di
Rinaldo Frignani

Le chiamate del capo della polizia a Bonelli e Fratoianni

Il nuovo caso Salis parte da un errore grave: nessuno nella sala operativa della Questura di Roma ha collegato il nome dell’europarlamentare di Alleanza Verdi Sinistra — al centro fra il 2023 e il 2024 di una lunga querelle diplomatica e giudiziaria con l’Ungheria —, con la cliente di un albergo vicino alla stazione Termini — l’hotel Varese — per la quale i giudici tedeschi che indagano sulla Hammerbande, gruppo eversivo di estrema sinistra, avevano diramato una nota rintraccio a livello internazionale. E così un controllo di routine, e in fin dei conti anche dovuto, svolto ieri mattina da una coppia di agenti in divisa del commissariato Viminale, competente sul territorio dello scalo ferroviario, si è trasformato in un altro incidente che in un attimo ha fatto sobbalzare gli stessi esponenti del governo. Al punto che fra i primi a chiedere spiegazioni sulla falla che si era aperta nella catena di comando è stato il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. 

È stato poi il capo della polizia Vittorio Pisani a ricostruire, dopo un vorticoso giro di telefonate, quello che era accaduto. E se da un lato si è tirato un sospiro di sollievo perché si è capito che sull’europarlamentare non c’era stata alcuna forma di controllo preventivo, come da lei stessa invece denunciato in un primo momento un post pubblicato al termine delle procedure di identificazione in albergo, alla presenza del suo assistente Ivan Bonnin, parlando di «regime» e di un atto collegato al corteo «No Kings» in programma nel pomeriggio e al «decreto Sicurezza», dall’altro è toccato al questore Roberto Massucci smorzare sul nascere le polemiche incontrando nel suo ufficio i leader di Avs Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, che avevano subito preso le difese di Salis manifestandole solidarietà.



















































A chiudere il caso — almeno per quanto riguarda l’operato degli agenti — è stata poi la telefonata che il prefetto Pisani ha fatto proprio ai due leader di Avs. Un’operazione di ricucitura di rapporti importante, soprattutto alla vigilia del corteo di ieri, alla quale la stessa europarlamentare ha preso parte, sottolineando nella sue dichiarazioni di aver capito che alla fine la polizia non aveva abusato della sua autorità durante quel controllo.

Ma a preoccupare i vertici del Viminale è stato il fatto che la catena di comando della Questura più importante d’Italia si sia inceppata su un evento ripetuto decine di volte ogni giorno e che non sia scattato alcun campanello d’allarme quando sul terminale del «Web Alloggiati» — il sistema che impone ai titolari delle strutture ricettive di comunicare entro poche ore all’autorità di pubblica sicurezza le generalità del cliente appena arrivato — è comparso l’alert su un’«Ilaria Salis». Proprio l’Ilaria Salis europarlamentare protetta quindi dall’immunità che le ha consentito di essere liberata nel 2024 dalle carceri ungheresi, per la quale dal 3 marzo scorso i magistrati tedeschi hanno chiesto accertamenti in quanto compare tuttora negli atti delle indagini su undici estremisti «antifa» accusati di partecipazione e organizzazione criminale per l’aggressione nel febbraio 2023 a Budapest di tre neonazisti. Per quella vicenda la stessa Salis fu arrestata e detenuta per oltre un anno, fino all’elezione a Bruxelles nelle fila dell’Avs.

Un caso delicato, quindi, rimasto per anni sulle prime pagine dei giornali italiani. Ma tutto questo sulla scheda del «Web Alloggiati» — che ha una funzione fondamentale non soltanto per intercettare latitanti e ricercati, ma soprattutto per scovare personaggi collegati agli ambienti terroristici — non c’è scritto e quindi «Ilaria Salis» ieri è rimasta una cliente qualsiasi da identificare. Per questo motivo, come è stato accertato, nell’hotel vicino alla stazione sono intervenuti due agenti con un’autoradio del commissariato Viminale — nemmeno negli uffici di via Farini qualcuno si è accorto che fosse la Salis politica — e non la Digos.


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28 marzo 2026