L’astronauta statunitense Mike Fincke ha raccontato i dettagli del suo malore sull Iss: i medici della Nasa non hanno ancora chiarito che cosa sia successo. L’esperto: «Potrebbe essere stato un “mini-ictus”»

«Eravamo a cena, ma a un certo punto non riuscivo più a parlare: è successo tutto all’improvviso, è stato incredibilmente veloce ma non ho provato dolore». Mike Fincke, l’astronauta di 59 anni protagonista della prima evacuazione medica della Stazione Spaziale Internazionale ha parlato per la prima volta in un’intervista con l’Associated Press, raccontando che cosa è successo il 7 gennaio 2026, quando quel malore improvviso ha spinto la Nasa a far rientrare in anticipo di un mese tutti gli astronauti della Crew-11

Difficoltà a parlare per venti minuti

Fincke ha dichiarato che l’episodio è durato circa 20 minuti e di essersi poi sentito bene. «Non ho mai vissuto niente di simile né prima né dopo» ha raccontato. «I miei compagni di equipaggio si sono accorti subito che ero in difficoltà e si sono dati tutti da fare». I colleghi, seguendo le indicazioni ricevute dalla Terra, hanno effettuato un’ecografia con uno strumento portatile in dotazione sulla Iss. Ma non è emerso nulla e in meno di mezz’ora tutto è tornato alla normalità. 



















































Per questo motivo è stata annullata la passeggiata spaziale prevista per il giorno successivo e pochi giorni dopo,  il 15 gennaio,  l’intero equipaggio è  rientrato ammarando al largo delle coste della California.

Le possibili cause 

 Fincke ha spiegato di non poter fornire ulteriori dettagli sul suo problema di salute perché l’agenzia spaziale vuole essere certa che gli altri astronauti non debbano temere che la loro privacy medica venga violata qualora dovesse succedere loro qualcosa.
Ora, a distanza di quasi tre mesi da quell’episodio (e molti altri esami effettuati sulla Terra), l’astronauta statunitense sta bene. Tuttavia non è ancora stato chiarito che cosa sia successo a bordo della Iss. Per ora sono state escluse alcune ipotesi come infarto o problemi di soffocamento. «Non è un evento probabile in un astronauta, ma potrebbe essere stato un attacco ischemico transitorio (Tia), magari con un piccolo coagulo venoso che è riuscito a passare il filtro polmonare, ad esempio. Talvolta certi episodi non lasciano tracce visibili alla Tac o alla Risonanza magnetica.  La difficoltà a parlare è proprio uno dei sintomi tipici dei “mini ictus”» commenta Matteo Cerri docente di fisiologia a Bologna e coordinatore del gruppo di ricerca sull’ibernazione dell’Esa (Agenzia spaziale europea). 

Un caso isolato o un fenomeno legato alla vita nello spazio?

La Nasa sta esaminando attentamente le cartelle cliniche di altri astronauti per verificare se si siano verificati casi simili nello spazio: l’obiettivo è capire se si tratti di un episodio isolato o di un fenomeno più ampio legato alla vita in assenza di gravità che potrebbe colpire anche altri astronauti, in particolare in vista di viaggi spaziali di lunga durata. Fincke si trovava a bordo della Stazione Spaziale da circa cinque mesi e mezzo e il problema medico si è manifestato come «un fulmine a ciel sereno». L’astronauta si è rammaricato che il suo problema di salute abbia causato la cancellazione della passeggiata spaziale – sarebbe stata la sua decima, ma la prima per la sua compagna di spedizione Zena Cardman- e abbia comportato il rientro anticipato per tutti. «Sono stato molto fortunato a essere stato sempre in ottima salute, quindi questa è stata una grande sorpresa per tutti».

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30 marzo 2026