Caro Aldo,
nella domenica delle Palme abbiamo assistito a un evento triste, quello che ha visto il divieto di accesso al Santo Sepolcro del Patriarca di Gerusalemme, cardinal Pizzaballa, francescano, che recandosi al Santo Sepolcro per celebrare la liturgia delle Palme, non gli è stato permesso di entrarvi. Nessuno mai aveva, fino a oggi, sbarrato l’accesso al Santo Sepolcro a un cristiano cattolico. Cosa sta accadendo veramente a noi cristiani anche in quella terra non molto lontana dalla nostra tanto martoriata dalla guerra? Lei cosa ne pensa di quanto accaduto nella domenica delle Palme al cardinal Piazzaballa?
Luca Barretta, Firenze

Caro Luca,
sono parole da dosare una a una, perché davvero si cammina sulle uova. Tuttavia una parte del popolo israeliano non la riconosco più. Sono stato sei volte in Israele, la prima nel 1993: mi fermai a parlare con i soldati che custodivano la casa di Sharon nel cuore della città vecchia di Gerusalemme, ne parlavano come di un matto estremista, invece fu proprio Sharon l’ultimo (o meglio il penultimo, l’ultimo fu Olmert) premier israeliano a tentare una composizione con i palestinesi. I palestinesi certo hanno commesso drammatici errori e, nel caso di Hamas, crimini. Non è facile vivere in un perenne stato di guerra, come accade al popolo israeliano, sotto piogge di missili che arrivano da tutte le parti, ora anche dagli Houthi. Tuttavia mi chiedo chi siano questi giovani che vedo sputare e inveire contro i cristiani. Questi dirigenti che impediscono a un uomo di pace come il patriarca Pizzaballa di celebrare la messa sul Santo Sepolcro, come si è sempre fatto, anche nei momenti più cupi delle guerre (e poco importa che tardivamente Netanyahu sia intervenuto per rimuovere il veto). Del Santo Sepolcro padre Pizzaballa, bergamasco, francescano, è stato a lungo il custode. Ricordo la domenica delle Palme del 2019, pochi giorni dopo l’ennesima vittoria di Netanyahu, in cui ci demmo appuntamento proprio al Santo Sepolcro per un’intervista. Pizzaballa non è affatto nemico di Israele. Legge e parla l’ebraico. È un amico del popolo ebraico. Non merita di essere trattato così. Dove sono finiti i tantissimi israeliani che credevano nella pace e nella convivenza tra i popoli e le religioni? Questi estremismi vanno fermati, le violenze dei coloni — che si accaniscono sui musulmani, ma a volte prendono a bersaglio anche i cristiani — vanno fermate. Nell’interesse non solo delle vittime, com’è ovvio, ma anche di Israele.



















































30 marzo 2026