di
Federica Manzitti

L’attore e cantautore fiorentino si è spento a 73 anni, domenica 29 marzo, nella sua casa romana

David Riondino si è spento questa mattina, domenica 29 marzo, nella sua casa romana. L’attore e musicista toscano da qualche anno lottava contro una grave malattia.  La sua ultima iniziativa, rimasta incompiuta, è la Scuola dei Giullari, un centro di formazione diffuso dedicato alla composizione di canzoni, fra tradizione della poesia orale ed eccellenze contemporanee.  A dare l’annuncio della morte, l’amica illustratrice e designer, Chiara Rapaccini

Nato il 10 giugno 1952 a Firenze, figlio di un maestro elementare, Luigi Riondino, David è stato una figura tra le più eclettiche della cultura italiana contemporanea, che ha fatto della contaminazione e dell’invenzione continua la propria cifra più autentica: un artista libero e irregolare, capace di attraversare generi e discipline senza mai piegarsi alle convenzioni. La sua cifra distintiva è stata fin dagli inizi la pratica della poesia “a braccio”, antica forma di improvvisazione in versi della tradizione popolare, costruita in ottave di endecasillabi sul modello dell’«Orlando Furioso» di Ludovico Ariosto. Un’arte che ha saputo reinventare e riportare al centro della scena, rendendola accessibile e viva anche per il pubblico contemporaneo. 



















































Negli anni 70, poco più che ventenne Riondino fonda a Firenze il Collettivo Victor Jara – eclettica cooperativa di teatro-musica-animazione intitolata all’omonimo cantautore cileno assassinato, perché sostenitore del presidente Salvador Allende, pochi giorni dopo il golpe del generale Augusto Pinochet – e incide due dischi per i circoli Ottobre: Collettivo Victor Jara, e Non vi mettete a Spingere. Nella sua carriera ha firmato brani celebri come «Maracaibo» (cantata da Lu Colombo nel 1981), pubblicato album e portato spettacoli che intrecciano poesia, satira e tradizione popolare. Ha lavorato in radio, per la televisione e al cinema, ha collaborato con artisti come Dario Vergassola, Paolo Rossi, Sabina Guzzanti e Stefano Bollani

Riondino, picaresco e ironico. L’amicizia con Paolo Rossi

Cantante, scrittore, drammaturgo, attore, regista, è sempre stato mosso dalla voglia di sperimentare. Ha sempre sottolineato l’importanza di superare i confini disciplinari, valorizzando l’epica, la metrica e la riscoperta dei classici in chiave moderna, mantenendo un approccio picaresco e ironico. Ha raccontato: «Per me, essere artista significa dare forma a ciò che è invisibile emozioni, pensieri, intuizioni, stati d’animo, idee sociali. Bisogna essere onesti con sé stessi, nella vita come nell’arte». 

Negli anni ’80 collabora come verseggiatore satirico con varie riviste di satira e controcultura, tra cui «Tango» e «Cuore», supplementi de L’Unità, ma anche «Comix», «Linus» e «Il Male». Alla fine degli anni Ottanta si afferma anche la sua carriera televisiva, attraverso l’invenzione di personaggi stralunati e divertentissimi. Come non ricordare Joao Mesquinho, lo strano «cantautore brasiliano», ospite istituzionale nel salotto del Maurizio Costanzo Show su Canale 5. Nel 1994-95 conduce con Daria Bignardi «A tutto volume», programma di Italia 1 di libri che ha fatto proprio dell’alternanza di ritmi e linguaggi, uno dei suoi punti di forza. Molte le sue partecipazioni da ospite a «Quelli che il calcio». Con Sergio Staino e la redazione di «Tango» condivise nel 1987 «Teletango», inserto di 20 minuti nel programma domenicale di Andrea Barbato su Rai 3. 

Con Paolo Rossi è stato protagonista di un sodalizio artistico tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90, che ha dato vita al film Kamikazen (1987) e a spettacoli teatrali di successo come Chiamatemi Kowalski (1990) e La commedia da due lire. Nel 1992 fa parte del cast di «Banane», varietà televisivo di Telemontecarlo che raccoglieva una rappresentativa assemblea di autori e attori umoristici e satirici del momento.

La censura in tv

In televisione Riondino la censura l’ha vista da vicino: faceva parte della squadra di «Raiot» (2003), il programma di Sabina Guzzanti in onda su Raitre, cancellato da viale Mazzini dopo la prima puntata. «Bisogna considerare che siamo in un periodo di guerra, c’è la crisi economica, e ci troviamo in un clima pre-elettorale: assistiamo dunque a tecniche di battaglia di un governo gestito per la prima volta da un esperto di televisioni. E le opinioni espresse da liberi artisti sono considerate pericolose. Ma tranne nei casi di Sabina, Santoro e pochi altri, non sempre, non necessariamente, i blocchi vengono imposti dall’alto. Spesso i funzionari diventano più realisti del re. Insomma, il lavoro sporco lo fanno gli altri».

David Riondino ha presentato le raccolte delle sue canzoni e poesie in spettacoli teatrali: «Racconti Picareschi», «Fermata provvisoria», «Bocca baciata non perde ventura» (canzoni e novelle da Boccaccio). Riondino è stato attivo anche in campo cinematografico, recitando nei film «Maledetti vi amerò» di Marco Tullio Giordana, «La notte di San Lorenzo» dei fratelli Paolo e Vittorio Taviani (è lui che appare nell’iconica immagine del manifesto, quella del fascista Giglioli trafitto dalle lance), «Kamikazen» di Gabriele Salvatores, «Ilona viene con la pioggia» di Sergio Cabrera, «Cavalli si nasce» di Sergio Staino. È stato la voce narrante di «Amici miei – Come tutto ebbe inizio» (2011) di Neri Parenti

Ha realizzato come regista il film «Cuba Libre, velocipedi ai Tropici» nel 1997, e diversi documentari sugli improvvisatori in versi della isola di Cuba, reperibili sul web. Uno di questi documentari, «Il Papa in versi», ha vinto nel 2016 il premio del festival Cinema e Spiritualità di Terni. Per la Regione Sicilia, nel 2005, realizza il documentario «Il trombettiere di Calatafimi», una indagine sulle musiche incontrate in Sicilia dal trombettiere di Garibaldi, Tironi, durante la famosa spedizione. L’attività di regista e organizzatore di laboratori legati all’audiovisivo lo porterà nel 1999 a realizzare, nel Festival dell’Unità Nazionale di Modena, un film girato da allievi intitolato «L’Ultimo Festival».

I funerali saranno celebrati martedì 31 marzo, alle 11, nella chiesa degli Artisti di piazza del Popolo a Roma.


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29 marzo 2026 ( modifica il 29 marzo 2026 | 12:16)