«Un grazie che sale dal cuore». Con queste parole, affidate al proprio legale Angelo Murtas, la professoressa Chiara Mocchi, insegnante di francese alla scuola media di Trescore Balneario , racconta quanto accaduto il 25 marzo, quando è stata accoltellata da un alunno tredicenne « confuso, trascinato e “indottrinato” dai social », si legge nella lettera.
«Salvata da un altro alunno che ha rischiato la vita per me»
Un’aggressione improvvisa e violentissima: « mi ha colpita ripetutamente al collo e al torace », scrive la docente, salvata anche dal coraggio di un altro studente che «mi ha difesa rischiando la sua stessa vita». Decisivi i soccorsi: «una potentissima emorragia, quasi un litro e mezzo di sangue perso», e un colpo «arrivato a mezzo millimetro dall’aorta. Un foulard premuto sul collo, le mani tremanti di chi mi soccorreva, e quel torpore che avanzava rapido mentre la luce intorno a me diventava ombra, e l’ombra diventava addio».
Leggi anche
L’intervento dei soccorritori
Fondamentale l’intervento dell’elisoccorso con il servizio « Blood on Board »: «Abbiamo pochi secondi, la stiamo perdendo», ricorda la professoressa, prima di perdere conoscenza. Poi il ritorno alla vita grazie alle trasfusioni: «Era il sangue donato, quello che ricominciava a circolare nel mio cuore».
Il ringraziamento e l’appello alla donazione
Nella lettera il ringraziamento va ai soccorritori, ai medici e ai donatori Avis, «persone anonime che offrono una parte di sé senza voler nulla in cambio». E un pensiero commosso anche per il padre, fondatore dell’Avis-Aido della Media Val Cavallina: «Una goccia di sangue può salvare una vita».
Leggi anche
Il ringraziamento a Francesco Daminelli, responsabile del servizio «Blood on Board», e a un equipaggio straordinario: Giuseppe Calvo, Valentina Cortinovis, Enrico Lazzarini, Simone Costa e Luca Stefani. Professionisti, ma soprattutto esseri umani che non dimenticherò mai.
Infine l’appello: diventare donatori. «Spero che chi legge trovi il coraggio di affidare una piccola parte del proprio sangue all’Avis», scrive. «Perché senza quelle gocce non ci sarebbe più».

