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Il gruppo di hacker Handala Hack Team, ritenuto dagli esperti occidentali una costola della cyber-intelligence del governo iraniano, ha annunciato di aver violato la casella di posta elettronica personale del direttore dell’FBIKash Patel. Per dimostrare l’avvenuta intrusione, gli hacker hanno pubblicato sul proprio sito web una serie di scatti privati che ritraggono Patel in contesti informali: mentre fuma sigari, guida una decappottabile d’epoca o si scatta selfie allo specchio con una bottiglia di rum. Oltre alle immagini, è stato diffuso un campione di oltre 300 email datate tra il 2010 e il 2019, che sembrano mescolare questioni personali e professionali. «Questa è la sicurezza di cui si vanta il governo degli Stati Uniti?!», si legge in un comunicato beffa del gruppo. L’Ufficio Federale di Investigazione ha confermato l’incidente. Il portavoce Ben Williamson ha dichiarato che sono state adottate immediate misure di mitigazione per neutralizzare i rischi. «I dati coinvolti sono di natura storica e non contenevano informazioni governative classificate», ha precisato Williamson, cercando di ridimensionare la portata politica e strategica della fuga di notizie.

APPROFONDIMENTI

Chi è Kash Patel

Il gruppo Handala si autodefinisce una formazione di “hacker vigilanti filo-palestinesi”, ma la sua attività ricalca fedelmente le strategie di disturbo della Repubblica Islamica.

Recentemente, il team ha rivendicato attacchi contro il colosso dei servizi medici Stryker e la diffusione di dati sensibili di dipendenti della Lockheed Martin in Medio Oriente. Secondo Gil Messing, capo dello staff della società di cybersecurity Check Point, l’operazione contro Patel non punta tanto al furto di segreti di Stato, quanto a una strategia di naming and shaming: «L’obiettivo è imbarazzare i funzionari statunitensi, colpirli nella loro sfera privata per farli sentire vulnerabili».La strategia

L’intrusione negli account privati dei vertici istituzionali non è una novità, ma resta una falla critica. Il caso richiama alla mente la violazione dell’account Gmail di John Podesta nel 2016 e quella del direttore della CIA John Brennan nel 2015. Secondo una valutazione dell’intelligence statunitense circolata lo scorso 2 marzo, l’Iran starebbe intensificando questi attacchi “di basso livello” come risposta asimmetrica all’uccisione della Guida Suprema Ali Khamenei. Il timore degli analisti è che questa sia solo la punta dell’iceberg: altri gruppi hacker legati a Teheran hanno già minacciato di divulgare enormi quantità di dati sottratti a figure chiave dell’amministrazione Trump, inclusa la capo dello staff della Casa Bianca, Susie Wiles.