di
Flavio Vanetti
Tutti i voti della gara di Suzuka, dove l’azzurro della Mercedes ha raccolto il secondo successo consecutivo. Grandissima prova anche di Charles, che ha saputo difendere il podio dagli attacchi di Russell
La Formula 1, piaccia o non piaccia, sembra entrata nell’era di Kimi Antonelli, l’italiano che va veloce come pochi piloti «azzurri» della storia. Va forte lui e va forte soprattutto la Mercedes, anche se il Russell lamentoso rischia di diventare un problema e anche se Suzuka ha visto i primi segnali di riscossa della McLaren campione del mondo. Ecco le pagelle.
Fia: 2
Partiamo però dal fondo perché il crash di Bearman mentre stava sorpassando Colapinto, a corto di energia, merita una riflessione e un votaccio alla Fia che dovrebbe intervenire con urgenza con adeguati correttivi (in un comunicato ha spiegato che avvierà colloqui con i team: ecco, dopo le chiacchiere aspettiamo i fatti). Al di là dell’errore di Colapinto – si veda più avanti -, se una batteria si scarica in rettilineo e la macchina si inchioda, prima o poi assisteremo a un botto di quelli seri. Non esiste.
L’esasperazione «elettrica»: 0
Conseguenza diretta del precedente punto: siamo sempre più convinti che per vari e ingiustificati motivi (tra questi la demagogia spicciola e il supporto a una dimensione «green» che sarebbe meglio coltivare altrove) sia stata una solenne cavolata puntare a un drastico incremento della parte elettrica delle power unit. Non sappiamo, non essendo tecnici, se si possa correggere qualcosa da subito, temiamo di no: ma nell’arco di un periodo breve/medio sarebbe il caso di ripensare un po’ di cose.
Kimi Antonell: 10
La lode resta sospesa per un’altra partenza loffia, punto debole suo e della Mercedes. Ma l’Italia dei motori fa sogni d’oro con il suo 19 enne che è ormai decollato e ha ritratto il carrello per procedere nel volo verso la terra della gloria. La botta di fortuna offertagli dalla safety car l’ha aiutato parecchio per rimediare allo start pessimo, ma a parte che probabilmente la risalita gli sarebbe comunque riuscita, lui ha assecondato al meglio la buona sorte. Largo allora alle statistiche: primo italiano dopo Alberto Ascari (1953) a vincere due Gp di seguito; primo italiano in testa al Mondiale, 21 anni dopo Giancarlo Fisichella; primo leader del campionato al di sotto dei 20 anni; primo italiano a trionfare in Giappone dopo Riccardo Patrese (1992), del quale, per inciso, è molto amico.
Charles Leclerc: 10
Il podio, con una Ferrari che al momento non vale la Mercedes, è un’impresa. E lo è ancora di più la resistenza (vittoriosa) su Russell, con elogio meritato da parte di Bryan Bozzi, suo ingegnere di pista («Hai le palle d’acciaio»). Però Charles vuole di più e l’essere soddisfatto del terzo posto non esclude un «abbastanza» che precede il concetto. Però guerriero è, e sempre rimane. Pure lui è finito nella rete sfavorevole della safety car: «Ho provato a sfruttare l’incazzatura che avevo». Molto chiaro.
Oscar Piastri: 9
Zero giri in Australia e in Cina nei Gp lunghi (a Shanghai era riuscito a partire e a completare al sesto posto la sprint race), Oscar il canguro ha finalmente rotto il ghiaccio nella gara della domenica. E che gara, a Suzuka: partenza a fionda, comando della corsa fino alla safety car e alla girata di mestolo nella zuppa da parte del destino. Alla fine seconda piazza di grinta e qualità.
George Russell: 5
La sfiga della safety car uscita per lui (ma anche per altri) nel momento sbagliato l’ha baciato con passione, questo è vero. Però anziché reagire con carattere – sapendo la macchina che guida – si è consegnato alle lamentele, dimostrando una fragilità caratteriale poco edificante. Di questo passo campione del mondo lo diventerà, ma di piagnistei.
Lewis Hamilton: 6
Nella parte finale s’è sgonfiato, forse perché di mezzo c’era la performance scaduta delle gomme, e, pur duellando con il compagno di team, non ha potuto evitare che Leclerc lo sorpassasse. Tra i sei piloti dell’attuale area di vertice è stato il sesto: non vale l’insufficienza, ma rispetto alla Cina è un passo indietro.
