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Il mondo vieta i social agli adolescenti: la mappa dei divieti (e la situazione in Italia)
IItalia

Il mondo vieta i social agli adolescenti: la mappa dei divieti (e la situazione in Italia)

  • 28 Marzo 2026

Difficile dire se l’epoca dell’autoregolamentazione per i giganti del digitale sia definitivamente terminata. Le recenti sentenze negli Stati Uniti, avverse ai colossi della Silicon Valley, però segnano una chiara inversione di tendenza rispetto ai primi due decenni di vita dei social network (YouTube, Facebook e ora Twitter/X hanno da poco festeggiato i vent’anni di vita). Faranno giurisprudenza soltanto negli Usa, ma il Far west digitale, dove le piattaforme hanno operato in una sorta di immunità giuridica (protette da norme come la Sezione 230 americana), sta lasciando il posto a un interventismo statale mai visto. A tutte le latitudini, in ogni continente, in nazioni democratiche e in altre autocratiche.
Come mostra la mappa interattiva che abbiamo elaborato, sono ancora relativamente pochi, nel globo, i Paesi che stanno lavorando per regolamentare, limitare o vietare del tutto l’accesso ai social ai minorenni. La tendenza però è chiara: una reazione alla crisi della salute mentale adolescente, che molti governi (e istituzioni locali) considerano ormai un’emergenza nazionale. 

La mappa interattiva

(Nota: da computer, se siete sulla mappa con il puntatore del mouse, potete zoomare la cartina tenendo premuto il tasto CTRL e ruotando la rotella del mouse).



















































In questo scenario, spicca senza dubbio il caso dell’Australia, che sta facendo un po’ da nave pilota. Con il suo divieto per gli under 16 introdotto a fine 2025, Canberra ha creato un precedente che molti altri Stati provano a imitare. Non si parla più solo di moderare i contenuti (un compito che le aziende hanno dimostrato di non saper o voler svolgere), ma di impedire fisicamente l’accesso. È il passaggio dal buon senso alla coercizione tecnologica.

La situazione in Italia e il DDL Social

Prima di fare un punto sulla, variegata, situazione a livello globale, è bene volgere lo sguardo all’Italia che in questo ambito resta ancora in una posizione di attesa. Un’area grigia che inizia a generare attriti politici. Al Senato è fermo in commissione il cosiddetto «Ddl Social» (disegno di legge n. 1136, dal titolo «Disposizioni per la tutela dei minori nella dimensione digitale»). Un provvedimento nato con ambizioni bipartisan ma rimasto finora impigliato nelle lungaggini parlamentari. Il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, è tornato sul tema con forza in una recente intervista al Corriere della Sera, definendo l’impatto dei social sui più piccoli come “devastante”, tra sfide estreme e odio online. Rispondendo a Gianna Fregonara, all’indomani del drammatico accoltellamento di un professoressa da parte di un allievo tredicenne, Valditara ribadisce che vietare l’accesso ai più piccoli non è più rinviabile: «C’è una proposta di legge bipartisan in discussione in Parlamento, occorre accelerarne l’approvazione. Serve però una vera e propria svolta culturale nel Paese, in cui siano tutti protagonisti, famiglie e società civile. Nell’attesa cominciamo ad applicare le norme e i divieti vigenti, responsabilizziamo i genitori e proseguiamo con i progetti per l’educazione al rispetto e per aiutare, con il supporto dello psicologo, i giovani che vivono situazioni di difficoltà».
A incalzare il governo è l’opposizione. L’onorevole Simona Malpezzi (Pd) ha sottolineato come l’impasse sia dovuta alla mancanza dei pareri dell’esecutivo, che bloccherebbe da mesi il testo, sulla carta condiviso da tutte le forze politiche. Malpezzi ha presentato un emendamento al ddl Sicurezza che sintetizza l’impianto della proposta originale: «È urgente intervenire. Mi auguro che su questo punto si possa registrare una convergenza ampia e trasversale». 

