fruitori abituali coinvolti e una dozzina di «dolci-simbolo» della Pasqua. Ecco come sono stati valutati
Scegliere la colomba per Pasqua non è semplice: sugli scaffali dei supermercati e delle pasticcerie se ne trovano di ogni tipo. Accanto alla classica con mandorle e canditi compaiono varianti al cioccolato, senza canditi, farcite con creme, artigianali, biologiche, senza glutine e via discorrendo. Questa varietà, se da un lato offre più possibilità per tutti i gusti, dall’altro rende la scelta più complicata perché non è sempre immediato capire quale prodotto garantisca qualità, freschezza e buon equilibrio degli ingredienti. A fare chiarezza ha pensato Altroconsumo, realtà indipendente che da anni analizza prodotti e servizi per orientare le scelte dei cittadini. L’associazione ha esaminato diversi lievitati, organizzando un test di assaggio. Obiettivo: individuare quelli che, al di là del marchio e del prezzo, riescono a convincere al momento dell’assaggio.
Il metodo
Il test, fatto a marzo 2026, ha previsto una selezione di 12 colombe classiche, sottoposte al giudizio diretto dei consumatori. Tre le sessioni di degustazione — due a Milano e una a Vico Equense — per oltre 200 partecipanti. Ogni fetta è stata presentata «in forma anonima», identificata soltanto da un codice: un approccio che ha permesso di eliminare l’influenza del brand e di focalizzare l’attenzione sull’esperienza sensoriale. Il gruppo di valutazione è stato chiamato a esprimere un giudizio complessivo e, più nel dettaglio, a esaminare aspetto, profumo, gusto, consistenza, e qualità dei canditi.
Dai risultati è emerso un dato interessante: è stato soprattutto il sapore a orientare il responso finale, mentre l’aspetto ha giocato un ruolo secondario nel differenziare i prodotti. In altre parole, la colomba ideale è quella che appare «ricca senza risultare pesante» e che riesce ad avvicinarsi — quantomeno nella percezione — a un prodotto artigianale.
Prime in classifica, a pari merito, sono state Giovanni Cova & C. e Tre Marie. Entrambe le referenze, premiate come «Scelte dai consumatori», si sono distinte per equilibrio e piacevolezza, oltre che per la consistenza soffice e scioglievole. La colomba di Giovanni Cova & C. ha convinto per la struttura ariosa dell’impasto e per il gusto pieno, ma non stucchevole. Soddisfacente anche la presenza dei canditi, distribuiti uniformemente e di buona qualità. Non è mancata qualche riserva — un’aromaticità talvolta poco intensa, e una dolcezza giudicata da alcuni lievemente spinta — ma il verdetto complessivo è stato favorevole. Sebbene appartenga alla fascia di prezzo superiore (intorno ai 13-14 euro al chilo), «la differenza si avverte», hanno dichiarato gli assaggiatori.
Analogo il risultato per la colomba Tre Marie, apprezzata per morbidezza, profilo olfattivo gradevole e sapore bilanciato. Anche in questo caso, i consumatori hanno percepito «uno standard qualitativo vicino a quello di un lievitato di pasticceria». Le criticità segnalate? «Una fragranza a tratti marcata e una nota zuccherina piuttosto persistente». Osservazioni che, a ogni modo, si sono rivelate marginali.
Se il vertice è netto, più sfumata è la situazione nel resto della graduatoria. La maggior parte dei campioni degustati si è collocato su livelli discreti, senza particolari guizzi: otto colombe su dodici (Bauli, Coop, Duca Moscati, Favorina, Le Grazie, Maina, Melegatti, Motta) sono state definite «gradevoli, ma poco memorabili, penalizzate da profili aromatici deboli, consistenze non sempre convincenti o da una quantità di canditi carente o irregolare». In coda, Balocco e Bistefani. La prima con un impasto giudicato «asciutto e sentori agrumati poco incisivi, insieme a una scarsa presenza di canditi». Ancora più critico il giudizio su Bistefani, la referenza più economica del panel: «Troppo secca, poco corposa e dal profilo gustativo percepito come artificiale o leggermente amarognolo».
Il test offre indicazioni pratiche per orientarsi tra gli scaffali. La ricetta classica è definita da criteri ben precisi: «Il dolce deve essere realizzato con lievito naturale, contenere almeno il 16% di burro, il 4% di tuorlo d’uovo, il 15% di scorze di agrumi canditi e completarsi con la tradizionale glassa di zucchero e mandorle». Leggere attentamente l’etichetta diventa, quindi, essenziale: è preferibile scegliere confezioni che dichiarano ingredienti chiari e aromi naturali, evitando formulazioni in cui compaiono additivi chimici (che, spesso, intendono mascherare basi poco espressive). Anche l’aspetto estetico e la consistenza interna parlano chiaro: «Una colomba ben fatta presenta una copertura omogenea e croccante, mandorle distribuite in maniera uniforme e un impasto soffice, correttamente lievitato, con alveoli irregolari».
Sul fronte dei prezzi, le differenze restano marcate. I prodotti a marchio della grande distribuzione si posizionano generalmente tra i 5 e i 7 euro al chilo, mentre quelli dei brand più noti raggiungono punte di 13-14 euro. La media delle dodici colombe prese in esame si attesta intorno ai 9 euro al chilo. E, se per l’acquisto abituale molti consumatori dichiarano di limitarsi a una spesa compresa tra i 5 e i 10 euro, quando si tratta del dolce da servire alla fine di un pasto «importante», la disponibilità aumenta fino a 20 euro per un prodotto ritenuto di qualità superiore.
28 marzo 2026
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