di
Alessia Conzonato
Con l’escalation della guerra in Medio Oriente, in molti Paesi i rincari dei carburanti hanno raggiunto livelli record e altri stanno esaurendo le scorte
Molte immagini da diverse parti del mondo testimoniano le conseguenze della guerra in Medio Oriente sui prezzi dei carburanti in vendita ai distributori. Negli ultimi giorni in Italia sono stati avvistati spesso cartelli con scritto «benzina e gasolio esauriti» (abbiamo spiegato questo effetto a questo link), ma non è l’unico Paese in difficoltà: a nord-est della Francia, ad esempio, lunghe code si sono create ai distributori perché i tedeschi che vivono vicino al confine si stanno recando là per fare rifornimento a un costo ribassato – dal momento che in Germania i prezzi sono più alti.

Code ai benzinai in Etiopia e India
Ad Addis Abeba, in Etiopia, gli automobilisti affollano le strade con l’intento di fare benzina. Molti di loro hanno raccontato di aver dormito in quella condizione per ore, dal momento che il Paese importa quasi interamente il petrolio che risponde al fabbisogno dal golfo Persico. Lo stesso succede ad Amritsar, in India, dove la gente si affretta a fare rifornimento: venerdì 27 marzo il governo ha annunciato una riduzione delle imposte su gasolio e benzina.

Gli effetti del blocco dello stretto di Hormuz si fanno sentire soprattutto in Asia, destinazione di oltre l’80% sia di petrolio che di gas naturale liquefatto che passa da lì. I più dipendenti sono, appunto, India, ma anche Indonesia, Malaysia, Filippine, Sri Lanka, Vietnam, Thailandia, Bangladesh, Corea del Sud e Giappone. Molti stanno valutando a un piano per ridurre i consumi, mentre di conseguenza anche i prezzi di molti altri beni – anche essenziali, come il cibo – stanno aumentando.

Protesta nelle Filippine
A Manila, nelle Filippine, precisamente nei pressi del palazzo presidenziale di Malacanang, c’è stato uno sciopero di due giorni dei lavoratori nel settore dei trasporti: molti cittadini – attivisti e altri lavoratori si sono uniti alla causa – sono scesi in strada per manifestare contro il rincaro dei carburanti. I prezzi sono più che raddoppiati dallo scoppio della guerra con l’Iran il 28 febbraio, e il Paese si trova ora in stato di emergenza energetica. Per l’occasione, la categoria in protesta ha avanzato delle richieste al governo: abolizione delle tasse sui carburanti e riduzione dei prezzi del petrolio, abbandono della deregolamentazione e introduzione di controlli statali, oltre ad aumento delle tariffe e salari più alti.

Ancora, in Thailandia da giovedì 26 marzo il Comitato esecutivo del Fondo petrolifero nazionale ha varato un rincaro record dei carburanti pari pari a 6 baht (circa 0,18 dollari) al litro, con il taglio dei sussidi su diesel e benzina. Lo scopo della misura, secondo le autorità, è la necessità urgente di di preservare la liquidità del fondo statale. Intanto, automobilisti e motociclisti si sono riversati in massa nelle stazioni di servizio per fare rifornimento.
Crisi gobale
La guerra e le tensioni internazionali stanno trasformando il petrolio in uno strumento di pressione economica e geopolitica, con effetti che ormai si vedono nella vita quotidiana di milioni di persone. Lo choc petrolifero non è più confinato ai mercati finanziari, ma entra nelle vite delle persone. Le catene logistiche sono sotto pressione. Le code ai benzinai sono il primo segnale evidente di un’escalation della crisi globale.
Nuova app L’Economia. News, approfondimenti e l’assistente virtuale al tuo servizio.
SCARICA L’ APP

Iscriviti alle newsletter de L’Economia. Analisi e commenti sui principali avvenimenti economici a cura delle firme del Corriere.
28 marzo 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA
