di
Nando Pagnoncelli

Ecco che cosa gli italiani pensano dell’esito del referendum sulla magistratura: per un elettora su 5 è «una sconfitta per il governo e i partiti di maggioranza», ma solo il 5% pensa che la premier si sia esposta troppo

Il referendum appena concluso, caratterizzato da una partecipazione inaspettata e da una vittoria netta dei No, sta provocando importanti ripercussioni, con una catena di dimissioni nell’esecutivo e fuori, preludio di un riassetto mirato ad affrontare a ranghi serrati l’ultimo anno e mezzo di governo. I contraccolpi sembrano davvero importanti e proprio in questi giorni stanno coinvolgendo non solo Fratelli d’Italia — che vede colpiti il sottosegretario alla giustizia Delmastro e la ministra Santanchè, oltre alla capo di gabinetto del ministro della giustizia Nordio — ma anche Forza Italia, dove si è avuto un repentino cambio di capogruppo al Senato, con l’elezione di Stefania Craxi al posto di Maurizio Gasparri. Insomma, l’impressione è che nel centrodestra ci sia una fibrillazione importante strettamente collegata agli esiti del recente voto.

Ma come hanno reagito gli italiani ai risultati della consultazione referendaria? La partecipazione è stata una sorpresa per molti: il 45% infatti pensava che l’affluenza sarebbe stata minore, mentre qualcuno (14%) l’aveva prevista e altri (13%) addirittura si sarebbero aspettati un maggior numero di votanti. A essere colpiti da questo elevato afflusso sono in particolare coloro che hanno votato No, sorpresa che coinvolge il 57% degli elettori di area. Un po’ meno sorpresi gli elettori del Sì, tra i quali comunque il 46% si aspettava un’affluenza più bassa di quella effettivamente verificatasi. 




















































Anche il risultato finale non era previsto: il 42% avrebbe scommesso sulla vittoria del Sì. Particolarmente rammaricati sono stati gli elettori del Sì, convinti per il 66% che avrebbero vinto, mentre chi ha votato No per oltre il 60% si aspettava la vittoria del proprio schieramento (35%, prevedeva una vittoria netta, 26% una vittoria con percentuali inferiori).

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Si ritiene che a perdere sia stato principalmente il governo (lo pensa il 22% del totale elettori; il 39% tra chi ha votato No) o personalmente Giorgia Meloni (13%), mentre i vincitori appaiono soprattutto i magistrati (20%; 34% tra chi ha votato Sì) più che non i partiti di opposizione (9% e solo 8% tra chi ha votato No). Dato che sembra corroborare almeno in parte la lettura di uno scontro che è stato tra magistrati e politica più che non tra i due schieramenti.

Tra gli errori della campagna referendaria, i toni sopra le righe sono sottolineati dal 22% degli elettori (in particolare tra chi ha votato No), mentre solo alcuni citano l’eccesso di politicizzazione da parte della maggioranza (11%) e pochi criticano l’esposizione diretta di Giorgia Meloni nelle ultime settimane (5%). La maggioranza relativa (29%) pensa che non ci siano stati particolari sviste nella campagna.

Le ricadute sul governo naturalmente ci sono, ma non sembrano essere drammatiche: il 18% pensa che ci sarà un evidente indebolimento, il 29% pensa che questo indebolimento non sarà rilevante e rientrerà presto, il 30% non si aspetta ricadute sull’esecutivo. Il 23% non sa esprimersi al proposito. Naturalmente la percezione di effetti sull’esecutivo è piuttosto bassa tra chi ha votato Sì (qui il 54% pensa che non ci saranno effetti e che tutto sostanzialmente continuerà come prima), decisamente più elevata tra chi ha fatto la scelta contraria, dove più di due terzi preconizzano un indebolimento, netto e duraturo (34%) o più sfumato e di breve durata (33%). 

Quello che sembra certo, agli occhi degli elettori, è che i rapporti tra magistratura e governo non miglioreranno: solo il 12% infatti prevede un ridursi delle tensioni, mentre 38% ritiene che non cambierà nulla e ben il 23% si aspetta un acuirsi degli scontri. Un po’ più convinti che nulla cambierà sono gli elettori del No.

In sostanza sembra che, benché i risultati abbiano riservato sorprese, sia in termini di partecipazione che di risultato, tutto sommato le ricadute, per quanto non irrilevanti, non appaiano, nella percezione degli elettori, drammatiche. Insomma, il Paese si è mobilitato per negare cambiamenti costituzionali che sono sembrati forse partigiani e sopra le righe, ma una volta mandato un messaggio forte e chiaro, non ci si aspettano (e forse non si auspicano) terremoti.

30 marzo 2026 ( modifica il 30 marzo 2026 | 07:50)