di
Maurizio Caprara
Il rappresentante di Gerusalemme a Roma: giorni fa un’esplosione lì vicino
Un divieto di raggiungere il Santo Sepolcro non è stato opposto in via esclusiva al patriarca latino di Gerusalemme, fa presente l’ambasciatore d’Israele a Roma. A causa del rischio che altri missili iraniani cadano sulla Città Vecchia sono in vigore restrizioni per i fedeli di tutte le religioni, mette in evidenza il diplomatico, Jonathan Peled. Mentre è da amici che lo Stato ebraico si sarebbe aspettato condanne dei bombardamenti dell’Iran e dell’Hezbollah libanese contro civili.
Proibire al cardinale Pierbattista Pizzaballa di andare nella Domenica delle Palme in uno dei luoghi più sacri del cristianesimo: ambasciatore, una decisione così non compromette il dovere di Israele di garantire convivenza tra religioni diverse a Gerusalemme?
«No, perché crediamo che salvare vite costituisca attualmente la priorità. Come sa, durante il Ramadan i musulmani non sono stati autorizzati ad andare sul Monte del Tempio (denominazione ebraica della Spianata delle Moschee, ndr) e gli ebrei non sono stati autorizzati ad accedere al Muro Occidentale (come viene chiamato il Muro del Pianto, ndr). Le stesse restrizioni per le tre religioni, dovute a ragioni di sicurezza».
Compresa la vostra, di religione, sottolinea lei.
«Appunto. C’è stata rabbia nel mondo islamico perché non abbiamo fatto salire i fedeli alle moschee del Monte del Tempio. Poi hanno capito, perché missili dei nostri nemici sono caduti sulla Città Vecchia e hanno anche colpito il Santo Sepolcro. Giorni fa parti di missile iraniano sono precipitate proprio in quell’area, benché non si siano sentite condanne contro l’Iran».
Lei conosce il cardinal Pizzaballa. Strano se le fosse sembrato uomo pericoloso.
«Assolutamente no. Non si tratta in alcun modo di persona pericolosa, ma in pericolo. Se infatti fosse stata colpita da un missile saremmo stati ritenuti responsabili. Ci sarebbe stato chiesto perché non avevamo avuto cura di lui».
Lei viene convocato alla Farnesina. A disporlo è stato il ministro degli Esteri Antonio Tajani. Come si sente a essere destinatario di un segnale di protesta da uno dei governi più vicini allo Stato ebraico dopo il massacro del 7 ottobre compiuto nel 2023 da Hamas?
«Fa parte di una procedura diplomatica, del dialogo aperto e talvolta critico che abbiamo con il governo italiano. Ci rispettiamo e ascoltiamo l’un l’altro, qualche volta non siamo d’accordo. Avremmo preferito una risposta diversa».
Con il cardinal Pizzaballa lei ha parlato?
«Non io in persona, abbiamo un ambasciatore presso la Santa Sede ed era a Gerusalemme. Il patriarca era stato informato che al Santo Sepolcro non poteva andare perché non sarebbe stato sicuro, ha deciso di non tenerne conto. Vi sono contatti in corso per verificare se si può organizzare qualcos’altro».
Alla Farnesina chi la riceverà?
«Il direttore generale degli affari politici (Cecilia Piccioni, ndr). Il mio collega incontrerà i più alti funzionari della Santa Sede. Spiegheremo la situazione con sensibilità. Comprendiamo che la Domenica delle Palme è molto significativa per il mondo cristiano cattolico e lo rispettiamo. L’ultima cosa che vorremmo è offendere chiunque tra i cattolici e il patriarca. È stato uno spiacevole incidente, gli ha detto il presidente Isaac Herzog per i motivi che le ho esposto».
Lei affermerà anche altro?
«Dopo che i missili iraniani hanno colpito Città Vecchia e Santo Sepolcro, oltre che bambini e ospedali, non vi è stata condanna. Ed è spiacevole. Come lo è l’assenza di condanne del fatto che l’Iran stia usando bombe a grappolo sulla popolazione civile. Si parla molto delle popolazioni civili. Tranne quando colpita è quella d’Israele».
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29 marzo 2026
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