Dai 40 anni di Dzeko ai 18 di Alajbegovic, i bosniaci non sono da sottovalutare, ma nemmeno da sopravvalutare. Il terreno di gioco e il freddo sono problemi reali, il resto è terrore di non farcela per la terza volta di fila

Dimarco, Pio Esposito e Vicario avrebbero fatto meglio a non esultare in favore di telecamere, per la qualificazione della Bosnia alla finale degli spareggi mondiali, ma non facciamo gli ipocriti, molti di noi hanno stretto il pugno a mo’ di festeggiamento, nel momento in cui il giovane Kerim Alajbegovic ha realizzato il rigore decisivo nella semifinale contro il Galles. Nella speranza che domani il risultato non ci costringa a una retromarcia dolorosa, restiamo dell’idea che sarebbe stato peggio giocarci il Mondiale a Cardiff. Il Galles è più forte e non è un’opinione, lo dice la classifica Fifa alla data del 18 marzo: Galles 35°, Bosnia 71ª, con l’Irlanda del Nord, battuta dagli azzurri in semifinale, al 69° posto, due gradini sopra i bosniaci. I “ranking” sono fatti per essere smentiti, però 36 piani di differenza, quanti ne correvano tra Galles e Bosnia prima dei playoff mondiali, sono tanti. A Cardiff, l’Italia avrebbe trovato un ambiente caldo quanto l’inferno balcanico che ci attende domani a Zenica, ma come disse ai compagni l’immenso Obdulio Varela prima di Brasile-Uruguay, atto conclusivo del Mondiale del 1950, “los de afueras son de palo”, quelli là fuori, i tifosi, non giocano. L’Uruguay di capitan Varela vinse per 2-1 e i 200mila del Maracanã precipitarono nella disperazione.