di
Andrea Laffranchi

La rock band pubblica «5»: «Il femminismo serve ancora, non è superato»

«Da donna devi fare il triplo per essere presa sul serio. Ci ricordiamo ancora quei proprietari di locali che quando ci proponevamo erano dubbiosi: “tanto non riempite”… e poi si trovava il posto pieno».

Questa è la storia delle Bambole di pezza prima di Sanremo. Dopo il Festival, oltre al tatuaggio di Carlo Conti sul braccio della cantante Cleo («Era il pegno per una scommessa sul fatto che saremmo state prese: mantengo la parola data. Carlo ci ha voluto bene») c’è una nuova consapevolezza.



















































«Dopo una lunga gavetta per affermare di esserci e di poter fare un certo tipo di percorso, finalmente ci sentiamo professioniste della musica. Ci facciamo pat pat sulla spalla», dice Dani, chitarrista e fondatrice della band assieme a Morgana.

Che rilancia: «Non dimentichiamo il nostro passato on the road: la Panda scassata con la quale giravamo e pure quelle volte che ci è capitato di caricare gli amplificatori sul treno».

«5» è il loro nuovo album, uscito venerdì, che sta fra le loro origini punk rock e qualche momento più pop sulla scia della sanremese «Resta cone me».

Il numero del titolo rappresenta sia il quinto album della carriera che la composizione numerica della band. «Siamo cinque come le dita di una mano, diverse ma lavoriamo insieme. Il filo conduttore è l’amore ma non solo quello dedicato a una persona: c’è quello per sé stessi, per quello che fai, la sua mancanza, il reagire a una rottura», riassume Cleo.

«Dentro a queste canzoni ci sono i contenuti che hanno caratterizzato la nostra storia», spiega Morgana.

«Antiproiettile» parla di violenza sulle donne. Proprio Morgana è stata vittima di uno stalker (condannato proprio in questi giorni) e la band ha partecipato all’inaugurazione a Milano del Museo del patriarcato: «Il Festival ci ha aiutato ad arrivare a più persone per mostrare un modello di cultura più paritario. Il femminismo serve ancora, non è superato», spiega la bassista Kaj.

«Nuda ma alla moda» entra nel dibattito sul corpo femminile. «Questo brano mostra che una donna può anche prendere quello che desidera e non deve essere succube del desiderio altrui».

«Effetto collaterale» affronta il tema della diversità: «Abbiamo creato una famiglia di diversi che porta avanti una crepa nel sistema — dice Morgana —: siamo orgogliose della nostra diversità».

Che è tripla, le band, il rock e le donne, nella musica italiana sono una rarità prese singolarmente, figuriamoci insieme.

Aggiunge un pezzo Dani: «Le bambole danno l’idea di qualcosa di giocoso, ma noi ci abbiamo aggiunto di pezza per affermare la nostra diversità: non siamo bambole di plastica, fatte tutte uguali con lo stampo».

Per Cleo «è importante poter rappresentare una band: ce ne sono poche e speriamo di poter dare l’esempio, e chissà che qualcuno vedendo noi non decida di prendere in mano uno strumento».

Il 15 aprile dal Fabrique di Milano parte il tour: «La vera essenza delle band rock come la nostra è portare energia ed emozioni sul palco», commenta Xina, la batterista.

E Cleo: «Per chi ci ha scoperto solo a Sanremo ci sarà una sorpresa: sul palco ci scambiamo gli strumenti da canzone a canzone: un gioco, ma fatto con serietà».

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29 marzo 2026