Dimenticate le cabine dell’Enterprise di Star Trek e gli incubi biologici de «La Mosca» di Cronenberg. La scienza lavora davvero sul teletrasporto, ma non sarà un trasferimento di materia. Una scoperta giapponese intanto ci avvicina a una rete quantistica inviolabile

«Mi porti su, signor Scott!». Bastava questo comando del capitano Kirk, nella serie classica di Star Trek, per smaterializzare un essere umano da un pianeta alieno e ricomporlo istantaneamente sull’astronave Enterprise. Qualcosa che non esiste ma che tutti, potenza della fiction, conoscono: il teletrasporto. Il sogno di moltissimi di noi, che annullerebbe il traffico e le lunghe attese in aeroporto o alla fermata del bus. Qualcosa che sconvolgerebbe il mondo più di ogni altra invenzione, benché la cultura pop ci abbia insegnato anche a temere la procedura. Come racconta bene «La Mosca» di David Cronenberg, in cui il teletrasporto diventava un incubo biologico, con lo scienziato che si fondeva in modo orribile con un insetto. I ricercatori, in verità, lavorano davvero, da decenni, sul teletrasporto, anche se a un altro livello rispetto a Star Trek. 

A che punto siamo oggi? Non è come al cinema

Dobbiamo fare subito una distinzione fondamentale per evitare delusioni: la scienza non sta cercando di spostare la carne e le ossa. Il teletrasporto di cui discutono i fisici nei laboratori di tutto il mondo è un «passaggio di informazioni». Quando si parla di teletrasporto quantistico, non si immagina lo spostamento fisico di un oggetto o di un essere vivente da un luogo all’altro, ma piuttosto il «trasferimento del suo stato quantistico». 
In pratica, non stiamo spedendo un pacco, ma stiamo trasmettendo precisissime istruzioni per ricostruire quel pacco altrove, partendo da «materiale» già presente a destinazione. È una distinzione apparentemente sottile ma molto importante: l’originale viene distrutto nel processo, e ciò che compare dall’altra parte è una copia perfetta. Una sorta di fax subatomico e istantaneo.



















































L’azione fantasmagorica a distanza

Tutto questo si basa su un fenomeno noto come entanglement che persino Albert Einstein faticava ad accettare, definendolo come una «azione fantasmagorica a distanza». Einstein non accettava che le particelle potessero influenzarsi istantaneamente a distanza, violando il limite della velocità della luce, ma esperimenti successivi (come quelli che hanno portato al Nobel per la Fisica del 2022) hanno confermato il fenomeno. L’entanglement è un legame indissolubile tra due particelle che, una volta unite, rimangono connesse indipendentemente dalla distanza che le separa. Se cambio lo stato di una particella, l’altra reagisce all’istante, anche se si trovasse dall’altra parte della galassia). È l’idea fondamentale per costruire il teletrasporto quantistico. Ma finora, questo «ponte» era limitato a sistemi molto semplici, spesso tra due sole particelle. La vera sfida è «scalare» questa tecnologia, farla crescere per renderla utilizzabile in una rete complessa, simile a quella che oggi chiamiamo Internet.

La scoperta giapponese e lo «stato W»

È importante allora citare l’ultimo studio condotto dagli scienziati dell’università di Tokyo e del Riken (il più grande istituto di ricerca del Giappone). I ricercatori sono riusciti a identificare e manipolare quello che in fisica viene chiamato “stato W”. Si tratta di una forma particolare di entanglement che coinvolge tre o più particelle. Immaginate una conversazione di gruppo dove tutti sono perfettamente sincronizzati: lo stato W è la configurazione più robusta per permettere questo tipo di comunicazione multipla. Se in un sistema a due particelle il legame è fragile, lo stato W garantisce che l’informazione rimanga integra anche se uno dei componenti del sistema viene disturbato o perso. Una sorta di rete di sicurezza subatomica: la chiave per trasformare un esperimento da laboratorio in un’infrastruttura reale.

Perché è una rivoluzione per il futuro

A cosa serve tutto questo? Non a viaggiare su Marte in un secondo. Almeno non ancora. Il primo obiettivo è la creazione di una Internet quantistica. In una rete di questo tipo, le informazioni non viaggiano sotto forma di impulsi elettrici o segnali luminosi che possono essere intercettati: viaggiano tramite il teletrasporto degli stati quantistici. Questo renderebbe le comunicazioni virtualmente inviolabili (qualsiasi tentativo di spionaggio distruggerebbe lo stato della particella, rendendo il furto inutile). Inoltre, la capacità di gestire lo stato W permetterebbe di collegare tra loro diversi computer quantistici, creando una potenza di calcolo collettiva senza precedenti.
Non avremo forse la cabina di Kirk in salotto, almeno non a breve e con la tecnologia attuale. Quello che gli scienziati inseguono, però, è qualcosa di simile al sistema nervoso di una civiltà tecnologicamente superiore: un mondo dove l’informazione non ha più bisogno di viaggiare, perché è già ovunque.

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28 marzo 2026