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Carlos Passerini e Paolo Tomaselli, inviati a Sarajevo
Edin Dzeko, capitano della Bosnia, torna sull’esultanza di Dimarco: «Se hanno paura di giocare in Galles qualcosa non funziona. Evidentemente hanno paura anche di noi. Il campo è brutto? Loro sono abituati»
«Vogliamo il Mondiale». I bosniaci ci credono. E hanno ragione. Perché in una partita secca può accadere di tutto. Il ranking conta poco o niente, sono solo numeri. La differenza, dice chiaro e tondo Edin Dzeko, la farà «chi ci crede di più».
L’ex centravanti di Roma, Inter e Fiorentina, ora allo Schalke in Germania, 40 anni, è il capitano e il leader della nazionale 66esima del ranking FIFA che domani a Zenica ci contenderà il pass per le Americhe: «L’esultanza degli azzurri a Bergamo quando hanno saputo che avrebbero giocato contro di noi? Si vede che hanno paura, vi faremo soffrire». La conferenza stampa di vigilia si tiene nella sede della Federcalcio bosniaca, poco fuori dal centro di Sarajevo, nella prima periferia puntellata di palazzi in stile brutalista. Edin guarda fuori dalla grande vetrata che dà sul fiume Miljacka e poi torna subito sulla questione dell’esultanza degli azzurri dopo la partita con l’Irlanda del Nord, che qui hanno (giustamente) preso molto sul serio, trasformandola in una motivazione ulteriore: «Occhio alle telecamere e ai social, azzurri. Oggi devi starci attento. Abbiamo tutti le nostre preferenze. Io preferivo non giocare contro l’Italia. L’Italia non voleva giocare col Galles. Non so, noi in Galles abbiamo vinto. Evidentemente se hanno paura di giocare in Galles qualcosa non funziona. Evidentemente hanno paura anche di noi. Ma per fortuna ora il focus si è spostato sulla partita, meglio così. Ho anche parlato con Dimarco, non c’è nessun problema. Con molti italiani ho giocato, alla Roma, all’Inter e alla Fiorentina».
La Bosnia è una nazionale orgogliosa, tignosa e rappresentativa di un popolo ricco di storia, seppur l’esordio ufficiale nelle competizioni Fifa e Uefa sia avvenuto soltanto nel 1995, dopo la dissoluzione della Jugoslavia conseguente alla Guerra dei Balcani. «L’Italia va rispettata perché è stato il primo Paese ad aiutarci dopo la guerra del Balcani – spiega Dzeko -. Ricordo l’amichevole del 1996. Saremo sempre grati agli italiani, domani durante l’inno dobbiamo alzarci tutti e applaudire. Prima e dopo la partita siamo amici, durante i 90 minuti sarà una guerra».
Il capitano bosniaco vanta 147 caps e 73 reti con la nazionale: «Sento il peso sulle spalle? Sento grande fierezza e orgoglio per essere qui, voglio fare di tutto per andare al Mondiale. Il segreto per passare? Dobbiamo solo pensare a vincere. Gli italiani non ci sottovaluteranno, soprattutto dopo la vicenda dell’esultanza».
L’attaccante parla poi (a ragion veduta) dei problemi del nostro calcio: «L’intensità e ciò che manca al calcio italiano, forse è per quello che non fanno più risultati. Mancano Totti e Del Piero. C’è qualità anche oggi, ma i giocatori di una volta erano un’altra cosa». Questione campo. Quello di Zenica è già molto pesante. Il ct azzurro Gattuso ha scelto di non farci la rifinitura, ma di restare a Coverciano per non rovinarlo ulteriormente: «Il campo è brutto? Se c’è qualcuno che sa giocare su campi brutti, sono gli italiani» taglia corto Dzeko.
Anche il ct Sergej Barbarez si mostra sicuro: «Gli italiani con un po’ di presunzione, hanno detto che il nostro gioco è lento. Possiamo dirlo anche noi di loro. Conta come giochiamo noi, non ci interessa cosa pensano di noi. Qualsiasi cosa accada, giochiamocela fino in fondo. Per l’Italia è una partita importantissima, ma per noi lo è anche di più. La chiave sarà non farsi prendere dal panico, conterà il coraggio. Abbiamo il sostegno del pubblico: peserà. E poi noi abbiamo un piano: se segniamo un gol mettiamo il bus davanti alla porta. È una battuta. Ma fino a un certo punto».
30 marzo 2026 ( modifica il 30 marzo 2026 | 12:25)
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