di
Vittoria Melchioni

Ascesa e crollo dell’imprenditore che con il suo marchio griffò i primi anni Duemila. Le testimonianze di Flavio Briatore, Lele Mora e Gianluca Vacchi in una docuserie Sky

C’è stato un tempo a cavallo tra gli anni Novanta e Duemila in cui sulle t-shirt dei ragazzi, sulle passerelle e nei paddock della Formula 1 compariva lo stesso simbolo: una semplice margherita stilizzata. 

Era il segno distintivo non solo del brand ma anche del suo inventore, Matteo Cambi, l’imprenditore carpigiano che aveva ideato il marchio della margherita (disegnata dall’amico Gianmaria Montacchini). Stiamo parlando di Guru, brand giovane e spregiudicato come il suo creatore, uno dei fenomeni più abbaglianti – e controversi – dei primi anni Duemila. 



















































«La bella vita era diventata la mia vita»: così lo stesso imprenditore sintetizza quell’esperienza nella docuserie Guru: la storia di Matteo Cambi, disponibile su Sky Crime e Now il 29 e il 30 marzo in due episodi che ricostruiscono la parabola icariana di Cambi. 

Matteo Cambi e Guru

La docuserie è insieme cronaca e riflessione su un’epoca. Alla fine degli anni Novanta, Cambi è poco più che un ragazzo trasferitosi a Parma dopo la morte del padre, quando la madre si fidanzò con un imprenditore parmigiano. Con il raggiungimento della maggiore età viene in possesso della cospicua eredità lasciatagli dal papà. 

Questa ingente somma e un intuito straordinario per il marketing lo portano a intuire prima degli altri il potere dell’immagine e del desiderio: Cambi capisce che per avere successo non deve vendere semplicemente abiti, ma uno stile di vita. E capisce anche di aver bisogno di testimonial. Un cadeau mirato a due icone di quegli anni, Bobo Vieri e Paolo Maldini, trasformano Guru in un marchio aspirazionale, capace di intercettare il culto nascente della visibilità e dell’apparenza.

La sua ascesa è rapidissima. In pochi anni Cambi costruisce un impero: brandizza locali alla moda come il Pineta di Milano Marittima e il Billionaire di Porto Cervo, frequenta il mondo dello spettacolo, entra nei circuiti della Formula 1, campeggia sulle riviste. 

Tronisti, veline e prime crepe

Il brand esplode, la margherita diventa un simbolo generazionale. È l’Italia dell’euforia economica, dell’edonismo leggero, del successo esibito dei tronisti e delle veline. C’era una parola magica che Cambi pronunciava, «Cambusa», che bastava per far uscire tutte le pregiate bottiglie dalle dispense dei locali e far scattare il delirio tra i presenti, tutti con un calice in mano. 

Ma dietro quell’immagine patinata si muove un sistema fragile, alimentato da eccessi e da un’ambizione senza argini. Da un delirio di onnipotenza. La docuserie – arricchita da testimonianze di protagonisti come Flavio Briatore, Lele Mora, Gianluca Vacchi, Gabriele Parpiglia e Raffaella Zardo – mostra il rovescio della medaglia: dipendenze, gestione spregiudicata, un ritmo di vita che diventa insostenibile. 

Dalla moda alla coca

«È stato divorato dalla sua popolarità» spiega Mora, che anni dopo vivrà un’esperienza simile. Il crollo di Matteo Cambi è rapido tanto quanto l’ascesa. «Il suo successo se l’è ritrovato addosso, mentre è stato responsabile del suo declino» sentenzia Gianluca Vacchi, amico dell’imprenditore carpigiano che ha tentato in tutti i modi di fargli cedere l’azienda al momento opportuno. Ma nella vita di Matteo era già entrata la cocaina e trovarlo lucido era ormai molto raro.

L’11 luglio del 2008 viene arrestato per bancarotta fraudolenta, false comunicazioni sociali, illecite ripartizioni degli utili e riserve sociali, indebita restituzione dei conferimenti, infedeltà patrimoniale, dichiarazioni fraudolente e infedeli. In carcere arriva in crisi d’astinenza, gli si aprono le porte della comunità Betania di don Luigi Valentini dove si adatta ad una vita modesta e lontanissima dal suo status. 

Cambi diventa il simbolo di una generazione che ha bruciato tutto troppo in fretta, vittima e insieme artefice di un sistema basato sull’apparire più che sull’essere. La sua storia assume così i contorni di una parabola morale, oltre che imprenditoriale. Eppure, ciò che rende questo racconto particolarmente contemporaneo è la sua seconda parte: la lenta, faticosa rinascita. 

Cosa fa Cambi oggi

Oggi Matteo Cambi è lontano dai riflettori, impegnato in un percorso personale che ribalta completamente i valori del passato: è sposato con Stefania Marusi dalla quale ha avuto una figlia, Melissa (Cambi è padre anche di Greta, nata dalla relazione con Ylenia Iovinelli) e non sa ancora cosa sarà del suo futuro. 

Dalla ricerca del successo a ogni costo alla riscoperta delle «piccole cose», come le definisce lui stesso. Anche se Briatore pensa che sia uno spreco di talento e che sicuramente stupirà ancora con qualche idea brillante delle sue. 

Guru: la storia di Matteo Cambi è uno specchio dell’Italia che ha anticipato l’era degli influencer e dei social, quando la costruzione dell’immagine iniziava già a valere più della sostanza. Un racconto che parla al presente, in cui quella margherita – così innocente in apparenza – diventa il simbolo di un sogno collettivo e delle sue inevitabili crepe.


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28 marzo 2026 ( modifica il 28 marzo 2026 | 17:26)