di
Marco Bonarrigo

Sorgerà vicino all’Ostello della Gioventù e sarà pronta per l’inizio dei prossimi internazionali. L’intervento non è l’ultimo, l’area cambierà radicalmente per poter ospitare anche i grandi eventi

Ogni volta che all’orizzonte del Foro Italico s’è prospettata la possibilità (oggi più che realistica, almeno per una delle due squadre capitoline) che Roma e Lazio potessero abbandonare il vecchio Stadio Olimpico, in tanti hanno immaginato la decadenza dei venti ettari del Foro, abbandonati ai soli grandi eventi musicali e ai quindici giorni degli Internazionali di Tennis.

A questo punto è invece chiaro che ben prima dello spostamento dei match della Roma nel nuovo stadio di Pietralata, non solo il Foro vive di luce propria ma è pronto ad ospitare nuovi appuntamenti sfruttando gli spazi liberi e senza snaturarsi. Gli Internazionali saranno un primo test importante, con i 21 campi di gioco e allenamento (19 al Foro Italico e due sul Lungotevere) attorno a cui ruoteranno il Centrale, la nuova Grand Stand Arena e una Super Tennis Arena, in costruzione accanto all’ex Ostello della Gioventù che supera un vecchio limite del tennis al Foro, quello della troppa distanza tra pubblico e campo di gioco. La Grand Stand Arena, che verrà presentata a breve da Sport e Salute, si sposterà ai Marmi e ne sfrutterà le meravigliose quinte sceniche per ospitare cinque/settemila spettatori.



















































Il progetto Foro non si ferma al tennis. L’investimento complessivo di 160 milioni di euro, oltre a puntare sul recupero dei settemila metri quadrati di mosaici usurati dal tempo e dai vandali, punta a sostituire sette ettari di asfalto (in pessimo stato e indegni del luogo) con nuova pavimentazione naturale, ad aumentare la superficie verde con spazi attrezzati per il fitness, aree per il relax e per lo studio. L’idea è di un Foro vivibile tutto il giorno e tutto l’anno e reso ben collegato alla città dalla nuova fermata della linea C.
Sul piano degli eventi agonistici, il materiale non manca. Ci sono gli Europei di calcio del 2032, c’è la candidatura della Federatletica per i Mondiali del 2029 o 2030 resa più credibile dai successi degli atleti azzurri e c’è – in un orizzonte ancora da definire – la possibilità che il Centrale una volta coperto possa ospitare i match della nuova Nba europea che considera Roma come parte imprescindibile del progetto e ha bisogno di un impianto all’altezza della situazione.

«Siamo custodi di un luogo straordinario e questa consapevolezza è il punto di partenza di ogni intervento che realizziamo al Foro Italico. Il progetto del nuovo sito degli Internazionali – spiega Marco Mezzaroma, presidente di Sport e Salute – conferma la nostra visione del Foro come monumento vivo, accessibile e capace di adattarsi alle varie esigenze, coniugando l’eccellenza dello sport e dei grandi eventi con la bellezza di Roma».
Il Foro è un luogo non solo tutelato per la sua bellezza ma anche ha anche bisogno di raccontare la sua storia. In questa direzione sono ormai quasi terminati i lavori nello straordinario (e pochissimo conosciuto) anello inferiore dello Stadio del Marmi, un tunnel circolare lungo oltre 500 metri che ospiterà un Museo dello Sport che dovrebbe essere dedicato, come del resto l’impianto, al grande Pietro Mennea. E in tempi brevi sarà aperto anche un collegamento diretto tra il Palazzo H del Coni e la tribunetta d’onore dei Marmi, nel suo genere unica in Italia.

«Ogni linea, ogni spazio, ogni scelta al Foro nasce dall’incontro tra luogo ed evento. Il luogo è storia, architettura, paesaggio, luce, bellezza – spiega l’amministratore delegato di Sport e Salute, Diego Nepi Molineris –. L’intervento al Foro è volutamente eterogeneo, che non si impone e non invade, ma dialoga. Che non forza, ma accompagna. Perché la vera innovazione non è rompere l’equilibrio, ma elevarlo».
Nelle scelte progettuali a breve e lungo termine c’è un elemento cruciale che si spera verrà sempre rispettato da chi gestisce l’area sportiva più bella del mondo: il Foro da quasi cent’anni è un luogo inclusivo, aperto a tutti giorno e notte. Quando ci si allenava, Pietro Mennea era felice di condividere il tartan (come del resto quello del «Paolo Rosi», il cui manto oggi è in condizioni preoccupanti) con bambini, amatori e master. Il Foro deve restare di tutti i cittadini romani.


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30 marzo 2026