di
Daniela Corneo

Il docente dell’Alma Mater, vicinissimo all’ex rettore di Unibo scomparso a 87 anni: «Aveva un amore smisurato per il patrimonio di Bologna su cui applicò la stessa politica fatta da rettore con l’ateneo»

«Ho il ricordo vivido delle sue mani che giocano a carte, sono bellissime le mani delle persone quando giocano a carte. E quanto si arrabbiava quando perdeva a tressette». 

Non può prescindere dai dettagli estrapolati dal flusso di un tempo lungo trascorso insieme, il ricordo di Fabio Roversi Monaco di Luca Ciancabilla, ricercatore e docente di Unibo, coordinatore del corso in Conservazione e restauro dei beni culturali a Ravenna, uno degli esperti d’arte vicinissimi all’ex rettore dell’Alma Mater che si inventò Genus Bononiae. 



















































Con lui Ciancabilla nel 2016 organizzò a Palazzo Pepoli una mostra sulla street art che diede uno scossone alla vita culturale di Bologna e aprì un dibattito a livello nazionale.

Professor Ciancabilla, cosa perde Bologna con la scomparsa di Fabio Roversi Monaco?
«Perde il profilo altissimo di un uomo che negli ultimi 15 anni, da quando ha messo in piedi Genus Bononiae, ha reso Bologna una capitale culturale alternativa ad altri grandi centri culturali italiani. Bologna, dopo la grandezza degli anni Settanta e Ottanta, contraddistinti da mostre importanti, si era fermata: con lui ha recuperato un ruolo che aveva perduto».

La sua creatura culturale, Genus Bononiae, ha ridato ai bolognesi luoghi della città di fatto perduti.
«Con Genus Bononiae vennero recuperati palazzi che erano completamente abbandonati. Pensiamo solo a Palazzo Fava, dove i fregi dei Carracci erano ormai lasciati fra le ragnatele in ambienti invisitabili. E poi Palazzo Pepoli, San Giorgio in Poggiale, San Colombano e tutti gli altri. Ha investito in maniera importante sul recupero di questi palazzi, dando anche molti posti di lavoro. L’intuizione di Genus Bononiae nasce dal suo amore per il patrimonio di Bologna su cui applicò la stessa politica fatta anni prima da rettore con l’università, quando comprò diverse sedi per l’Alma Mater».

Poi due anni fa l’epilogo di Genus Bononiae. Non è un mistero che quella dismissione Roversi Monaco non l’avesse mai digerita.
«Era molto deluso da quello che è successo negli ultimi anni, non era affatto felice. Posso dire tranquillamente che lui la mostra su Banksy, aperta a Palazzo Fava proprio il giorno della sua scomparsa, non l’avrebbe mai fatta: non avrebbe mai fatto una mostra di stampe. Noi nel 2016, quando facemmo la mostra sulla street art a Palazzo Pepoli, prendemmo per strada le cose, storicizzammo quel mondo in una maniera scientifica come lui era solito fare. Lui, in quell’occasione, si aprì completamente all’arte urbana».

Lavoraste fianco a fianco a quell’esposizione.
«La mostra sulla street art fu un apice incredibile del suo aprirsi al contemporaneo. Nell’estate del 2014 io, lui, e il restauratore Camillo Tarozzi entrammo nelle fabbriche abbandonate. Si fidò: scavalcava con noi i cancelli. Un giorno ci presentammo io in camicia, lui addirittura con la giacca: Tarozzi ci impedì di entrare in quei luoghi vestiti così e ci diede due camicione a quadri. Quando entrammo in quei luoghi abbandonati, che comunque erano in qualche modo “vissuti”, nessuno lo riconobbe».

Dai palazzi di Genus Bononiae alle mostre. Oltre a quella sulla street art quale ritiene memorabile?
«Fece una corsa in avanti incredibile con Nicola Samorì. Mi ricordo che mi faceva vedere le sue opere, era entusiasta. Dopo quella mostra Samorì ha fatto un salto professionale. Roversi Monaco è stato un mecenate. Di fronte al camino teneva una scultura di marmo di Samorì, una meravigliosa testa di donna, forse l’opera che amava di più.

Ma c’è anche un Roversi Monaco «artista» di cui in pochi sanno…
«Fabio mentre parlava con le persone faceva disegni a penna. Disegnava continuamente e alcuni suoi disegni anni fa sono pure finiti al mercatino di piazza Santo Stefano. Ne conservo gelosamente alcuni».


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29 marzo 2026 ( modifica il 29 marzo 2026 | 13:49)