di
Raffaele Palumbo
Il 31 marzo del 1976 nasceva l’emittente della controinformazione: dall’era di Settignano all’Oltrarno, dalle soffiate sulle cariche della polizia alle news dal Golfo. Martedì una festa al Tenax
Ehhh signora mia, non esiste più la Controradio di una volta! E fin qui ci siamo. Non c’è dubbio. Il problema però è, ma di quale volta? Di quando fece capolino per la prima volta dal Castello di Montalbano, con un collettivo di femministe ed esponenti di gruppi extra parlamentari? C’era già un embrione di palinsesto. Con Radiostrega e le sedute di autocoscienza in diretta.
Le trasmissioni vanno in onda sui 97.7 mhz. Condotti dal professor Pio Baldelli, l’autore del libro Informazione e controinformazione e direttore responsabile per cinque lustri, la radio trasmetteva dal castello sul colle di Settignano dove aveva sede lo studio K, quello del genio dell’animazione Francesco Misseri, che vi si trasferì dopo l’alluvione del 1966.
Proprio qui vennero prodotti alcuni dei più famosi spot dell’epoca, tra gli altri le primissime pubblicità del Fernet Branca in plastilina e la leggendaria Susanna Tuttapanna. Misseri offrì una stanza del castello che, essendo su un poggio, aveva una posizione favorevole per il trasmettitore molto debole.
Comunque la si pensi, oggi Controradio compie 50 anni. Ufficialmente registrata — non c’era un dicitura vera e propria per farlo — con il nome di Giornale Quotidiano Radiodiffuso, il 31 marzo del 1976. Sì, cinquant’anni fa. Primo disco ad essere messo sul piatto? White rabbit, dei Jefferson Airplane.
Lo stesso primo disco solcato dalla puntina dal piatto della mansarda di via Pratello 41, il 9 febbraio dello stesso anno. Ma quella era Bologna, era Radio Alice, era un’altra storia. Sì, perché Radio Alice venne chiusa — come si dice manu militari — giusto un anno dopo, il 12 marzo del ‘77. Erano tempi così, un po’ movimentati, e Cossiga un giro ai carrarmati per le strade di capoluogo emiliano lo concedeva volentieri. A Controradio andò meglio, parecchio meglio. E se le mura della sede di via dell’Orto potessero parlare, lasciamo stare.
A fare da poltrona per stare alla consolle, una sedia da barbiere. Anche qui vennero a bussare le forze dell’ordine e l’accusa per le radio dell’epoca era sempre la stessa. «Cioè, io durante le manifestazioni chiamavo con il gettone, dalla cabina, il numero della radio, e davo tutte le informazioni aggiornate, poi alla radio, in diretta, dicevano cose del tipo, non andate in quella via perché stanno caricando, la polizia si sta spostando in quella piazza, e via dicendo».
In realtà, c’era più paura che eroismo, tanto che l’autore di questa dichiarazione ci chiede l’anonimato a cinquant’anni di distanza. Tanto che quando arrivò la polizia, a Controradio erano già stati avvertiti e nella sede non si fece trovare nessuno. Vicenda tradotta in un fiorentinissimo «meglio aver paura che buscarne». La radio venne chiusa e poi dopo un appello pubblico, riaperta a stretto giro.
Negli anni 80 Firenze può permettersi finalmente di essere sostanzialmente una città libertaria e libertina. Controradio si fa interprete di questa città: «La scena giovanile fiorentina era esuberante. Mostre, party, feste, disco, rassegne cinematografiche, avanguardie teatrali, sfilate di moda; in una parola, il trend fiorentino anni Ottanta esplodeva. Mi sembrava di trovarmi nel posto giusto al momento giusto».
Così scrisse Pier Vittorio Tondelli riferendosi a Firenze, raccontando una città contrapposta — sempre nelle parole dello scrittore — alla «ideologica» Bologna e alla «provincia moralistica» emiliana. Parlando di Firenze, Tondelli parla di «eccesso performativo». Di una città «accogliente, con piazze che si popolano di faune diverse».
Le sue parole sembravano attagliarsi perfettamente alla Controradio di quegli anni: «Scandalizzare è un diritto — scriveva lo scrittore di Correggio — essere scandalizzati un piacere». Pur se tirata per la giacchetta politica, la vocazione della radio era la cultura, lo spettacolo, le tendenze sociali, le nuove tecnologie. Per fare un esempio, quando il 5 settembre del 1977 venne rapito a Colonia il presidente della Confindustria tedesca Hanns Martin Schleyer ad opera della Rote Armee Fraktion (RAF), furono inviate tre rivendicazioni. Una di queste arrivò proprio a Controradio.
«La prendemmo con due dita e la portammo al più vicino comando dei Carabinieri», racconta Stefano Luporini, che fu tra i protagonisti di quei primissimi anni. La radio guardava più volentieri alla scena musicale, ad aprire locali come il Salt peanuts o il più longevo (molto più longevo) Tenax, ad un modo diverso di fare informazione. Guardava ai grandi cambiamenti culturali e dei costumi, alle riviste internazionali e alle tendenze del design.
«Quando iniziò la prima Guerra del Golfo, non ricordo come, riuscii a avere i numeri di telefono di un paio di corrispondenti dal Medioriente. Tutte le mattine facevamo collegamenti in diretta per dare tutti gli aggiornamenti. Questo fece ammattire il capo per la spesa di telefonate internazionali ma un giornale fiorentino titolò: Controradio, la CNN di Firenze», racconta Claudio Gherardini. Una piccola storia epica, un pezzo di storia del nostro paese che non è mai rimasta uguale a se stessa.
Da allora, come si dice, è passata parecchia acqua. È arrivata l’ibridazione dei linguaggi e il Covid, il Social forum europeo e le crisi da raccontare si sono moltiplicate in maniera esponenziale. È cambiata la musica e il modo di ascoltarla, è cambiato il modo di interagire con gli ascoltatori, sono arrivati i social e la crossmedialità.
Eppure la radio, Controradio, è rimasta sempre la stessa. Un microfono, un giradischi e un telefono continuano ad essere tutto quello che serve per fare la radio. «La longevità di Controradio forse ha un segreto, dice la direttrice responsabile Sara Maggi: il suo modo di essere. Non solo voce attenta degli avvenimenti e intrattenimento di qualità, ma anche strumento a disposizione di chi ascolta per capire quello che nel mondo muta e si trasforma».
Oggi, cinquant’anni dopo, non può esserci più la Controradio di una volta. C’è una comunità di ascoltatori e ascoltatrici, che sono spesso anche soci sostenitori della radio, che partecipano ai viaggi organizzati dall’emittente, o alle iniziative come Genius Loci o il Rock Contest. O che più semplicemente si svegliano ancora tutte le mattine con la radio sveglia puntata sui 93.6 o sui 98.9 mhz Fm con lo storico jingle Controradio è una radio stupenda.
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29 marzo 2026
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