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La mappa globale dei divieti

Il panorama internazionale, come dicevamo, è estremamente frammentato. Si va da nazioni che hanno già escluso i giovanissimi dai social, ad altre che hanno leggi in stadio avanzato, ad altre ancora dove le norme sono a uno stadio iniziale. 
Abbiamo suddiviso i Paesi in cinque categorie, a cui ne andrebbe aggiunta una sesta, quella in cui nulla si è ancora mosso a livello normativo.

A – Paesi con norme già in vigore

  • Australia: divieto totale per i minori di 16 anni (scattato a dicembre 2025). È la legge più dura al mondo, con multe fino a 49,5 milioni di dollari australiani per le aziende che non la rispettano.
  • Malaysia: divieto sotto i 16 anni basato sul sistema eKyc (identificazione elettronica del cliente) per blindare l’accesso.
  • Indonesia: stop agli under 16 su piattaforme considerate “ad alto rischio” come TikTok e Roblox (marzo 2026).
  • Cina: non c’è un divieto totale, ma per molti versi è il modello più strutturato, fatto non sorprendente vista la pervasità dei controlli sul mondo digitale. Pechino ha imposto la «Modalità Minori», un sistema di controllo integrato direttamente nei dispositivi e nelle app, che limita il tempo di utilizzo a 40 minuti al giorno per gli under 8 e a un’ora per la fascia 8-16 anni. È previsto il blocco totale dell’accesso notturno e, dal primo marzo 2026, sono entrate in vigore nuove regole della Cac (l’autorità cinese per il cyberspazio) che obbligano le piattaforme a nascondere algoritmicamente ogni contenuto che possa influenzare negativamente i valori dei giovani o indurre a comportamenti dannosi.

B – Legge approvata, ma iter non concluso

C – Proposta di legge avanzata

  • Norvegia: consultazione pubblica chiusa, si punta ai 15 anni con l’obbligo di usare il BankID (l’identità digitale nazionale) per entrare nei social.
  • Brasile: legge parzialmente in vigore che obbliga al collegamento dell’account di un tutore per tutti i minori di 16 anni.

D – In discussione (stadio iniziale)

  • Germania: una commissione parlamentare sta studiando la fattibilità di un blocco sotto i 14 anni.
  • Italia: il dibattito è aperto nel quadro europeo, ma come detto il ddl formale è ancora in una fase di stallo nelle commissioni.
  • Austria: l’ultimo Paese europeo che si aggiunge alla nutrita lista. Nel mirino gli under 14. Alexander Pröll, responsabile delle politiche digitali nel governo centrista del cancelliere Christian Stocker, ha comunicato che il disegno di legge sarà pronto entro fine giugno. Verranno utilizzati «metodi tecnologicamente moderni» di verifica dell’età, nel rispetto della privacy. 
  • Ue: il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione non vincolante per armonizzare l’età minima a 16 anni in tutta l’Unione.

E – Normative locali, non nazionali

  • Usa: non esiste una legge federale (il Kids Off Social Media Act è bloccato al Senato). Si muovono i singoli Stati: Florida, Tennessee e Mississippi hanno già varato divieti tra i 14 e i 16 anni, mentre New York e California si concentrano sul vietare gli algoritmi di raccomandazione senza consenso genitoriale.

Il problema (per tutti): la verifica dell’età

Nonostante la corsa di molti Paesi a normare e limitare, resta un problema tecnico enorme: la verifica dell’età. Per funzionare davvero, queste leggi richiedono che ogni utente (adulti compresi) ceda dati sensibili, che siano biometrici o no, per dimostrare chi è. Il rischio sottolineato da molti esperti e associazioni che si battono per le libertà digitali è trasformare Internet in un sistema di sorveglianza perenne, col nobile fine di tutelare i minori, ma con pericolose ricadute in altri ambiti democratici. 
Queste norme, inoltre, spingono al fenomeno degli accessi clandestini: i ragazzi più intraprendenti migrano rapidamente verso Vpn e reti criptate, oppure verso app minori non censite nelle normative (come sta accadendo in Australia), finendo a volte per accedere ad angoli della rete ancora più oscuri e pericolosi. 

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28 marzo 2026 ( modifica il 28 marzo 2026 | 23:15)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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