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Francesco Renga ospite a ‘Da noi a ruota libera’, il programma condotto da Francesca Fialdini su Rai1. Nel corso dell’intervista, il cantante ha riflettuto sul significato sul brano portato in gara al festival di Sanremo: «Il meglio di una persona va scoperto, ma soprattutto bisogna risolvere il peggio di sé». E ha aggiunto: «A 58 anni sono arrivato alla consapevolezza di non proiettare il peggio di noi stessi agli altri. La nostra generazione è stata cresciuta con la responsabilità di essere i migliori, ma il rischio è quello di crollare».


APPROFONDIMENTI

I ricordi di famiglia

Spazio anche ai ricordi familiari e al rapporto con il padre: «Mio padre era un sottoufficiale della Guardia di Finanza, per lui farmi diventare ufficiale era il regalo più grande. Ho fatto anche l’accademia, ma io volevo continuare a cantare. Lui l’ha presa male e mi ha detto “Arrangiati”». Renga ha poi sottolineato: «Ringrazio mio padre e non lo biasimo.

Non ho mai avuto un piano B». E ancora: «Non ha mai riconosciuto la mia professione fino al 2005, quando ho vinto il Festival di Sanremo».Gli incontri della carriera

Nel corso dell’intervista, Renga ha ricordato anche alcuni incontri importanti per la sua carriera, tra cui quello con Gianni Morandi, che lo presentò agli esordi nel 2002, e il suo idolo d’infanzia Renato Zero, definito «un gigante della musica italiana»: «Lui sapeva che ero un sorcino». Infine, un passaggio dedicato alla stima per Gino Paoli: «Ricordo il timore reverenziale che aveva per il palcoscenico di Sanremo. Io lo guardavo e mi chiedevo come fosse possibile che uno come lui avesse paura».


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