Lando Norris: 6,5
Molto meglio Piastri, d’accordo, ma anche lui ha contribuito all’inversione di tendenza della McLaren (a Woking toccano ferro e usano amuleti, però il problema delle batterie – di un fornitore esterno – pare risolto). Da qui in poi il campione del mondo conta di mettersi sulla rampa di (ri)lancio.
Pierre Gasly: 8
E’ in un momento di ottima forma e stavolta l’ha spiegato addirittura a Max Verstappen, opponendo un “no way” ai suoi tentativi di superarlo.
Max Verstappen: 6,5
Di nuovo fa quel che può, rimediando scalpi marginali, come l’essere stato davanti al compagno di team, Isack Hadjar. Hanno deportato Max nel centro classifica e lui dà giustamente di matto perché questa nuova frontiera è inospitale agli occhi di chi era abituato ai giardini dell’Eden. Nel post-gara dispensa una frase choc, secondo noi buttata lì nell’ora della delusione: «Valuto il ritiro? Ci penserò nelle prossime settimane, la F1 deve essere divertente». Brutta storia, però, se spiega di non capire la Red Bull versione 2026: il cortocircuito rischia di minare tante cose, ad esempio – aspetto più realistico dell’addio – la permanenza nel team che l’ha reso super-campione (radio-mercato dice che prenderà il posto di Russell alla Mercedes).
Isack Hadjar 5,5
Questa volta, in gara, non ci sono la solita progressione e l’ingresso nella zona punti. Non ha ripetuto la buona prestazione delle qualifiche (dove è sempre solido).
Audi e Cadillac: 5
L’Audi è la Sauber con la nuova pelle e con il «grano» di un colosso dell’automotive. Quindi è un team nuovo e va di pari passo con la Cadillac, questa sì, novità fiammante. Il problema è che entrambe non si scrollano dall’appiattimento nel quale sono confinate. Forse è più grave per l’Audi, ma se la Cadillac pensa di fare faville con Bottas … (detto che pure Perez non è un Jim Clark).
Liam Lawson: 6,5
Partiva dopo la «top ten», strada facendo è riuscito a risollevarsi e a entrare nella zona punti con la Racing Bulls: non male.
Esteban Ocon: 6+
Si fa vedere, ci prova, ma l’ascensore non lo porta ai piani alti e non va oltre il decimo posto, che vale comunque un punto: meglio di un ceffone.
Arvid Lindblad: 5,5
Molto positivo al sabato, attapirato alla domenica. Ma il “deb” ha l’intraprendenza giusta per girare pagina con rapidità.
Jonathan Wheatley e Mattia Binotto: 5
Divorzio, in settimana, in casa Audi: Jonathan Wheatley ha lasciato l’incarico, ufficialmente per ragioni personali (ma si parla di un passaggio alla Aston Martin: chi vivrà, vedrà) e comunque quale conseguenza di un braccio di ferro interno con Mattina Binotto. L’ex uomo Ferrari ha smentito dissapori con il collega e si è detto sorpreso della scelta. Uno dei due non la racconta giusta, in ogni caso la vicenda in termini di comunicazione è stata gestita malissimo.
La palude: 5
Continuiamo a pensare che ci sia una spaccatura netta e poco piacevole tra i tre team di vertice e il resto dello schieramento, che offre valori mediocri. In questo contesto c’è poi la palude di chi stenta a emergere: ci sguazzano, oltre alle già citate Audi e Cadillac, la Williams (anonima pure in Giappone) e l’imbarazzante Aston Martin nella quale il neo-papà Alonso – a proposito: auguri, ma ci dica almeno se è maschio o femmina, senza pretendere il nome visto che il bebé è blindato dalla privacy – merita la beatificazione immediata per non mandare tutti a quel paese.
Franco Colapinto: 4
La defaillance elettrica della sua Alpine è un fatto evidente, ma quando Bearman lo stava passando, lui ha scartato pericolosamente a sinistra (era distratto?) determinando la pericolosa uscita dell’inglese. Post scriptum. Oliver è uscito un po’ scassato al ginocchio destro dopo il cozzo contro le barriere, con decelerazione da 50 g: per fortuna non c’è nulla di rotto, è solo una brutta botta. Ma che spavento!
29 marzo 2026
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