di
Stefano Agnoli e Mauro Meanti

La teoria dei «rocket and feather» vista sul campo. Il doppio registro dei prezzi, dal Covid alla guerra in Ucraina e nel Golfo. Strategie e manovre di raffinatori e grossisti

I prezzi della benzina? Veloci come razzi e leggeri come piume. Una metafora neanche tanto azzardata, che coglie perfettamente la percezione di tutti coloro che ogni giorno sono costretti a fare il pieno per lavorare: ovvero che benzina e gasolio riflettono molto rapidamente gli incrementi del barile di petrolio e dei prodotti all’ingrosso, mentre si adeguano molto meno velocemente quando la curva inizia a scendere. Che non si tratti solo di una distorsione psicologica dovuta al fatto che si dà più peso agli eventi negativi rispetto a quelli positivi — un negativity bias legato all’evoluzione del cervello umano — lo ha colto già da tempo la dottrina economica, per la quale la teoria dei rocket and feather — dei razzi e delle piume — applicata a come i prezzi al dettaglio reagiscono alle variazioni delle materie prime non è una novità.

Il doppio binario

Ciò che conta di più, però, è che l’esame delle serie storiche aggiornate dei prezzi dei carburanti lo conferma. Spoiler della disamina effettuata sui valori disponibili dal 2018: nelle fasi di crescita del greggio il prezzo industriale della benzina si allinea al prezzo all’ingrosso quasi quattro volte più velocemente di quanto accada nelle fasi di discesa. La prima traiettoria, insomma, assomiglia a quella di un razzo in rampa di lancio mentre la seconda a una piuma spostata dal vento, che atterra più dolcemente. Ad osservare e ad applicare per la prima volta sui carburanti la cosiddetta «trasmissione asimmetrica» dei prezzi, rendendola popolare, è stato nel 1990 un articolo di Robert Bacon pubblicato sull’Oxford Institute for Energy Studies. Nel 2003 e nel 2014 ne hanno scritto anche gli economisti italiani Marzio Galeotti, Alessandro Lanza, Matteo Manera e Andrea Bastianin. 



















































benzina, razzi e piume nel serbatoio  i rialzi? Quattro volte più veloci

L’analisi e i precedenti

Ma se si viene ad oggi, l’analisi dei prezzi medi settimanali «industriali» della benzina in Italia (al netto di Iva e accise) rilevati nei distributori self dal 2018 allo scorso 9 marzo (in tutto 422 osservazioni settimanali), conferma nel confronto con le quotazioni Platts Cif Med (le quotazioni dei prodotti petroliferi consegnati via nave nel Mediterraneo) l’effetto rocket and feather. L’analisi, fatta sia usando una metodologia di regressione lineare che una metodologia non lineare (Nardl), mostra delle costanti abbastanza precise: se in una settimana la quotazione Platts aumentasse di 10 centesimi, alla pompa ne arriverebbero subito 3,4. Se diminuisse dello stesso valore alla pompa giungerebbe solo una diminuzione di 0,9 centesimi. Un rapporto di (quasi) quattro a uno. Esempi recenti? Nel febbraio-giugno ‘22 il picco al distributore (1,22 euro al litro, senza tasse) arrivò con due settimane di ritardo rispetto al picco Platts, mentre la discesa richiese mesi.

Gli andamenti e le prospettive

E anche gli andamenti delle prime due settimane di guerra in Iran appaiono coerenti con questa tendenza, se si osserva la velocità dei rialzi. Ora si tratterà di vedere che cosa accadrà quando – sperabilmente – la guerra nel Golfo finirà e con che ritmo i cali dei prezzi verranno trasmessi ai consumatori. Certo, ci sono altri fattori che possono contribuire a spiegare questo andamento di fondo, alleggerendo o aggravando lo scenario di base. Uno, ad esempio, interessa la struttura organizzativa stessa delle aziende sbilanciate sul marketing: per loro natura il pressing manageriale a adeguare al rialzo i listini di vendita sorpassa per intensità quello all’adeguamento al ribasso, anche se questa asincronia potrebbe essere facilmente superata considerando la facilità con la quale la digitalizzazione rende istantanea la trasmissione dei prezzi.

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Il ruolo delle scorte

Non andrebbe dimenticato, inoltre, che le raffinerie custodiscono scorte operative di greggio e di prodotti finiti per coprire eventuali crisi – di solito 10-15 giorni di lavorazione – che sono spesso acquistate a prezzi inferiori. Anche la loro «sapiente» gestione diventa quindi un tema rilevante ai fini dei profitti che se ne possono ricavare. E non andrebbe neppure tralasciato, infine, che la domanda di carburanti, sempre per sua natura, è indifferente al prezzo, perché il bisogno di mobilità è assai elevato, benzina e gasolio sono quasi insostituibili e i raffinatori non devono temere che prezzi troppo elevati «distruggano» da un giorno all’altro parte della domanda. Le «immissioni in consumo» di benzina, gasolio e gpl sono scese solo negli anni del Covid e dal 2023 sono lievemente aumentate, passando da 32,9 (2023) a 33,7 milioni di tonnellate (2025). Indifferenti, quindi a razzi, piume e andamenti asimmetrici dei prezzi. Ma sempre sostenute dalle tasche, un po’ meno indifferenti, dei consumatori.

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29 marzo 2026 ( modifica il 29 marzo 2026 | 08:53)